The Batman, la recensione: l’oscura e sublime “sonata” del Vigilante di Gotham secondo Matt Reeves

recensione The Batman

Non credevo che l’Ave Maria di Schubert potesse aprire un giorno un film su uno dei più iconici supereroi del mondo, donandoci una visione così evocativa ed oscura, carica di dolore, sofferenza e… vendetta.

Scrivendo questa recensione di The Batman è anche difficile non essere nuovamente preda di quegli echi lontani che pizzicano le corde più oscure dell’animo, sentendosi immediatamente legati (emozionalmente parlando) ad un mondo che, forse, non è troppo diverso dal nostro.

Un canto angelicato risuona fin sotto le fondamenta di una città corrotta, marcia. Una bocca dell’inferno pulsante da cui ne emergono solo creature notturne, pronte ad infettare, infangare, corrompere una popolazione annientata da sé stessa. Ma tra questi c’è qualcuno che si aggira nell’ombra. Un essere la cui stessa essenza sembra essere fatta di tenebra. Silenzioso. Nascosto tra la folla. Vigile. Ascolta, protegge, attacca. Libera la sua sete di rabbia, quell’impulso naturale alla giustizia – ma dal gusto della vendetta – che lascia fondere le sfumare e note di una delle composizioni più belle al mondo, con uno dei temi più iconici della storia del cinema ispirato ai volti iconici del mondo fumettistico.

Ecco, ed è con questa immagine che mi sembrava più che opportuno cominciare questo nostro viaggio all’interno del The Batman di Matt Reeves.

Una pellicola così viscerale, così potente, che ti scorre sotto pelle come un serpente. Ti incanta e ti ammalia, ma al tempo stesso ti turba, quasi come se ti sentissi tu stesso contaminato da quello stesso germe di corruzione diventato il fulcro della Gotham dipinta da Reeves.

La musica di Michael Giacchino è anima impetuosa di questo sontuoso lavoro di grande tecnica, grande maestria ed uso del linguaggio cinematografico, nonché profondo amore e rispetto per l’opera madre da cui trae ispirazione, dove si estende l’impetuosa Gotham che, finalmente, torna sul grande schermo come grande protagonista del film.

Possiamo parlare di capolavoro con questo The Batman?

É difficile, davvero difficile “scomodare” parole del genere. Il rischio è sempre quello di cascare nella trappola dell’estremismo. Sicuramente Matt Reeves e il suo oscuro figlio si avvicinano moltissimo a questa definizione. La vera arma vincente di The Batman è l’aver saputo coniugare fin dalle fondamenta, grazie a Reeves stesso e Peter Craig, il perfetto bilanciamento tra cinema d’autore – riprendendo, quindi, il lavoro fatto da registi dalla caratura di Tim Burton che oltre a riportare su schermo la propria visione di un personaggio fumettistico, sapevano far emergere in tutto tondo la propria cifra stilistica cosa, invece, persa nella maggior parte dei cinecomic un po’ troppo fatti con lo stampino –  e cinema mainstream.

L’essenza più pop insita nel genere cinecomic (così come viene inteso dal 2008 ad oggi) che attira col proprio linguaggio un pubblico più variegato, più giovane e meno attento a finezze, per così dire, cinefile.

recensione The Batman

Matt Reeves trova quella che potrebbe essere definita la “formula magica”, creando un precedente fondamentale per questo genere di pellicola. Un cinecomic che ha tanto, davvero tanto da raccontare. Non si blocca alla superficie ma approfondisce, sviscera, tira fuori personaggi conosciuti ma gli da un’altra dimensione, più giovane ma anche più tormentata, più in bilico, meno razionale ma mossi da puro istinto, pulsione, sentimento. Il tutto con un ritmo che alterna perfettamente momenti di immenso dinamismo e sequenze adrenaliniche, come per esempio il magistrale inseguimento tra Batman e Pinguino che segna subito l’instant cult, con scene di introspezione maggiore, riflessione e dialogo, senza mai assumere una connotazione didascalica o pedante o morale.

Il tutto arriva al momento giusto. Ed anche quando il film pecca, effettivamente, in un cambio tono sull’epilogo un po’ estraniante, sa comunque come trovare la giusta armonia. Ecco, perché, per quanto quei 176 minuti possano spaventare, il The Batman di Matt Reeves è perfetto lungo TUTTO il suo minutaggio: né un minuto in più, né un minuto in meno.

Non metto in dubbio che si potesse limare qualcosa, ma tagliare abbondantemente minuti preziosi di questo film, non ci avrebbe permesso di godere appieno di quelle sfumature, quei risvolti, quei passaggi fondamentali per l’economia stessa narrativa della pellicola. Non ci avrebbe permesso di comprendere appieno quello che, a tutti gli effetti, segna un precedente importantissimo in questo genere.

Andiamo però ad esplorare meglio questa recensione di The Batman, ricordandovi che sarà in sala il 3 Marzo, senza però scivolare in spoiler (come sempre, del resto).

31 Ottobre, Anno 2, la storia di The Batman comincia

recensione The Batman

Matt Reeves, con la storia di The Batman, fa quello che raramente è stato fatto; anzi, parliamoci chiaro, nessuno ha mai davvero fatto: partire quasi dall’inizio e farlo con quello che è il genere pulsante di questo personaggio, ovvero la detective story.

In questo senso The Batman è puramente una detective story. Una noir dall’incerto contesto temporale. Si, perché se da un lato abbiamo evidenti riferimenti al nostro tempo, come i modelli attuali di iPhone o l’uso di parole come social, follower e community; al tempo stesso, sembra quasi di essere in bilico tra gli anni ’40 e gli anni ’50.

Ci si muove lentamente tra le ombra della città, osservando con lo sguardo del Vigilante di Gotham nascosto tra i passanti della notte più mistica dell’anno: Halloween. Ed, infatti è esattamente con questa soggettiva che si apre la pellicola, quasi come se ci trovassimo all’interno di un videogioco.

La voce narrante di Batman che, annotando sensazioni, avvenimenti e pensieri sul suo diario (per la prima volta introdotto al cinema) ci mostra un purgatorio d’anime dannate destinato a diventare sempre di più un vero e proprio inferno dominato da demoni. I suoi passi sono pesanti, rimbombano nel nostro petto, così come i suoi pugni.

Il movimento che compiono quelle braccia è interessante, perché è facile sentire la pesantezza e la potenza di un pugno che è molto più di questo. È il peso di una condanna, di un tormento, di un disturbo alla base di questo giovane Batman che combatte con i suoi demoni interiori, fantasmi del passato e l’ombra di un’eredità di cui, ancora, non comprende perfettamente le sfumature meno “felici”.

È bene ricordare, ancora una volta, anche la furbizia di Matt Reeves nel sapere mescolare influenze di medium differenti all’interno del linguaggio filmico di questa pellicola.

Guardando i trailer, abbiamo dipinto per mesi The Batman come uno dei film più realistici mai fatti sull’uomo pipistrello; la realtà è che questa pellicola è un vero e proprio tributo alla pop culture. Ha un’anima estremamente fumettosa, forse risultando addirittura una delle pellicole più fedeli all’essenza fumettistica di Batman, e un modo di raccontare capace di arrivare ad un pubblico veramente vasto, molto più di quanto ci si potrebbe davvero aspettare da un film di questo tipo.

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E lo vediamo anche nell’uso dell’incredibile scenografia, tanto negli esterni quanto nei dettagliati interni, con la pioggia incessante un po’ in bilico tra Il Corvo e Blade Runner, che ben si sposa e amalgama con la fotografia di Graig Fraser che esalta la fumosa oscurità velenosa di Gotham. Perfino nelle scene di buio pesto, c’è un bilanciamento tale che lo spettatore non è mai spaesato, riesce a seguire gli avvenimenti senza mai perdere quella sensazione di inquietudine e, a tratti, quasi paura.

In questo senso, Matt Reeves prende molto in prestito da Burton, sia per il gotico che per il tipo di suggestioni scenografiche; però Reeves è molto più marcio, è molto più violento nel realizzare la sensazione di corruzione, di malvagità insita all’interno di Gotham.

Scenario di indicibili orrori e dove anche il più onesto degli uomini, in realtà, nasconde una… doppia faccia.

Ed, in questo senso, Reeves porta avanti quel lavoro di decostruzione della famiglia Wayne già meravigliosamente cominciato da Todd Phillips con il suo Joker.

Il privilegio che viene scardinato dalle fondamenta e che diventa pretesto per gli orrori perpetuati dal misterioso Enigmista (Paul Dano), una specie di Zodiac finchiano che gioca Batman attraverso una serie di indovinali dal sottotesto sempre più penoso e raccapricciante.

Qual è il reale disegno dell’Enigmista? La sua purga di liberazione dal male di Gotham da cosa, davvero, inizia? E, domanda fondamentale, siamo davvero che il vero mostro sia davvero lui?

In questo scenario un giovane Detective Gordon (Jeffrey Wright), si muove quasi da spalla di un Batman più rabbioso e meno ponderato, furioso e che agisce nel nome della giustizia ma il suo grido disperato ha le note della vendetta. Un Batman che striscia nell’ombra diventando la paura più temibile di qualsiasi piccolo o grande criminale di Gotham.

Non ancora l’eroe di questa città, visto come una figura ambigua non particolarmente amato dalla polizia, Batman assieme a Gordon provano a sbrogliare l’intricata matassa tessuta perfettamente dalla follia dell’Enigmista, provando ad entrare nella sua mente, e a raccoglie tutti i pezzi del puzzle prima che sia troppo tardi.

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Un po’ Se7en ed un po’ Zodiac, è incredibile quanto di David Fincher ci sia in questo film, usato come modello di tessitura per il genere thriller.

E devo dire che questa combinazione funziona particolarmente bene, non facendo altro che aumentare quel senso di novità e innovazione alla base del film.

Reeves non si limita a fare un compito ben fatto, anche perché non è questo che ci saremmo mai aspettati da lui soprattutto dopo il confezionamento della trilogia de Il Pianeta delle Scimmie (che, guarda un po’, condivide con lo stesso Burton ma che, a differenza di quest’ultimo, è riuscito a capire molto di più), oppure a “checkare” i punti di una to do list.

Matt Reeves assorbe l’essenza di The Batman, la sintetizza e la restituisce al suo genere madre; non a caso il film riprende moltissimo il mood de Il Lungo Halloween, sebbene ne differisca poi nella trama principale. Portando sul grande schermo una storia dai molteplici significati, dall’infinite citazioni e dall’elevatissima caratura registica, ma che sa parlare un po’ a tutti, se vogliamo proprio grazie al suo protagonista.

Più Batman, meno Bruce Wayne

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Andando avanti con questa recensione di The Batman, gli elementi innovativi, o quanto meno diversi, rispetto al solito modo di rappresentare Batman, la novità assoluta del film è proprio l’uomo pipistrello. Al di là dell’età, che sicuramente è un aspetto fondamentale per comprendere il personaggio, dobbiamo capire che in questo film di Bruce Wayne vediamo poco e nulla.

E, soprattutto, della maschera del Bruce Wayne filantropo, carismatico e sicuro di sé, non c’è assolutamente traccia. Al di sotto della maschera del vigilante c’è letteralmente un ragazzo messo con le spalle al muro, mosso dal puro istinto della rabbia. Una rabbia a tratti inspiegabile anche per lui che lo rende pallido, ricurvo su se stesso, un fascio di nervi e di muscoli. Un animale notturno pronto a ringhiare e ad attaccare con forza, con violenza, perdendo un pezzo di umanità ad ogni colpo.

Anche Batman è il naturale frutto di Gotham, così come Bruce è il figlio di una famiglia ben diversa da quella che lui ha sempre idolatrato.

Le colpe del padre che ricadono sul figlio. Questo è il vero tormento di Bruce. Questo è il vero fulcro che si muove nel suo petto, il vero cruccio che sembra essere un po’ lo specchio di quella generazione di millennials costantemente in bilico tra il disagio e l’inadeguatezza.

L’ossessione quasi al limite del patologico con cui si affronta la vita, i suoi ostacoli, e che si riflettono costantemente su questo personaggio che indossa, quasi sempre, una corazza. Una corazza per non ammettere che ha paura. Per non fare i conti con se stesso, con quello che rappresenta, con l’ombra di un cognome che suona sempre più come una condanna.

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Batman generalmente ci è sempre stato mostrato legato alla tematica del trauma, del lutto e della convivenza con esso. Sicuramente è un aspetto importante che nel film arriva, ma con i suoi tempi. L’arco di sviluppo del personaggio è molto misurato, molto pensato e bilanciato. C’è una crescita, una maturazione alla quale dobbiamo assistere e che deve percorrere il nostro protagonista, scavando nelle profondità più recondite del suo animo, ma anche in quello che gli ha lasciato la sua famiglia.

Ed, infatti, la cosa fondamentale invece in questo Batman non è tanto la morte e il modo in cui Thomas e Marta Wayne sono morti, quanto più fare i conti col passato, fare i conti con la propria eredità e il modo in cui si allaccia con il perverso disegno de l’Enigmista.

In questo senso, anche per una questione anagrafica e di contesto culturale, la scelta di Robert Pattinson è stata più saggia che mai.

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Pattinson riesce ad incarnare lo spirito da vero dannato di questo personaggio, rappresentandolo quasi come se fosse un mostro uscito direttamente dalla penna di qualche autore vittoriano, ma incarnando dentro di sé tutto il disagio dei tempi moderni.

E questo lo si vede moltissimo anche nel rapporto che ha con gli altri personaggi della pellicola.

Lo ripeterò per la millesima volta, se avevate bisogno di un film come The Batman per avere la conferma dell’incredibile bravura di Pattinson, vi siete persi come minimo dieci anni di ottimo cinema.

Basta fare paragoni assurdi con saghe altamente dimenticabili che per Pattinson sono state meno di un trampolino di lancio. Sono anni che questo attore ci regala delle incredibili interpretazioni grazie anche ad enormi registi, da David Cronenberg a Robert Eggers, passando per i fratelli di Safdie senza, ovviamente, dimenticare lo stesso Christopher Nolan.

Non solo Batman: un cast incredibile!

recensione The Batman

Il cast di The Batman non è certo composto unicamente da Robert Pattinson e, sicuramente, non solo Pattinson è degno di nota per la sua interpretazione. Sono sincera, c’è quasi l’indecisione della scelta nel dover selezionare un performer meglio di un altro.

È palese l’enorme lavoro fatto da Reeves con questo cast di grandi nomi che non si sono sprecati e non si sono dati limiti, dando sempre di più, andando sempre oltre con interpretazioni che bucano letteralmente lo schermo.

Ogni personaggio è perfettamente caratterizzato, tridimensionale e capace di colpire lo spettatore. Ogni interprete è fuso completamente con questo, diventando quasi un’unica cosa. In primis fra tutti l’Enigmista di Paul Dano, forse una delle più grandi rivelazioni del film. No che Dano, come nel caso di Pattinson, abbia bisogno di un ulteriore film per dimostrare la sua bravura, ma in questa pellicola supera qualsiasi prova attoriale fatta precedentemente.

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L’Enigmista, fin dal suo costume marcio e grezzo che ricorda quasi un sacchetto della spazzatura, simbolo di una Gotham abbandonata a se stessa, sa come colpire fino alla fine. Senza oscurare Batman, l’attenzione è completamente catalizzata su di lui.

Folle. Esaltato. Imprevedibile. È un personaggio completamente da gustare che, per quanto forse non incarni completamente l’idea dell’Enigmista di molti, non è certo da meno del peso di questo tipo di personaggio. Anzi, riesce seriamente a dargli una nuova vita. Lo si odia ma, posso assicurarvi, che lo amerete al tempo stesso.

Come del resto, non si può non restare ammaliati dalla Selina di Zoë Kravitz, estremamente fedele sia nel costume che nel carattere al mondo fumettistico. Anche qui il fattore giovinezza ha un suo peso e, esattamente come Bruce, Selina condivide il sentimento di rabbia e vendetta. Più animalesco e sensuale, che feroce e grezzo come quello di Batman, ma non meno profondo.

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L’alchimia tra questi due personaggi è molto, molto intensa. La tensione sessuale è un aspetto altrettanto importante che non fa però distogliere l’attenzione dall’azione. Insomma, nessuna storyline romantica di troppo (ok, forse giusta mezza scenetta).

Sensuale e fragile al tempo stesso. Davvero straordinaria. La miglior Catwoman sul grande schermo… dopo Michelle Pfeiffer, ovviamente.

Ed anche nel caso del Gordon di Jeffrey Wright, come accennavo prima una vera e propria spalla per questo Batman, il fattore giovinezza è un aspetto molto importante. Comprendo che fosse il personaggio che più preoccupava il pubblico (dopo Batman), ma posso assicurarvi che c’è davvero poco e nulla da temere. Anche in questo caso abbiamo davvero un James Gordon quasi inedito, per quanto poi si possano già vedere le fila del rapporto, e quel legame fondamentale tra polizia e Batman, alla base di questi due personaggio. Wright è stato più che all’altezza del ruolo. Credibile e convincente. Un Gordon davvero ben strutturato.

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Andando avanti abbiamo altre due grandi interpretazioni, quella di Colin Farrell e quella di John Turturro. Né su Pinguino né su Carmine Falcone c’è molto da dire se non estreme lodi ai suoi interpreti, in modo particolare Farrell e il lavoro che compie tanto sul linguaggio quanto sulle movenze. La trasformazione non è solo estetica, ma anche di completo assorbimento del personaggio.

Ultimo, ma non di certo per importanza, abbiamo Andy Serkis e il suo Alfred. Rispetto all’Alfred, anche in questo caso, che siamo abituati a vedere, quello di Serkis abbandona la sfera paterna per abbracciare quella del “maestro d’armi”. Il suo timing è dei più risicanti, questo è indubbio, ma non per questo è meno coinvolgente o accattivante rispetto agli altri personaggi.

Dosato col contagocce, quando c’è si sente tutto e sa lasciare il segno. Un Alfred estremamente interessante e degno di nota da cui, sicuramente, vorremmo vedere di più.

Michael Giacchino e la colonna sonora: l’anima di The Batman

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Arrivando alla conclusione di questa recensione di The Batman io non posso non soffermarmi dopo tutte queste parole su quello che è l’aspetto che per me ha più emozionato, colpito, estasiato… GALVANIZZATO: Michael Giacchino e la sua colonna sonora.

Fermo restando che se riesci a trovare un modo per combinare l’Ave Maria di Schubert sfumando nel tema di The Batman, per poi armonizzarlo con Something in the Way dei Nirvana, sei un genio; ma possiamo davvero dire che Giacchino è riuscito a mettere in musica l’anima di Batman. E non mi riferisco solo a questo film. Credo fortemente che questo magnifico compositore sia stato capace di cogliere una nota che, forse, fin troppo spesso è sfuggita.

Epico, furioso, malinconico, nostalgico. Dalla Sonata al Requiem, dall’Adagio al Presto Prestissimo, lasciandosi cullare sul finale da un Piano che è pura poesia. Anche solo scriverne mi fa salire le lacrime agli occhi. Giacchino arriva a toccare corde recondite dell’animo umano, creando un legame ancora più sottile e minuzioso con questo personaggio e col film tutto.

recensione The Batman

Per credere, dovete ascoltare, ma posso assicurare che basta un primo ascolto per restare completamente ossessionati da questo maestoso e sublime lavoro. Non un tappeto musicale, ma molto, molto di più.

Ho iniziato questa recensione parlando di musica, finisco parlando ancora di musica. Non è un caso. Nulla è un caso nel film di Matt Reeves. Sembra quasi una parabola sull’esistenza umana. Uno crescendo sempre più furioso di emozioni, come la pioggia incessante che batte su Gotham ma, come diceva un “certo” Corvo:

Non può piovere per sempre.

No, non piove per sempre. Neanche su Gotham può piovere per sempre e ad un certo punto il sole torna, timido ma caldo, all’orizzonte, specchiandosi nelle pozzanghere, nei fiumi, nei riflessi acquosi tra asfalto e natura. La musica si fa più dolce, quasi una nenia. Nostalgica. Sottile. Un lungo sospiro prima di ricominciare. Si, ricominciare perché le tenebre sono sempre in agguato. Il male non dorme mai e Gotham, ora più che mai, ha bisogno del suo Vigilante nascosto tra la folla, che osserva, sorveglia ed è pronto, nell’ombra, a tornare in azione.

E alla fine di tutto questo, alla fine di questa incredibile visione cinematografica regalata – perché si, è davvero un regalo quello che ci fa Matt Reeves – la speranza è che The Batman sia solo l’inizio di un lungo e grande percorso della sperimentazione del genere, del cinema epico e d’azione, dell’abbraccio tra autorialità e mainstream, e che non si perda semplicemente come lacrime nella pioggia.

The Batman dal 3 Marzo al cinema con Warner Bros. Pictures

90
The Batman
Recensione di Gabriella Giliberti

Il The Batman di Matt Reeves non è un capolavoro ma si avvicina davvero tanto a questa definizione, segnando un precedente fondamentale nella storia dei cinecomic (da quando è stato coniato il termine). Una pellicola che da una parte è la visione inedita cinematografica di un Batman più giovane, più arrabbiato e più feroce, meno ponderato e dove la maschera di Bruce non è lontanamente presa in considerazione; dall'altra parte è la perfetta unione tra cinema d'autore e cinema mainstream, strutturando un cinecomic che ha tanto da dire, tanto da esplorare e lo fa tra introspezione, dialoghi e scene d'azione da brivido. Gotham torna ad essere muscolo pulsante del mondo di Batman e il genere detective story, legato a questo personaggio, ha finalmente la sua piena rappresentazione al cinema come mai era successo. Un film che ti scorre sotto pelle e che sa coinvolgere ed emozionare, salendo come un requiem che afferra alla gola e non lascia via di scampo. Un'esperienza del genere a cui non poter rinunciare.

ME GUSTA
  • Una rappresentazione di Batman completamente inedita dal punto di vista cinematografico. Finalmente si esplora il genere "detective", tipico dei fumetti, fin troppo lasciato in disparte dal cinema.
  • La scenografia, in primis Gotham, danno il perfetto tono alla pellicola che assume immediatamente le connotazioni più logoranti e marce
  • Il cast tutto, da Robert Pattinson a Paul Dano passando per John Turturro. Chiedere di meglio? No, non si poteva. Sono perfetti.
  • La scrittura dettagliata, quasi al limite dell'ossessivo di Matt Reeves e Peter Craig. Nulla è lasciato al caso, tutto ha un suo senso, una sua connotazione ben precisa. Detta il giusto ritmo al film senza mai perdere un colpo
  • Il perfetto bilanciamento tra cinema d'autore e mainstream, rendendo il film un cinecomic che ha tanto, davvero tanto da dire e lo fa davvero bene
  • Michael Giacchino è il suo miracolo chiamato colonna sonora, talmente tanto potente da commuovere
FAIL
  • La durata per qualcuno potrà sembrare effettivamente ostica e fin troppo densa, ma per quanto mi riguarda il film non ha né un minuto di più né un minuto di me