The Tender Bar, la recensione: una bella storia di formazione all’americana

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2 settimane fa

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The Tender Bar recensione

Prendete una storia in cui ci mettete un po’ tanti, se non tutti, gli elementi classici del racconto americano: dalla città di provincia con le casette a schiera, alla vita di un giovane in cerca di riscatto, dalle auto decappottabili, alle università prestigiose. The Tender Bar è uno di quei film che utilizzano lo scenario americano, che è diventato quasi un luogo dell’anima, per raccontare una storia di formazione vera e profonda. In questa recensione di The Tender Bar, disponibile dal 7 gennaio su Amazon Prime Video, proveremo a spiegare cosa rende semplice ed allo stesso tempo speciale questo lungometraggio da regista di George Clooney, che ha realizzato dietro la macchina da presa un film notevole, senza pretese, ma prezioso.

Storie di padri e di figli

The Tender Bar recensione

The Tender Bar, così come molti racconti, è una storia di padri e di figli, di errori del passato che devono cercare una redenzione, ed anche di luoghi rifugio in cui crescere e creare qualcosa.

La storia è tratta dal libro di J R Moehringer intitolato Il bar delle grandi speranze, che ha descritto la sua storia di vita, vissuta a Long Island, tra libri, delusioni amorose ed il bar rifugio dello zio. Il protagonista della storia è interpretato da Tye Sheridan, che veste i panni di J R Moehringer da adulto, mentre Daniel Ranieri è il J R bambino. Il piccolo J R si trasferisce a Long Island dal nonno assieme alla madre, dopo che la donna ha troncato la storia con il padre del bambino, ritornando nel luogo in cui abita anche suo fratello Charlie, lo zio di J R. E sarà proprio Charlie (interpretato da Ben Affleck) a diventare la figura paterna del bambino. Del resto questa è una storia di padri e di figli, intesi come figure altre, che non dipendono strettamente dalla genetica che attribuisce loro questo ruolo.

Il padre di J R è un disk jockey, e per il bambino diventa normale parlare con la radio fingendo che il padre lo possa ascoltare. Ma Charlie ed il suo bar diventeranno il rifugio ideale per il piccolo, che, spinto dalla sua passione per la lettura, condivisa anche dallo zio (che non a caso ha chiamato il suo bar Dickens), rincorrerà per tutta la giovinezza il suo sogno di fare lo scrittore. Di mezzo c’è anche l’amore tormentato che J R, una volta divenuto un giovane universitario, proverà per la bella Sidney. Tutti questi elementi vanno a convergere creando la perfetta di storia di nascita di uno scrittore, capace di raccontare il proprio vissuto ed i propri tormenti in maniera efficace e vera. J R è un giovane che coltiva il sogno di scrivere e di raccontare qualcosa, e la sua vita (così come si dice spesso nel film “ultimamente vanno di moda le autobiografie”) sarà il materiale migliore su cui lavorare.

George Clooney racconta questa storia con una regia semplice, essenziale, che a volte si permette qualche manierismo utilizzando la messa a fuoco ed il restringimento di campo, ma che di base ha interesse per i primi piani e per tutte le scene che mettono al centro i protagonisti, la loro espressività e tutto ciò che cercano di raccontare attraverso la mimica facciale. The Tender Bar è una classica storia americana, ed è anche una bella storia di formazione, che farà contenti tutti coloro che sono alla ricerca di un tipico scenario americano in cui mettere dentro dei racconti di vita intriganti (ad esempio, su Amazon Prime Video è disponibile anche Nebraska, un altro di quei film capaci di raccontare storie di provincia americana con padri e figli in mezzo, che meritano di essere visti, e che sono in grado di trasmettere qualcosa).

Interpretazioni da ricordare: un grande Ben Affleck

The Tender Bar recensione

Essendo Tender Bar un film fatto soprattutto di personaggi e di racconti di storie di vita, le performance degli interpreti protagonisti dovevano essere di buon livello per garantire la riuscita del lungometraggio, ed in effetti così è stato. Su tutti spicca Tye Sheridan, che regge bene la parte di J R, riuscendo credibile nel ruolo del giovane che deve riscattare la propria vita, realizzando il sogno di diventare uno scrittore, ma allo stesso tempo gestendo un percorso tormentato. Buona anche la prova di Lily Rabe nei panni della sfortunata ma coraggiosa Dorothy, la madre di J R.

Ma da sottolineare è la prova di Ben Affleck, che incarna benissimo il ruolo dello zio Charlie, diviso tra storie di vita vissuta del suo bar, e la passione per quelle raccontate sui libri. Charlie è il mentore ideale per J R, un bambino cresciuto senza padre, ma capace di trovare in una famiglia allargata il senso degli affetti. Ed in tutto ciò Ben Affleck riesce ad offrire una performance che per certi versi ricorda quella proposta dall’attore in Will Hunting – Genio Ribelle, film in cui interpretava il migliore amico di Will, facendo il ragazzo di strada con poche prospettive, ma in grado di supportare il talento e le capacità dell’amico. Una performance, quella di Affleck, che si è guadagnata anche una candidatura ai Golden Globe, Da menzionare anche la presenza di Christopher Lloyd, che nella parte del nonno di J R si ricava una piccolo ruolo, ma in grado d’illuminare la scena in ogni inquadratura in cui compare grazie al suo carisma.

Chiudiamo questa recensione di Tender Bar sottolineando come si tratti di un lungometraggio perfetto per tutti coloro che amano un certo tipo di storie di formazione, con lo scenario americano sullo sfondo, ed alla ricerca di un film in grado di mostrare un percorso vero, intimo ed autentico. L’autenticità è l’elemento di base di Tender Bar, ed è un qualcosa che ogni pezzo della produzione sembra cercare di tirare fuori, riuscendoci in pieno.

           The Tender Bar è disponibile dal 7 gennaio su Amazon Prime Video.

70
The Tender Bar
Recensione di Davide Mirabello

The Tender Bar è un film che riesce a raccontare in maniera semplice e diretta la storia di un giovane alla ricerca di qualcosa da raccontare: la sua vita. Di buon livello le performance dei vari interpreti, su tutte quella di Ben Affleck.

ME GUSTA
  • Una storia di formazione ben raccontata e ben girata.
  • Performance in grado di far empatizzare gli spettatori.
  • Lo scenario della provincia americana mostrato e raccontato al suo meglio.
FAIL
  • Non si tratta di un film che va alla ricerca di grandi picchi di emozione e grossi colpi di scena, perciò potrebbe non essere adatto a tutti.
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