Albero di Natale: meglio quello finto o il naturale?

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2 mesi fa

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L’8 dicembre, giornata tradizionalmente destinata ad addobbare l’albero di Natale, si avvicina e come ogni anno torna la diatriba: è più corretto acquistare un albero finto o un albero vero? Abbiamo raggiunto i vertici di PEFC Italia per saperne un po’ di più.

Non c’è tradizione che tenga, puoi essere il Grinch in persona, ma quando arriva il mese di Dicembre la casa e/o appartamento dove vivi magicamente si trasformerà in un vero e proprio quartier generale di Santa Claus. Senza dubbio una delle più belle tradizioni che ci portiamo dietro da centinaia di anni è quella dell’albero di Natale nato secondo alcuni a Tallinn, in Estonia, nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani scapoli, uomini e donne, ballavano insieme alla ricerca dell’anima gemella. Questa tradizione fu poi ripresa dalla Germania del XVI secolo, difatti la cronaca di Brema del 1570, racconta che all’epoca gli alberi venivano decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La tradizione di decorare un albero in realtà è anche più antica: dai Celti ai Vichinghi ci sono testimonianze di popoli che decoravano alberi sempreverdi soprattutto nel periodo del solstizio d’inverno. Tuttavia a parte questo piccolo excursus storico stiamo qui a cercare di capire, in tempi abbastanza bui dal punto di vista climatico, quale tra le due opzioni albero finto e albero naturale sia la migliore e la meno dannosa per il nostro ambiente.

Albero Finto o Vero?

Proprio per questo motivo abbiamo deciso di far intervenire su questa diatriba PEFC Italia. Per chi non conoscesse PEFC è  è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile ecco perché sono stati raggiunti nel caso di una domanda/dubbio di questo tipo.

Diversamente da quanto si pensa comunemente, l’abete di plastica ha un impatto ambientale maggiore degli alberi veri.

Ovviamente c’è una postilla, gli alberi che verrano utilizzati, per essere addobbati, dovranno essere coltivati o provenienti da boschi gestiti in modo sostenibile. Quindi ecco i consigli del PEFC Italia, il sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e al mondo.

Innanzitutto dopo le feste, no al rimboschimento “selvaggio”, sì al riutilizzo nel giardino di casa o in vaso.

Secondo i dati ISPRA, infatti un albero artificiale di due metri ha un’impronta di carbonio pari a circa quaranta kg di emissioni di CO2 equivalenti, senza contare che gli alberi finti impiegano oltre duecento anni prima di degradarsi nell’ambiente. Scegliere un abete vero per Natale, ricorda il PEFC Italia, significa invece mettere in casa una pianta che respira (anche quando recisa), assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno e olii essenziali che purificano l’abitazione e, una volta terminato il suo ciclo vitale, ritorna ad essere sostanza organica. Queste piante possono quindi essere viste come un ingranaggio del motore naturale di filtrazione della Natura, al contrario di prodotti energivori e inquinanti come gli alberi di plastica, metalli e vernici destinati alle discariche.

La scelta di un abete vero, sia coltivato in vivai specializzati che proveniente da attività di gestione sostenibile delle foreste, consente inoltre di sostenere aziende agricole che impiegano centinaia di persone in aree montane che hanno la tendenza allo spopolamento e dove il reddito è decisamente inferiore a quello delle zone di pianura; creando una relazione positiva fra città e montagna e prendendo le distanze da sistemi produttivi lontani da noi e incompatibili con l’ambiente.

Scegliere un albero di Natale vero, è un gesto importante sia per l’ambiente che per l’economia del nostro territorio – dichiara Andrea Zenari, responsabile dell’azienda certificata PEFC la “Fattoria del Legno Un  albero  artificiale  di  2  metri  ha  un’impronta  di  carbonio 10  volte  superiore a quella di  un  vero  albero, che a fine vita può produrre energia o addirittura essere ripiantato.

Evitare la plastica in questo senso significa però anche contribuire all’economia di aziende che lavorano nelle aree interne del nostro paese e che hanno al centro della loro attività  la sostenibilità e il rispetto delle nostre foreste.

Importantissima sarà quella di considerare la provenienza dell’albero: più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato, minore sarà l’impatto sull’ambiente per il trasporto.

Anche per questo PEFC Italia ricorda di leggere sempre l’etichetta

Il tagliando che troviamo sull’albero o sul cimale dovrebbe riportare la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l’età dell’albero e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni agli abeti autoctoni). Secondo Coldiretti, gli abeti italiani disponibili sul mercato natalizio derivano per il 90% da coltivazioni vivaistiche specializzate gestite da piccole aziende agricole italiane del territorio rurale. Il restante 10% (i cosiddetti cimali o punte di abete o giovani piante destinate al taglio), deriva da normali pratiche di gestione forestale di diradamento, indispensabili per far sviluppare meglio le foreste, da tagli di piante lungo strade o linee elettriche o da interventi di pulizia dopo eventi meteorici estremi, come accadde ad esempio nell’ottobre 2018 con la tempesta di vento Vaia.

Altro elemento decisivo nella scelta dell’albero di Natale è la certificazione che garantisce la massima trasparenza in termini di tracciabilità, legalità, e rispetto dell’ambiente. Per questo è importante optare per alberi prodotti da realtà̀ forestali certificate PEFC, riconoscibili sempre dal logo presente in etichetta. 

Lo schema di certificazione- spiega Antonio Brunori, Segretario Generale PEFC Italia – garantisce la massima trasparenza in termini di tracciabilità e rispetto dei territori. Ci sono centinaia di aziende già certificate: scegliere i loro prodotti significa rafforzare un circolo virtuoso e contribuire a modificare le scelte imprenditoriali delle aziende della filiera bosco-legno

Come prendersi cura di un abete vero?

Si consiglia di sistemarlo in un luogo luminoso, lontano da fonti di calore e allo stesso tempo al riparo da correnti d’aria troppo forti: quindi né accanto al termosifone acceso né alla finestra. Un aspetto importante, specialmente per le piante in vaso, è innaffiare l’albero con regolarità, una volta ogni 1-2 giorni. Un trucco tanto semplice quanto efficace è posizionare dei cubetti di ghiaccio nel vaso dell’albero, così da far rimanere sempre umida la terra nel vaso.  Per la sostenibilità sono da evitare neve sintetica o spray colorati, preferendo per gli addobbi prodotti naturali e portatori di messaggi sociali e personali.

Cosa dobbiamo fare con l’albero appena passate le feste?

Gli alberi veri recisi e in vaso che non si vogliono mantenere per gli anni successivi, dovranno poi essere smaltiti in modo corretto, portandoli nelle isole ecologiche: in questo modo saranno trasformati in compost utile alla crescita di nuove piante. Ripiantare gli alberi dei vasi in bosco non è, invece, una scelta corretta. Collocarli in boschi significa creare potenziali problemi ecologici (l’abete non fa parte dei boschi naturali di pianura/collina) e di inquinamento genetico (non possiamo conoscere il patrimonio o le malattie dell’albero). Meglio quindi scegliere, ove possibile, il proprio giardino di casa, con l’avvertenza di non posizionarli troppo vicini agli edifici perché gli abeti crescono rapidamente.

 

Si ringrazia per il supporto PEFC Italia, per altre informazioni utili andate sul loro sito.

Gli alberi che parlano e la Foresta 4.0
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