Stranger Things 4, la recensione del volume 1: la stagione più cupa e matura è un omaggio all’horror

1 mese fa

13 minuti

Una delle serie TV evento dell’anno, nonché cavallo vincente della scuderia Netflix, sta tornando con la sua attesissima quarta stagione. Indubbiamente stiamo parlando di Stranger Things e in questa recensione del volume 1 di Stranger Things 4 andremo a vedere perché questa nuova stagione è, molto probabilmente, la migliore che abbiate mai visto della serie TV creata dai Duffer Brothers.

Arriva su Netflix il primo volume il 27 Maggio e, come sicuramente già saprete, è composto da ben 7 episodi. I primi 6 episodi sono caratterizzati da un’ora e un quarto di minutaggio. Il settimo? Ben un’ora e quaranta di episodio. Ma non spaventatevi! Vi assicuro che a stento vi renderete conto dello scorrere del tempo.

Il secondo volume, invece, composto dall’ottavo e nono episodio, arriverà sulla piattaforma dal 1 Luglio e segnerà l’inevitabile passo che ci condurrà alla fine di tutto; perché si, questa quarta stagione è la penultima. Ed, in fondo, anche meno male!

Allungare il brodo non fa mai bene, soprattutto con progetti così “pericolosi” come quello dei Duffer Brothers, per quanto poi questa nuova stagione vada ben oltre ogni aspettativa e l’incredibile budget di 30milioni ad episodio è stato più che sfruttato egregiamente. Ciò non toglie che già l’attesa di questo nuovo capitolo, non è stata qualcosa facile da gestire, per quanto poi l’aver dedicato qualche tempo in più alla realizzazione della serie si sia mostrato, per forze di cose, salvifico, permettendo di fare un lavoro di fino molto preciso e dettagliato. Nulla, davvero nulla, viene lasciato al caso.

Partiamo comunque dal presupposto che la pandemia ha dato non poche gatte da pelare un po’ a tutti quanti, in modo particolare a serie TV, proprio come Stranger Things, la cui produzione si era aperta di lì a poco. Sono passati tre anni dagli eventi di Stranger Things 3, eppure la percezione è che sia passato molto ma molto di più.

La realtà è una e molto semplice: stanchezza. Prodotti tirati per lunghe più per il successo che per esigenze di trama, portano ad un’inevitabile saturazione del mercato e, di conseguenza, perdita di entusiasmo da parte del pubblico. I continui rimandi non aiutano di certo questo processo ma, anzi, lo accentuano ancora di più. Perciò se vi siete ritrovati ad arrivare fino a questo punto senza un briciolo di entusiasmo nei confronti di Stranger Things 4, sappiate che è normalissimo.

Del resto, analizziamo brevemente le stagioni precedenti: la prima stagione è stata per forza di cose un successo inaspettato perché, nel mentre il cinema si arrovellava il cervello per sfornare quanti più reboot anni ’80 possibili cavalcando l’onda della nostalgia, i Duffer Brothers hanno realizzato un vero e proprio tripudio alla nostalgia con tutti quegli elementi tipici della nerd e pop culture ma con una storia propria e originale.

Il tutto comincia con una partita di D&D di quattro giovanissimi amici: Mike, Dustin, Lucas e Will. Quella che sembra essere una tanto avvincente quanto innocua campagna di ruolo, si trasforma ben presto in un incubo ad occhi aperti tra due dimensioni, esperimenti governativi e una strana ragazzina dai poteri psichici che risponde non ad un nome ma ad un numero: Eleven.

In questa cornice mettiamoci i magici anni ’80, easter egg a dare contesto e tutti quegli elementi che ci porteranno dritti dritti indietro nel tempo con una storia semplice ma che ha saputo essere incredibilmente efficace, a tal punto che, come ben sappiamo, il successo della serie l’ha inalzata a vero e proprio fenomeno di massa.

Pensavate che fosse programmato? Ovvio che no. Parliamoci chiaro: per quanto The Big Bang Theory abbia sicuramente sdoganato la figura del nerd, i Duffer rappresentano il perfetto stereotipo del weird troppo innamorato del passato. Il rischio di successo di Stranger Things, era decisamente più basso dell’insuccesso. Ma, a volte, “basta solo” avere l’idea giusta al momento giusto.

Non a caso la seconda stagione della serie TV, quella sicuramente più debole di tutte, e arrivata con nemmeno un anno di distanza dalla prima, ha mostrato le prime crepe. Realizzata esclusivamente per cavalcare il successo del momento, la seconda stagione lasciava tutto al caso, inserendo storyline che non sono mai più state riprese. Ritmo lento e ridondante.

Il tiro è stato palesemente sistemato nella terza stagione, compresi gli errori grossolani della seconda, dovuti soprattutto alla fretta. Nella terza stagione di Stranger Things, si è dato molta importanza all’introduzione dei nuovi personaggi, alle dinamiche di gruppo e crescita dei personaggi, nonché allo sviluppo della storia. Inoltre, la serie sembrava palesemente andare più verso una deriva anni ’90, piuttosto che continuare sulla scia dei brillanti anni ’80, e lo si poteva notare anche dal tono più cupo e maturo. Tono che viene palesemente mantenuto in questa quarta stagione, amplificandolo ancora di più e andando a toccare corde molto più dark e di palese ispirazione orrorifica.

Se la prima stagione poteva essere associata ad un film come Goonies, questa quarta stagione di Stranger Things prende sicuramente a piene mani da un grande cult horror degli anni ’80: Nightmare on Elm Street.

E questo è un bene. Un enorme bene. Non solo Stranger Things 4 vi si mostrerà immediatamente come un prodotto molto più maturo, studiato, approfondito e dal gusto squisitamente dark – concedendosi qualche suggestione horrror/splatter decisamente inaspettata – ma anche come una stagione dalla quale è letteralmente impossibile staccarsi. Si, nonostante la lunghezza degli episodi molto generosa.

Bentornati ad Hawkins : una storia che si ripete

Continuiamo con questa questa recensione del volume 1 di Stranger Things 4 dal punto dove tutto è cominciato e tutto finirà: Hawkins. La nostra storia nasce da qui, ci riporta qui e, inevitabilmente, finirà qui. Sebbene bisogna tenere di conto che i nostri protagonisti sono un po’ dislocati. Non solo la California e Hawkins, ma altri due luoghi saranno i protagonisti di questa quarta stagione che, come volevasi dimostrare, non rinuncia affatto al suo simbolismo.

Vi dirò di più, preparatevi a fare anche qualche bel viaggio nel tempo e, soprattutto, a muovervi nel mondo dei sogni e del perturbante. Non tutto quello che appare sarà realmente realtà (pardon il gioco di parole) ma, proprio come era capace di fare il temibile Freddy Krueger, quello che può accadervi nella sfera onirica, avrà delle conseguenze anche nel mondo reale; e no, vi assicuro che non sarà affatto piacevole.

Qualcosa ad Hawkins sembra essere tornato o, forse, non se n’è mai andato. Un senso di vuoto, lutto e paura sembra continuare ad avvolgere la città, per quanto in un modo o nell’altro la vita vada avanti, facendo i conti ogni giorno con il senso di vuoto, perdita e colpa.

Nell’ombra, però, c’è ancora qualcosa; o forse, quel qualcosa non è mai andato via ed ora, proprio come un parassita nascosto e pronto ad attaccare, si nutre di quelle angosce, di quelle tensioni e drammi che affliggono l’animo degli abitanti più giovani di Hawkins, seminando dietro di sé una scia di sangue, morte e pericolo.

Questo mette in atto una vera e propria reazione a catena tra la popolazione di Hawkins che, per la prima volta, cerca di avere un po’ di spazio in più nella narrazione. Bisogna trovare il mostro. Trovarlo una volta per tutte. Ma storie di questo tipo ci insegnano che la società non è mai interessata davvero a trovare il vero mostro. Basta che il mostro sia uno, al di là se poi la realtà sia quella oppure no.

Paranoia, rabbia e frustrazione sono altri tre sentimenti molto importanti all’interno di questa quarta stagione che, se vogliamo, potremmo quasi definirla come una lunga discese nelle tenebre dell’animo umano.

Discesa, figurativa e non, che coinvolge anche i nostri protagonisti che, per la prima volta, devono dividersi se vogliono davvero riuscire a mettere una volta per tutte la parola fine a questa storia. Devono confrontarsi con se stessi, i loro demoni e fantasmi del passato, le loro colpe e insicurezze, ancora una volta compiendo un percorso che sembra essere molto più grande di loro.

Benvenuti nel Sottosopra, tra incubi e orrore, per una stagione più adulta e matura

Stranger Things 4

Così come Hawkins è indubbiamente il centro di Stranger Things, il Sottosopra svolge lo stesso medesimo ruolo. Ancora una volta, sembra proprio che le azioni del mondo di gioco, quindi di D&D, siano l’agente scatenante per la “nuova minaccia” che incombe in questa stagione. Ma il male è un seme che germoglia lentamente ed è ben radicato nel terreno, avvelenando tutto ciò che tocca e facendo crescere il suo potere nel tempo con tenacia e pazienza.

La cosa davvero interessante è l’utilizzo del genere che viene fatto. Prima ancora di andare a parlare della cura maniacale a livello scenografico per tutti i dettagli inseriti in questa stagione, andiamo a parlare con la recensione del volume 1 di Stranger Things 4 della costruzione della narrazione, intreccio e plot twist.

Lungi da me farvi spoiler, non è decisamente questo che troverete nelle mie parole. Vorrei però soffermarmi sulla crescita artistica e professionale dei “nostri” Duffer Brothers, che sfruttando la pandemia e imparando dalla lezione precedente, hanno deciso di non lasciare nulla al caso ma cominciare a far venire al pettine alcuni nodi, regalandoci un “inizio della fine” maturo, controverso e incredibilmente adulto.

Del resto, così come crescono gli attori, anche i loro personaggi devono evolversi e le sfide che dovranno affrontare. Ovvio che un pizzico di ironia ci sia sempre, senza sacrificare tutto al dio della drammaticità, ma vi basterà un primo sguardo al pilot per capire che questa stagione sarà completamente differente da tutto ciò che avete già visto su Stranger Things e, proprio per questo, vi sorprenderà!

Stranger Things 4

Il lavoro di intreccio creato dai due fratelli statunitensi è davvero sorprendente. Nonostante la durata degli episodi, ogni tassello va esattamente dove dovrebbe andare e per quanto potrà sembrarvi magari ostico, a livello di percezione, la durata di ogni singolo episodio, quello che rimane alla fine è che ogni minuto è stato sfruttato alla perfezione. Si, anche nell’ultimo episodio di questo primo volume.

Lodevole, inoltre, come la conclusione di questa prima parte non sia il classifico cliffhanger che lascia con il fiato sospeso, l’amaro in bocca e la sensazione di vuoto. Fermo restando che il 1 Luglio è più vicino di quanto possiamo credere, la rivelazione finale sa trovare perfettamente il suo bilanciamento tra effetto shock e momenti di digestione di tutte le informazioni ricevute in questo momento. E non sono poche.

La storia vive in questo modo di un ritmo naturale che cattura e coinvolge dall’inizio alla fine, sicuramente aiutato anche dallo spostare l’azione da un posto all’altro, sfruttando al massimo la coralità della serie TV, senza però diventare caotico e confusionario.

Merito dovuto anche alla grande interazione tra gli attori. Mai come in questa stagione, la complicità tra il cast e la coralità su cui si basa la stagione, è stata più fondamentale che mai. Le relazioni tra personaggi diventano ancora più importanti, così come quel sentore di crescita ed ansia di potersi perdere da un momento all’altro.

Gli obiettivi cambiano con il liceo, così come anche le amicizie o le priorità e non è facile gestire tutto questo, soprattutto quando la fine del mondo sembra essere nuovamente vicina. A differenza, però, delle stagioni precedenti, non c’è mai la sensazione del cannibalizzarsi a vicenda. Eleven, ancora una volta, è quella che trova spazio maggiore, ma per motivi di trama che poi scoprirete, per il resto invece ognuno ha il giusto spazio, e verranno fuori anche alcune storie sulle quali credevamo di aver messo una pietra sopra.

Stranger Things 4

Il cambiamento estetico degli attori un po’ si nota e, di tanto intanto, rende leggermente inverosimili alcune piccole scene. Ma siamo veramente a cercare il pelo nell’uovo. Quasi un dettaglio insignificante, che probabilmente avrà avuto più peso in fase decisionale di chiusura della serie, rispetto alla mole di lavoro svolta per questo nuovo capitolo.

La maturità di questa stagione, e quindi il suo tono più cupo e dark, ha una duplice valenza. Il genere, appunto, viene utilizzato per approfondire e sviscerare lo stato d’animo dei personaggi. Tenebra e angoscia sono sicuramente gli elementi fondamentali di questa stagione, poco da dire. Chi in un modo e chi nell’altro, sembrano quasi venir avvelenati da questo male che, in parole molto povere, si chiama crescita. Ma questo non è solo metafora. Le atmosfere horror le possiamo davvero vedere con i nostri occhi.

Un coraggio inaspettato. Un salto nel vuoto che potrebbe costare caro ma che, in fondo, nel complesso funziona. Ovvio che non parliamo di grandi scene splatter o stati tensione e suspense intollerabili, ma l’immaginario è decisamente quello di Craven/Carpenter.

I colori sono più scuri. Le creature sono più terrificanti. Ed anche la morte ha un sapore decisamente diverso: efferata, brutale e violenta. Nulla viene nascosto, tutto viene mostrato.

Il sangue è comunque un elemento ricorrente in diversi episodi e, in alcuni punti, qualcuno si sarà particolarmente divertito con il prostetico. Ed anche la realizzazione del villain è molto interessante, non solo nella presenza scenica (omaggio un po’ all’immaginario vampiresco un Coppoliano) ma anche nella sua caratterizzazione. Il primo con il quale i protagonisti hanno modo di interagire veramente, discendere nella sua origine e aver modo di collegare i pezzi di un puzzle che, in un certo senso, è stato sempre di fronte a loro. Non vado oltre però su questo personaggio, ne parleremo meglio con la recensione del volume 2.

Verso la fine del viaggio?

Stranger Things 4

In conclusione di questa recensione del volume 1 di Stranger Things 4, possiamo confermare il nostro entusiasmo che si è acceso durante la visione di questi nuovi episodi. Un crescendo continuo che non ha mai lasciato questo corpo e che, anzi, ha riacceso interesse verso un prodotto che, per quanto riguarda la sottoscritta, aveva perso un po’ di quella sua magia iniziale.

Forse, anche i Duffer Brothers, avevano capito che la loro creatura, arrivata agli atti finale, doveva procedere verso una svolta, essere svecchiata e dare al pubblico qualcosa di nuovo. Qualcosa di epico. Qualcosa di difficile da dimenticare. E lo hanno fatto non solo nella cura della storia, della narrazione ed evoluzione dei personaggi, regalandoci alcune rivelazioni degne di grandi momenti di shock (magari qualcuna anche un po’ scontatina, ma dalla bella realizzazione scenica), ma andandosi a riflettere anche sulle meravigliosi scenografie e su un Sottosopra che gioca con alcuni degli archetipi tipici dell’horror. Come dicevamo prima, il budget c’è ed è stato speso nel migliore dei modi.

Stranger Things 4

Ed anche a livello di immaginario, forse più su tutto, questa quarta stagione di Stranger Things si mostra essere la migliore in assoluto.

Nella sua essenza fantastica, fatta di paradossi, immaginari che prendo in prestito da grandi autori del fantasy, fantascienza e gotico, il volume 1 di Stranger Things 4 è sempre coerente e fedele a se stesso, riuscendo sempre a tenere alta la sospensione della realtà e rendere plausibili, realistici, i mondi che ci vengono mostrati. Un inizio di fine del viaggio che alza nuovamente l’entusiasmo, il desiderio di scoperta e la voglia di perdersi, ancora una volta, in questo mondo incredibile.

Stranger Things 4 – Volume 1 vi aspetta su Netflix dal 27 Maggio

 

 

80
Stranger Things 4
Recensione di Gabriella Giliberti

Il primo volume di Stranger Things 4 toglie ogni dubbi: l'estro c'è ed è stato usato nel migliore dei modi. Una prima parte di quarta stagione realizzata alla perfezione, matura e dark e con atmosfere horror che sanno sorprendere e, di tanto in tanto, concedere brividi lungo la schiena. La coralità su cui si concentra l'azione, e le più location in cui si snocciola il racconto, rende questa stagione la più dinamica, coinvolgente e sorprendente, anche per le scelte narrative che vengono adoperate (mai casuali) e l'aver cominciato a lavorare sul tirare le fila di questo bellissimo viaggio cominciato nel 2016.

ME GUSTA
  • L'atmosfera della serie tipicamente horror da a questa stagione un gusto completamente nuovo, cupo e maturo, prendendosi un rischio per nulla di poco conto
  • La coralità del cast funziona alla perfezione in questa prima fase, concentrandosi soprattutto sul dinamismo azione-conseguenza
  • Scenografia, ambientazione, effetti speciali. L'enorme investimento alla base di questa stagione si vede tutto ed è incredibile.
  • Il continuo ampliamento della lore di Stranger Things non smette mai di stupire
  • Ottima costruzione della narrazione, episodio dopo episodio. Il rischio di annoiarsi è davvero molto basso e tutto è estremamente coerente.
  • Motivati anche da alcune nuove ed incredibili new entry, il cast è sempre ottimamente sul pezzo, mostrandosi di anno in anno più preparato e coinvolgente.
FAIL
  • La lunghezza degli episodi potrebbe sembrare un po' ostica per qualcuno e forse leggermente dispersiva
  • La storia tende ad essere leggermente ripetitiva con la trama originale della prima stagione, pur facendo le dovute differenze
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