Tra i nomi di punta della commedia italiana contemporanea, quella di stampo più commerciale se vogliamo (a patto che il termine “commerciale” non sia frainteso per un vezzeggiativo in qualche modo sminuente), c’è il duo composto da Simone Godano (occhio) e Giulia Steigerwalt (penna), con alle spalle la sempre più preziosa Groenlandia di Rovere e soci. Una classifica di notorietà e riconoscimento scalata per pura meritocrazia, grazie ad un percorso di enorme coerenza stilistica e tematica iniziato nel 2017 con Moglie e marito, nominato ai Nastri d’argento di quell’anno, e proseguito con il bellissimo Croce e delizia di due anni dopo.

Nella recensione di Marylin ha gli occhi neri vi parliamo del terzo atto di questo cammino comune, presentato al Bif&st 2021, distribuito nelle sale nostrane lo scorso ottobre (dal 14 per la precisione) da 01 Distribution e arrivato su Netflix il 27 gennaio 2022, dove ha conquistato il primo posto dei film visti in Italia già nella prima settimana di presenza.

Ancora una volta abbiamo una coppia come protagonista, composta Miriam Leone e Stefano Accorsi, di nuovo insieme dopo la serie 1992 e anni successivi, per l’occasione spogliati di tutto il loro fascino in modo da potersi ripresentare come una sorta di “nuovi freak” (citazione non a caso). Ancora una volta una storia d’amore dai risvolti particolarmente eccentrici per una commedia intelligente, dolce e che riesce a coniugare uno sguardo fortemente contemporaneo, derivante da un linguaggio oltreoceanico, con una forte componente di tradizione. Ancora una volta una pellicola che parla della nostra società, senza pietismi o retoriche di sorta, godibile sia per la sua pura natura da prodotto di intrattenimento sia per le sue riflessioni profonde sulla natura della normalità e sulla paura che regola i rapporti tra chi è considerato diverso e chi no.

La prima nota di merito è il significato dietro al titolo.

Il fatto che gli occhi di Marylin siano stati neri o meno fa tutta la differenza del mondo.

Lo chef irascibile e l’attrice con la fedina penale sporca

Diego (Accorsi) è un ottimo chef, il problema non è tanto il suo disturbo ossessivo-compulsivo, quanto la sua incapacità di gestire la rabbia, che lo porta spesso a distruggere le cucine dove lavora piuttosto che usarle per creare i piatti per cui viene pagato. La balbuzie che lo affligge va in completa controtendenza con la sua incapacità di non dire le cose che pensa, a dispetto di una timidezza che invece è spesso concausa psicologica o frequente conseguenza di chi ha un tratto così distintivo.

Diego vive con il padre ultrasettantenne, ha una ex moglie che lo tratta sempre come uno stupido e una figlia che ormai può vedere solamente sotto la supervisione dei servizi sociali. Tutti fatto che contribuiscono e non poco ad uno stato di stress che lo porta a fare dentro e fuori da posti come il centro diurno di riabilitazione psicologica dove si imbatte in Clara (Leone).

Clara ha gli occhi neri, come quelli che aveva Marylin, spaventati e spaventosi.

Lei è lì per aver incendiato la casa dove viveva con il suo ex marito. Al contrario del suo nuovo compagno di sventure, la ragazza è una bugiarda patologica e una mitomane narcisista schiava di una fragilità che le impedisce di affrontare una realtà gestibile solamente nel momento in cui può essere mitigata con la fantasia che di certo non le manca. Non a caso è un’attrice pluripremiata. In un’occasione addirittura con il prestigioso premio assegnato nel tour d’argento. La sua unica connessione reale con il mondo è una nonna di cui si occupa con una dolcezza senza pari.

Miriam Leone e Stefano Accorsi

Incredibile come due ingredienti che mai potrebbero sposarsi trovano invece un equilibrio tutto loro, fatto di sberle e piatti che volano, ma che riesce a sconfiggere quella solitudine di cui soffrono quelli che non sono normali o che almeno non vengono considerati tali, né da chi normale lo è e né da loro stessi.

La figlia naturale del loro rapporto è l’idea di fare di un semplice laboratorio di cucina un ristorante tra i più famosi di Roma pur non mostrando mai un piatto, ma solo grazie alle recensioni inventate della bella Clara, a cui la fantasia non manca. Giusto?

Un modo inconscio di invitare a cena quella realtà, che tanto fa spavento, quella che non si può affrontare con le lenti a contatto o con i nei posticci, ma solo con gli occhi neri e la balbuzie. Stavolta forse la combinazione avrà successo, anche se le due cose non sembrano proprio andare d’accordo.

Il nome del posto? Monroe, ovviamente.

Un posto oltre la normalità

Godano e Steigerwalt si rifanno alla storia vera di un ragazzo di Londra che, una volta rimasto disoccupato, decide di creare un locale fittizio, riuscendo a scalare le classifiche di Tripadvisor con delle recensioni scritte da lui stesso. La stessa cosa che fa Clara.

Una critica sociale che mira al cuore dell’apparenza senza sostanza, che diventa realtà grazie ai linguaggi contemporanei e che spesso diventano una fonte di schiavitù talmente importante da esigere un peso maggiore di quello che spesso la realtà stessa vuole.

In questo caso però essa è solo spunto per parlare del concetto di normalità, quella che ha paura e quindi emargina tutto ciò che non è in grado di capire, ovvero ciò che non è normale, come i pazienti del centro diurno. Quella che decide di fermarsi all’apparenza più accettabile e desiderabile, vedasi l’immagine creata da altri della divina Marylin, che sotto di essa nascondeva ben altro animo e sensibilità.

Una separazione netta che porta a ghettizzarsi anche chi ne è vittima.

marylin ha gli occhi neri

Marylin e gli occhi neri racconta la solitudine di questi emarginati, ma ha il merito di raccontare una solitudine colorata, frizzante, vitale che tocca un linguaggio da commedia nordeuropea per analisi e approfondimento, ma recupera un’ironia tutta americana.

Al centro però c’è sempre la tradizione italiana.

In primis per la cucina e l’uso del cibo, i nostri topoi sacri e indissolubili da sempre, guardando a capolavori come I nuovi mostri (ricordate la celebre scena di Hostaria con Tognazzi e Gassman?), ma anche a pellicole più recenti come Si può fare di Giulio Manfredonia, da cui riprende soprattutto il messaggio positivo, ma mai consolatorio. Bravissimi i due protagonisti, trasformati nell’aspetto e nel portamento, che superano brillantemente una prova che esigeva da loro un modo di recitare specifico e assolutamente atipico. Due maschere fortemente umanizzate che devono permette al pubblico di divertirsi e di immedesimarsi.

Marylin e gli occhi neri conferma dunque il talento del suo poker d’assi, diviso tra davanti e dietro la camera. Una commedia esilarante, profonda e significativa, a cui si “perdona” anche la scontatezza dell’esito della storia d’amore, data la giocosità con cui la condisce e la dolcezza con cui trova l’equilibrio tra le tante cose che vuole fare. E che fa. Molto bene.

Marylin ha gli occhi neri è disponibile su Netflix dal 27 gennaio 2022.

75
Marylin ha gli occhi neri
Recensione di Jacopo Fioretti

Marylin ha gli occhi neri è la terza fatica del duo composto da Simone Godano e Giulia Steigerwalt, un'altra commedia brillante e sagace con una coppia protagonista, stavolta formata dalle versioni freak dei bravissimi Stefano Accorsi e Miriam Leone. Film che ha tanto cinema dentro, vecchio e nuovo, in grado di prendere in prestito e reinterpretare linguaggi per arrivare ai suoi scopi, ovvero raccontare una storia dolce e divertente e allo stesso tempo profonda e toccante, soprattutto per i temi sociali ed esistenziali che affronta. Una conferma del talento di due autori che stanno meritatamente diventato un punto di riferimento del genere nel nostro Paese e che non vediamo l'ora di vedere di nuovo all'opera.

ME GUSTA
  • Le prove del duo protagonista.
  • La regia attenta ad ogni particolare, soprattutto nella direzione degli attori.
  • La capacità di affrontare tematiche importanti come quella della psicopatologia.
  • L'equilibrio che raggiunge tra dramma e commedia.
FAIL
  • La scontatezza dell'esito della storia d'amore.