Come i salmoni contribuiscono a rendere fiorenti gli ecosistemi

I nutrienti provenienti dalle carcasse di salmone possono alterare in modo sostanziale la crescita e la riproduzione delle specie vegetali nell’habitat circostante, causando persino la crescita di alcuni fiori più grandi e più abbondanti, hanno scoperto i ricercatori della Simon Fraser University. Il loro studio, pubblicato oggi sulla rivista Royal Society Open Science, è il primo a dimostrare un legame tra i salmoni e la crescita e la riproduzione delle piante costiere. Il lavoro estende le conoscenze precedenti su un isotopo dell’azoto che si trova in alcune piante e animali dell’ecosistema e che è stato generalmente attribuito ai nutrienti del salmone. Inoltre, fa luce su un quadro più ampio: l’impatto dei cambiamenti climatici sui fiumi e sui corsi d’acqua attraversati dai salmoni potrebbe contribuire a informare la pianificazione e la gestione degli ecosistemi. Durante uno studio sul campo durato tre anni, i ricercatori hanno aggiunto sperimentalmente carcasse di salmone rosa nell’estuario di un piccolo fiume nel territorio di Haíɫzaqv (Heiltsuk), sulla costa centrale della British Columbia. L’area è caratterizzata da un grande prato di erbe e fiori selvatici. “In seguito ai nostri esperimenti, abbiamo scoperto che alcune specie di fiori selvatici hanno fatto crescere foglie più grandi dove è stata depositata una carcassa di salmone e, in alcuni anni, alcune specie hanno anche hanno prodotto più semi“, spiega Allison Dennert, che ha guidato la ricerca, collaborando con i professori di biologia della SFU Elizabeth Elle e John Reynolds. Hanno esaminato l’impatto su quattro specie di fiori selvatici comuni, tra cui l’alga argentata, l’achillea, l’astro di Douglas.

I ricercatori hanno scoperto che l’aggiunta di carcasse di salmone ha portato a foglie più grandi, in particolare per l’achillea, e a una maggiore produzione di semi per l’achillea nel terzo anno. “Comprendere l’interconnessione tra gli ecosistemi è incredibilmente importante per capire come proteggerli”, spiega Dennert, che lavora anche con la Raincoast Conservation Foundation. “Attualmente, le terre e le acque sono gestite da giurisdizioni provinciali e federali separate. Dal punto di vista scientifico e gestionale, pensiamo alla terra e al mare come entità separate e non collegate. Questo lavoro rafforza l’idea che gli ecosistemi non esistono in modo isolato e che ciò che accade in uno può influenzare l’altro”.

 

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