The Last of Us, l’analisi del secondo episodio della serie Sky

2 settimane fa

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The Last of Us sta facendo molto discutere sia gli appassionati di serie tv che di videogiochi, sia per le sue qualità che per le differenze tra l’originale videoludico e la nuova versione televisiva. La seconda puntata ora rilasciata offre diversi spunti in proposito, ma sono tre gli argomenti principali di cui andremo a parlare nella nostra analisi.

Il seguente articolo contiene spoiler sul secondo episodio, analizzato cercando di mantenere i riferimenti del videogioco e facendo dei richiami comprensibili per chi ha già giocato l’opera originaria. Per chi, invece, fosse vergine dell’esperienza The Last of Us, andremo a snocciolare quelle aggiunte che hanno reso la narrativa della serie molto più fitta e completa di quanto fosse stato fatto nel 2013 su PlayStation 3 dal team di Naughty Dog.
Va da sé che saranno presenti spoiler sia sulla puntata che sul relativo segmento del videogioco, ma non ci saranno spoiler su quanto accade in seguito.

L’intro: l’origine dell’infezione.

Il secondo episodio, esattamente come il primo, inizia con una lunga intro completamente inedita rispetto al videogioco originale, ambientata a Jakarta un paio di giorni prima dell’outbreak americano in cui Joel, Tommy e Sarah provano a scampare all’apocalisse.
Si tratta di un’aggiunta importante perché dà una visione globale della diffusione dell’infezione, della quale nel videogioco sappiamo molto poco, e un ritaglio di giornale ci informava che, probabilmente, aveva avuto origine in alcune piantagioni del Sud America. Sebbene l’infezione fungina derivi da coltivazioni infette che hanno prodotto cibo altrettanto infetto in entrambe le versioni, il cambio d’origine geografica del problema è scientificamente più accurato, dato che funghi infestanti come il cordyceps sono più diffusi estremo oriente, che storicamente è anche una zona da cui la proliferazione di epidemie è stata più comune.
E proprio come l’incipit del primo episodio, anche questo non dà speranza alcuna allo spettatore, affermando che una volta che lo scenario dell’infezione è innescato, non c’è scampo. La biologa specializzata a cui è richiesta una consulenza è fatalmente lapidaria: l’unico tentativo che si può fare per arginare il tutto è bombardare la città (con lei compresa, beninteso) prima che il problema si diffonda. Chi è nel circondario, in un modo o nell’altro, è condannato. Come lo è, con tutta probabilità, il mondo intero. A differenza di altri scenari da “apocalisse zombie” presenti in tanti altri film o serie tv, che lasciano un minimo di speranza nello spettatore, qui non c’è spazio per una soluzione. Questo rende Ellie ancora più speciale agli occhi di Marlene e Tess e avrà un significato importantissimo nella psicologia di Joel, più avanti.

Il “gameplay” della serie

Nella parte centrale dell’episodio vediamo come Druckmann e Mazin hanno effettivamente intenzione di adattare il gameplay del videogioco sullo schermo. Meno combattimenti, ma molto significativi, e interazione ambientale realistica, senza ricerca di scorciatoie, vie d’uscita, enigmi ambientali e così via. Iconico l’accenno alle sezioni subacque di questo genere di giochi, con Ellie che afferma di non saper nuotare. Ma anche le assi spostate, il “ponte” di fortuna tra i due palazzi, il combattimento al contempo circospetto e poi frenetico contro i clicker, all’interno di scenografie perfettamente ricostruite rispetto alle originali. Nonostante una quantità minore di elementi, il tutto risulta funzionale all’azione su schermo, mantenendo una tensione che si taglia con il coltello e una costante sensazione di pericolo.

Il sacrificio di Tess e l’introduzione del micelio

Anche la parte finale dell’episodio subisce qualche piccolo-grande cambiamento, che gira intorno a Tess ma anche a come l’infezione si diffonde. Come già accennato, nel momento in cui Tess realizza di essere al capolinea, ma che Ellie potrebbe essere il miracolo che l’umanità non attende neanche più, la risoluzione nei suoi occhi cambia: per lei non è più “merce” ma è il simbolo stesso della speranza, ed esorta Joel a farsene carico.
Quel che accade dopo è diverso e, per certi versi, ancor più drammatico che nel videogioco, dopo lei rimane asserragliata per dar tempo agli altri due di sfuggire dalla milizia, perendo subito dopo in uno scontro a fuoco a cui Joel ed Ellie più o meno si sottraggono, per finire poi in un tunnel denso di spore infettive. E qui, Joel si stupisce che la ragazza non abbia bisogno di una maschera antigas per filtrare l’aria, ulteriore prova del suo essere immune all’infezione. Nel serial questo non accade, perché (sebbene non venga negata l’eventuale presenza di spore) c’è un nuovo elemento in gioco, che qui viene esplicitato.
Nelle parole di Mazin e Druckmann stessi:

Uno dei cambiamenti che io e Neil abbiamo sentito di dover realizzare è stato il modo in cui l’infezione si espande. Abbiamo fatto un sacco di ricerche in proposito, a seguire di tutte quelle già fatte all’epoca da Naughty Dog. Abbiamo fatto caso a una cosa detta micelio, filamenti creati dai funghi. Nel videogioco, l’infezione si diffonde tramite morsi e saliva, ma si diffonde anche attraverso l’aria attraverso le spore. Una cosa che funziona bene all’interno di un videogioco [dove restano in zone localizzate], ma nella realtà le spore si diffondono massivamente ed è difficile credere che rimangano solo in certi punti [come nel gioco, in cui si indossano le maschere solo in zone chiuse ricche di spore, NDR].

Craig ha avuto questa idea che ho molto apprezzato di come i funghi lavorano, dato che a volte si tratta praticamente degli organismi più grandi che si possono trovare in una foresta. Si tratta di un singolo organismo che può comunicare a differenti parti di se stesso. Una cosa del tipo che se tocchi un viticcio qui, potresti risvegliare un’orda di infetti a un miglio di distanza, che ti verranno a cercare.

Che è esattamente quel che accade nella serie: un infetto terminato da Joel, tramite i viticci, avvisa gli altri “compagni” della presenza dei nostri, facendoli accorrere in massa.

Parliamo di qualcosa chiamato “wood wide web” (“rete legnosa allargata”). I funghi possono comunicare chimicamente lungo distanze assurde. Sono organismi degni di nota e, in questo caso, anche terrificanti.

Si tratta di uno di quei cambiamenti che abbiamo portato in atto dal videogioco alla serie, dove erano i militari a scoprire i nostri. Ma abbiamo pensato avrebbe avuto più senso e avrebbe avuto un impatto più drammatico e interessante così che come nel videogioco.

Nel serial Tess muore lanciando un accendino in una pozza di benzina, facendosi saltare insieme all’orda di infetti, non prima, però, che uno di questi la “baci” allungando i suoi miceli all’interno della bocca della riluttante ospite.

Insomma, anche nella seconda puntata vediamo un mix piuttosto riuscito di coerenza con l’originale ma anche di cambiamenti ragionati, che funzionano maggiormente nel nuovo media di riferimento.

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