Uncharted, la recensione del film con Tom Holland nei panni di Nathan Drake

26
5 mesi fa

8 minuti

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Dobbiamo cominciare la recensione di Uncharted con una confessione: i poster e il trailer del film non facevano ben sperare. Tom Holland nei panni consumati di Nathan Drake, cacciatore di tesori e avventuriero, sembra troppo giovane e la scena d’azione usata per invogliare il pubblico a vedere il film, quella in cui il protagonista è appeso a delle casse che penzolano da un aereo, è praticamente la copia carbone del videogioco. Non erano i presupposti migliori per approcciarsi alla pellicola di Ruben Fleischer, in sala dal 17 febbraio.

Saga videoludica creata da Naughty Dog, Uncharted ha ormai quindici anni ed è da più di dieci che Sony cerca di portarla sul grande schermo. I primi passi in questo senso sono stati fatti nel 2009: all’epoca per il ruolo di Nathan Drake si è pensato a Mark Wahlberg che, oltre ad avere il physique du rôle, aveva dimostrato anche di avere la giusta ironia e soprattutto il talento, avendo lavorato con registi come Paul Thomas Anderson, Tim Burton, Jonathan Demme, James Gray, M. Night Shyamalan, Martin Scorsese e Peter Jackson. Solo per citarne alcuni.

Come capita molto più spesso di quanto non si creda, di quel progetto iniziale non si è fatto più nulla, finendo in un cassetto. Poi, nel 2019, forte del successo del suo Spider-Man, che lo ha fatto diventare il golden boy di Sony, Tom Holland ha proposto allo Studio un’idea: realizzare un film sul giovane James Bond. Da giovane attore inglese è comprensibile che ci abbia provato. Questa proposta (non si è ancora capito bene come) si è trasformata in una controfferta: invece del giovane Bond, facciamo il giovane Nathan Drake. Ecco spiegato l’arcano: Tom Holland sembra troppo giovane per essere Nathan Drake proprio perché è un giovane Nathan Drake. Il film di Uncharted (molto probabilmente il primo di una lunga serie) costituisce quindi un prequel dei videogiochi, con una storia (almeno in parte) originale, in cui vediamo formarsi le basi del personaggio che tutti (quelli che hanno giocato) conoscono.

Uncharted: Nathan Drake prima di diventare Nathan Drake

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Quindi, dove ritroviamo questo giovane Nathan Drake? Nella sequenza d’apertura, sempre appeso a delle casse di legno che penzolando da un aereo. A Ruben Fleischer e soci quella scena del videogioco deve essere davvero piaciuta moltissimo. E non è la sola a essere stata inserita nel film prendendo spunto direttamente dai videogiochi. Anche la successiva, quella in cui scopriamo un ancora più giovane Nathan sognare di trovare il tesoro di Magellano insieme al fratello più grande Sam, viene dal gioco. Orfani in un istituto, i due ragazzi Drake, Nathan e Sam, sognano di esplorare il mondo. Sam dà anche al fratello un anello, in quello che sembra un vero e proprio rituale: “Non dimenticare mai di essere un Drake”. “Se qualcosa è perduto può essere ritrovato”. “La grandezza comincia con un piccolo inizio”. Sono alcune delle frasi (e lezioni di vita) che Sam dà a Nathan in una manciata di minuti. Ovviamente poi scompare e tutta l’esistenza del minore sarà segnata da questo abbandono.

Ritroviamo Nate qualche anno più tardi dietro al bancone di un bar, su cui campeggia la scritta al neon “Kitty Got Wet” (il gatto si è bagnato, una delle battute più famose del videogioco: è solo uno dei tantissimi easter eggs di cui è pieno il film, come un adesivo della Naughty Dog che spunta da un baule).

Il ragazzo ha imparato a fare un Negroni perfetto e a derubare gli avventori distratti del locale. È qui che lo trova Victor Sullivan, detto Sully: nei giochi Sully è il mentore del protagonista, colui che gli ha insegnato molto di ciò che sa. A interpretarlo è, ma guarda un po’, proprio Mark Wahlberg che, proprio come Nathan su quelle casse, è rimasto attaccato al progetto senza mollare la presa. È sul loro rapporto da “strana coppia” che si basa questo Uncharted.

Tom Holland e Mark Wahlberg sono Nathan Drake e Victor “Sully” Sullivan

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Con una fisicità simile, la chimica tra Tom Holland e Mark Wahlberg è ciò su cui si basa questo Uncharted. Se Tom Holland è un Nathan Drake che ricorda moltissimo Peter Parker, un po’ impacciato ma estremamente agile, che si sente perennemente in difetto, tanto da scusarsi continuamente, quasi chiedesse scusa per la sua esistenza, Mark Wahlberg è un Sully inizialmente senza nessuna intenzione di legami affettivi, ma con soltanto una cosa in mente: l’oro di Magellano. È così che convince Nate a seguirlo: insieme troveranno le navi affondate su cui è ancora nascosto il tesoro. Primo indizio: una croce d’oro (eh sì, la croce di Coronado che vediamo in Indiana Jones e l’Ultima Crociata è un riferimento diretto). Meglio: è così che convince Nathan dopo avergli detto che il fratello Sam lavorava con lui proprio a questa missione. Non avendo sue notizie da anni, fatta eccezione per delle cartoline dal testo conciso, il più piccolo dei Drake parte all’avventura. Prima tappa: un’asta. È qui che incontriamo “il villain”: il magnate Moncada (Antonio Banderas), che vuole acquistare la croce di Magellano. Inizia così l’avventura di Nate e Sully: tra un’offerta milionaria e un salto appeso ai lampadari delle case d’aste (a Drake piace appendersi, m l’abbiamo capito).

Uncharted: nel segno di Indiana Jones, ma senza la stessa magia

Già giocando ai videogiochi chi ha visto i film di Indiana Jones con protagonista Harrison Ford si è accorto quanto la saga di Steven Spielberg abbia influenzato Uncharted: Nathan è il cugino di Indy, alcuni enigmi ricordano molto quelli dei film e c’è anche il copiatissimo stratagemma di far vedere il viaggio dei personaggi attraverso punti che si muovono su una mappa. Era inevitabile quindi che col passaggio al cinema il film non tornasse al punto di partenza, ovvero Indiana Jones.

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Lo ha detto anche il regista Ruben Fleischer durante il tour promozionale di Uncharted: il gioco si è ispirato a Indiana Jones, il film ispirato al gioco è tornato a Indiana Jones. È una chiusura del cerchio.

Peccato però che quello spirito di avventura inimitabile e irripetibile che ha fatto risplendere il cinema d’azione anni ’80 sia ormai irrimediabilmente perduto. Hollywood ci sta provano da anni a riportare la magia di Indiana Jones sul grande schermo (quello che si sta impegnando più di tutti a prendere il testimone di Indy è The Rock, ma siamo ad anni luce di distanza), ma non si avvicina mai a quelle vette. Uncharted non fa eccezione: la parte centrale ambientata per le strade di Barcellona, in cui i protagonisti trovano “X che indicano il punto su cui scavare” in chiese e sotterranei è al massimo un tentativo fuori tempo massimo di omaggiare qualcosa che rimarrà unico e irriproducibile. Nemmeno lo stesso Steven Spielberg è riuscito a ripetersi quando ha fatto Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo nel 2008, figuriamoci una copia della copia.

A Barcellona viene però introdotto un personaggio che sarà importante per il franchise di Uncharted: Chloe Frazer (Sophia Taylor Ali), alleata (o no?!) dei protagonisti a seconda dell’occorrenza, futuro interesse amoroso di Nate e protagonista di uno spin-off tutto suo del gioco, Uncharted: L’eredità perduta (2017).

Uncharted: il terzo atto è spettacolare

Quindi, riassumendo: i fan dei videogiochi potranno vedere sul grande schermo molte sequenze dei giochi riprodotte con attori in carne ossa, diverse strizzatine d’occhio con easter eggs disseminati ovunque proprio per loro, una trama che prende a piene mani dai film di Indiana Jones e una coppia protagonista che funziona soprattutto negli scambi comici. Purtroppo lasciato ai margini il villain, con dei colpi di scena forzati e anche poco costruiti. È però il terzo atto quello in cui Uncharted il film spicca letteralmente il volo: lasciatosi alle spalle gioco e Indy, mette in scena un numero molto divertente, quello del combattimento sulle navi. Anche questo in aria. Ve lo dicevamo che a Nathan piace appendersi. Qui Tom Holland può dare davvero sfogo a tutta la sua fisicità e al suo passato da ballerino, cimentandosi in acrobazie che lo hanno giustamente reso celebre.

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Come il suo atto conclusivo, Uncharted è un divertente giro di giostra: veloce, spensierato. Mentre si è in sala si ride, si è intrattenuti, si spegne il cervello per due ore. Ci troviamo però di fronte a un esempio perfetto di quello che è ormai un filone sempre più diffuso in questi anni: il “cinema usa e getta”. Una volta usciti dalla sala abbiamo già dimenticato questo Nathan Drake. Almeno fino al prossimo capitolo con la nuova star hollywoodiana del momento. Ed è in quel momento che capiamo che quel percorso di “fortuna e gloria” di cui parlava Indiana Jones non è per tutti. La personalità e il fascino non si possono comprare. Nemmeno con la computer grafica.

65
Uncharted
Recensione di Valentina Ariete

Come scritto nella recensione di Uncharted, il film di Ruben Fleischer è un prequel dell’omonima saga di videogiochi, in cui scopriamo come si sono conosciuti Nathan Drake e Victor “Sully” Sullivan. A interpretare la versione giovane dell’avventuriero è Tom Holland, mentre Sully è Mark Wahlberg, inizialmente legato al progetto di Uncharted più di dieci anni fa per interpretare il protagonista. Prendendo a piene mani dai giochi (intere sequenze sono costruite e girate esattamente nello stesso modo) e dai film di Indiana Jones (già fonte di ispirazione per Uncharted di Naughty Dog), il film si concentra sul rapporto da “strana coppia” di Nate e Sully, riempiendo la pellicola di umorismo ed easter eggs. Il terzo atto con le navi in volo è la parte più originale, totalmente buttato il villain di Antonio Bandersa. Un consiglio: restate fino alla fine dei titoli di coda.

ME GUSTA
  • Tom Holland ha un grande talento per le acrobazie nelle scene d’azione.
  • La chimica tra Tom Holland e Mark Wahlberg è l’aspetto più convincente.
  • I fan dei giochi potranno cogliere moltissimi riferimenti ed easter eggs.
FAIL
  • I giochi e Indiana Jones vengono saccheggiati a piene mani, ma senza la stessa magia.
  • Il villain di Antonio Banderas è letteralmente buttato via.
  • Il film è divertente, ma una volta usciti dalla sala è già dimenticato.
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