Un valido progetto volto alla conservazione del gambero di fiume ha permesso di reintrodurre 1.538 di questi giovani esemplari. Il gambero di fiume è tornato quindi a ripopolare alcuni corsi d’acqua in Liguria e in Emilia-Romagna. In vent’anni la specie si è ridotta oltre il 70%.

Si tratta di una specie autoctona italiana, da anni minacciata dall’uomo e da specie aliene invasive. I giovani gamberi nati a luglio, sono stati rilasciati in corsi d’acqua adatti a loro. Del totale, 100 sono stati liberati a Fontanigorda (in provincia di Genova); 148 a Monchio delle Corti e 1.290 a Corniglio (in provincia di Parma). Il gambero di fiume è anche chiamato il gambero dalle zampe bianche. Esso vive in acque fresche e limpide, può raggiungere 12-13 cm fino a un peso 90 grammi.

 

Il gambero d’acqua dolce ha un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi acquatici, essendo in grado di influenzare la densità e la distribuzione degli altri organismi, attraverso il suo comportamento onnivoro e bioturbatore (rielabora terreni e sedimenti), oltre a rappresentare una fonte alimentare importante per pesci, uccelli e mammiferi. Questi crostacei costituiscono inoltre da sempre una risorsa alimentare importante per le economie locali di molti Paesi in tutto il mondo.

progetto Life Claw

 

 

Il rischio di estinzione e di declino di tale specie dipende da svariati fattori. Questi sono opere di drenaggio, trasformazioni di fiumi in canali, sbarramenti idrici e sprechi d’acqua per diversi usi settoriali. Inoltre, anche scarichi di acque calde per la produzione di energia elettrica, siccità, bracconaggio e molti altri impieghi. Il reinserimento di specie autoctone in natura potrebbe contribuire al ripristino dell’equilibrio degli ecosistemi dei fiumi italiani.