La continua deforestazione e i vari incendi stanno continuando a danneggiare l’Amazzonia, al punto che alcune aree potrebbero diventare impossibili da recuperare. Uno studio realizzato dall’Amazonian Network of Georeferenced Socio-environmental Information in collaborazione con le popolazioni indigene ha messo in mostra come gran parte della foresta rischia di essere andata per sempre.

Dei nove Paesi su cui si estende la foresta, solo le regioni che si trovano in Guyana francese e Suriname sono intatte per oltre il 50%, mentre in Brasile e Bolivia si concentra circa il 90% della devastazione.

L’emergenza che colpisce il polmone verde del pianeta è causata da diversi fattori, tra cui, in primis, la deforestazione che ha distrutto grandi aree della foresta. Nello studio si parla addirittura di trasformazione della foresta in una vera e propria savana. Ci sono poi gli incendi che continuano a devastare la foresta Amazzonica. Il mese di agosto di questo anno è stato quello con una maggiore frequenza di roghi appiccati.

Il governo brasiliano negli ultimi anni non ha impedito che il fenomeno della deforestazione rallentasse, anzi, la sua velocità è addirittura aumentata per lasciar spazio all’agricoltura, che rappresenta il motivo principale del taglio della vegetazione.

Esiste una correlazione diretta tra la distruzione della nostra casa e gli omicidi dei leader indigeni, i difensori dei nostri territori. Abbiamo confermato che il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni del bacino amazzonico è una soluzione urgente per salvaguardare l’80% dell’Amazzonia. Dobbiamo agire tutti insieme, e dobbiamo farlo prima del 2025.

José Gregorio Díaz Mirabal, coordinatore generale del Coica (The Coordinator of the Indigenous Organizations of the Amazon Basin)