Cip & Ciop Agenti Speciali, la recensione: noir a tinte miste e colorate

8 mesi fa

6 minuti

Cip & Ciop agenti speciali

Nell’iniziare questa recensione di Cip e Ciop Agenti Speciali trovo sia interessante sottolineare come uno degli aspetti più importanti di un film ovviamente multistrato, ma comunque a primo acchito avvicinabile a qualcosa di molto simile a un’operazione nostalgia / reinvenzione post-moderna di un prodotto anni ’80, sia invece quello di una riflessione molto interessante su cosa significhi oggi fare un film per teen e creare qualcosa di originale, ma allo stesso tempo legittimamente derivativo (una trappola tra fan service e cinema consapevole), dandosi  tra l’altro delle risposte non proprio concilianti e all’apparenza addirittura sovversive. All’apparenza. C’è comunque da dire che una mancanza in questo aspetto non è una conditio sine qua non per la riuscita del film.

Non dimentichiamo di essere di fronte ad un prodotto mainstream come un originale Disney Plus (a proposito, lo trovate disponibile in esclusiva sulla piattaforma dal 20 maggio 2022), anche se quando ci sono di mezzo quei ragazzacci di Lonely Island da qualche anno a questa parte tutto è possibile. Uno lo troviamo in cabina di regia, Akiva Schaffer, mentre l’altro, Andy Samberg, in quella di doppiaggio, accompagnato da star di prim’ordine come John Mulaney, Will Arnett, Eric Bana, Tress MacNeille, Seth Rogen, J. K. Simmons, Corey Burton e Keegan-Michael Key.

Un parterre de roi non da poco, a testimoniare come le cose siano state fatte consapevolmente in grande, da degli autori, tra gli altri Barry Schwartz, Dan Gregor e Doug Mand, che lavorano al film addirittura dal 2014 e che puntavano a creare qualcosa che la critica potesse avvicinare ad un nuovo Chi ha incastrato Roger Rabbit e non ad un triste nuovo tentativo alla Space Jam: New Legends.

Basta farsi un giro sul web per capire se ci siano riusciti o meno.

 

Nuove facce, vecchie strade

Basandosi sull’idea metacinematografica di un ipotetico ennesimo reboot di cui nessuno sente, come spesso capita, la necessità, Cip e Ciop Agenti Speciali ci riporta indietro nel tempo per mostrarci la genesi della serie omonima da cui, di fatto, comunque trae spunto, partendo dall’incontro tra i due protagonisti, presentati come un aspirante duo comico alla ricerca di fortune in terra hollywoodiana, fino alla rievocazione degli ambienti del Disney Afternoon e arrivando alla spiegazione dell’improvvisa cancellazione della serie animata, creata (nella realtà, tra il 1989 e 1990) da Tad Stones e Alan Zaslove, mostrandoci un’improvvisa crisi di coppia tra i due scoiattolini.

Arriviamo così ad una triste attualità che vede un solitario Cip lavorare come un agente assicurativo pluripremiato impiegato del mese (e come sorprendersi di ciò) e un Ciop post operazione (che lo ha visto passare da una dimensione in 2D ad una a 3D) affannarsi, insieme ad altre star dell’animazione in decadenza, per far fruttare quel poco di notorietà che gli è rimasta.

I due non si vedono più o meno da 30 anni, ma una telefonata di un amico in comune cambia tutto.

Cip & Ciop agenti speciali

Si tratta del buon Monterey Jack, co-star degli scoiattoli ai tempi della serie animata, il quale, indebitato fino all’osso con una gang che terrorizza Tinseltown, rapendo vecchie glorie dei cartoni animati per “tarocchizzarli” e così farli recitare in riedizioni non ufficiali dei classici di cui si resero protagonisti, non ha altra scelta che chiedere loro aiuto.

Ovviamente la chiamata arriverà troppo tardi per il destino del topolone, il cui salvataggio diventerà il motivo per il quale il duo sarà gioco forza costretto a tornare insieme, mettendo da parte vecchie ruggini e tuffandosi a pesce nel più classico degli oceani dei ricordi, lungo il quale si ritroveranno a far luce su verità sempre più scomode dietro il funzionamento dell’attuale star system.

E il reboot è bello che servito, il resto della trama potete intuirla da soli.

Ribellione controllata

La contaminazione è sempre stata il pane quotidiano del gruppo comico dietro al film, che all’epoca della loro collaborazione con il Saturday Night Live basava le proprie trovate sull’unione di commedia e musica, allineando la loro poetica a linguaggi differenti. Una tendenza che riscontriamo anche in questo caso e che ci fa capire il motivo dietro il loro ingaggio.

C’è in effetti molta della comicità tipica del gruppo, il quale si prende più di una libertà dalla tradizione di Cip e Ciop e dal gigante di Burbank in generale, inserendo nel film delle bombe (almeno apparenti) non indifferenti, presentando per esempio la strada principale di Disneyland come un covo di truffatori e doppiogiochisti e lasciandosi andare a decisioni anche moralmente discutibili per quanto oggettivamente molto azzeccate, come quella del personaggio di Sweet Pete come villain. Egli non è solo è “la versione invecchiata del ragazzo che non voleva crescere”, infatti il suo triste destino nella pellicola non può non far pensare anche a quello di colui che gli prestò la voce nel classico del 1953, l’emblema della baby star finita in disgrazia.

Materia nera nera per un film per piccini, no? Ecco a cosa mi riferivo quando parlavo di risposte inquietanti.

Cip & Ciop agenti speciali

Se gli interrogativi che si pone la pellicola sono quelli riguardanti le caratteristiche attuali di un film d’intrattenimento che possa unire grandi e piccini, piegando il contenuto esatto per tale scopo ad una reinvenzione autoriale, il risultato è in un film contradditorio, eticamente ambiguo, non filologicamente corretto, dalle basi tradizionali, ma dalle derive molto più estreme (c’è il noir anche qua come il capolavoro di Zemeckis, ma guardate dove arriva), ma mai dalla natura realmente sovversiva.

Si parla di crossover, pirateria, morte creativa degli studios, in qualche modo anche di assenza di futuro (il finale in questo senso è la cosa che più terrorizzante), ma non si denuncia mai realmente.

Forse perché in realtà un raggio di luce c’è e si tratta dei risultati della riflessione sulla parte formale del film, sulle derive dell’animazione e sulle sue nuove possibilità. Un aspetto in cui traspare una passione reale per la materia e nel quale vengono mischiate tecniche come il disegno a matita, il bianco e nero, le marionette, CGI, animazione con la plastilina, il cell-shading e così via. Una costellazione di opportunità che nel suo progressivo farsi prendere la mano sfocia a volte nel tributo più che nella sperimentazione.

Per chiudere, Cip e Ciop Agenti Speciali è un titolo complesso, che ha nella sua struttura la capacità di spaziare su tanti argomenti, proponendo una reinvenzione molto interessante dal punto di vista autoriale del genere a tecnica mista e che si pone degli interrogativi su cui sarà bene riflettere. Ma è anche l’ennesima prova della forza della Disney. Alla fine della fiera non può non trasparire infatti come tutte queste critiche, anche pesanti se vogliamo, siano in realtà controllate da una consapevolezza che infine le normalizza, rendendole parte integrante di una struttura che non sembra assolutamente voler cambiare.

Cip e Ciop Agenti Speciali è disponibile su Disney Plus dal 20 maggio 2022.

70
Cip & Ciop Agenti Speciali
Recensione di Jacopo Fioretti Raponi

Cip e Ciop Agenti Speciali è il nuovo originale Disney Plus a tecnica mista disponibile su piattaforma. Dietro il progetto, in lavorazione dal 2014, ci sono due delle menti dei Lonely Island e la loro esperienza riguardo la coesistenza e la contaminazione reciproca di registri linguistici differenti si fa molto sentire, in un un film che su questo basa la sua riuscita. Il comparto formale è straordinario, così come il cast di doppiatori, motivo per il quale consigliamo una volta di più la visione in lingua. Se le basi di partenza possono ricordare il capolavoro di Zemeckis del 1988, è interessante osservare come le derive della pellicola siano molto più estreme e, in qualche modo originali, così da raggiungere un'emancipazione sostanziale e poter dare delle risposte più attuali alla gestione della nostalgia, del fan service e della morte della creatività degli studios. Un aspetto, quest'ultimo, che però perde il suo mordente quando si sottomette alla consapevolezza strabordante della Disney, sempre più gigante imperante di un'industria in una condizione a tratti soffocante.

ME GUSTA
  • Tutto il lavoro sulla tecnica mista è fenomenale.
  • Le risposte a delle riflessioni importanti dal punto di vista cinematografico sono molto interessanti.
  • L'uso molto intelligente dell'idea meta del reboot.
  • Intrattenimento assicurato.
  • Il duo protagonista è reinventato molto bene.
FAIL
  • La trama è piuttosto prevedibile e la sceneggiatura si va appiattendo molto verso il finale.
  • Per quanto all'apparenza possa sembrare, non è un film per fanatici della serie omonima da cui prende il nome.
  • Ciò che di sovversivo sempre contenere, alla fine della fiera è solo un'amichevole autobacchettata sulle dita.
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