Gli sviluppatori di videogiochi che odiano gli NFT: “non permettono di fare nulla che non si possa fare con altre tecnologie”

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3 settimane fa

Con il tentativo di esplorare i crescenti legami tra industria dei videogiochi e NFT, Kotaku ha intervistato tre insider piuttosto scettici sull’entusiasmo di certi loro colleghi nei confronti delle criptovalute e dei crypto-collezionabili.

Kotaku non menziona i tre insider per nome, ma si limita a spiegarci di aver intervistato il CEO di «un’importante azienda che ha realizzato i motori grafici di alcuni giochi di punta», un game designer che lavora full time per «un’importante major» e un pixel artist noto con lo pseudonimo Castpixel.

Personalmente credo che molti degli obiettivi che la blockchain vuole raggiungere possano essere realizzati con strumenti molto meno distruttivi. Non posso parlare per tutti gli sviluppatori, ma penso che molti di loro la pensino così: se mi dite cosa posso fare di interessante con gli NFT e con la blockchain in modo da creare contenuti migliori, più immersivi e creativi… beh sarei aperto alla possibilità. Oggi però non è così

ha spiegato il CEO.

Il dirigente in questione ha anche raccontato di aver più volte ricevuto e rifiutato richieste di collaborazione da parte di case di sviluppo emergenti, tutte attive nel settore degli NFT e della blockchain. Il più delle volte, tuttavia, gli è sembrato che non sapessero assolutamente di cosa stessero parlando: «ricevono molti investimenti, poi queste aziende crypto si accorgono di non sapere nemmeno da che parte iniziare per creare un videogioco. Ricevono i soldi perché usano la parola NFT, ma poi?». In altre parole: la portata principale sono gli NFT, l’esperienza di gioco è un contorno accessorio. Ma non dovrebbe essere il contrario?

Ad esempio una volta un’azienda ci ha chiesto consulenza per realizzare una sorta di marketplace, dove poter acquistare e vendere gli oggetti ottenuti in gioco, trasferendoli poi anche su altri titoli. Ma non funziona così: non puoi creare una spada su WoW e poi pensare di renderla funzionante all’interno di League of Legends.

Secondo il game designer oggi molte aziende di sviluppo hanno dato un endorsement alle tecnologie crypto più per FOMO (Fear of missing out) che per reale convizione:

Non hanno mai avuto a che fare con la blockchain, con le criptovalute e con gli NFT. Improvvisamente si sono accorti che girano un sacco di soldi. E così molti sudio ora puntano sugli NFT senza essere minimamente preparati

Il pixel artist mette invece in dubbio le opportunità degli NFT per gli artisti emergenti o comunque non già famosi:

So che molti grandi artisti stanno facendo un mucchio di soldi con gli NFT. Ma è una garanzia solo se sei già famoso. Gli artisti più piccoli devono sborsare un’enormità di soldi solamente per il privilegio di generare (minting ndr) gli NFT sulla blockchain, ma che la loro collezione, una volta pagato l’investimento, venda veramente è tutto fuorché sicuro

Ubisoft, EA, Square Enix, Sega e Zynga hanno già annunciato l’interesse di portare la tecnologia blockchain e gli NFT all’interno dei videogiochi. Uno dei pochi ‘No’ categorici è arrivato da Valve, che al contrario ha cambiato le sue policy per bandire esplicitamente ogni videogioco che si basi sulla blockchain o abbia un’economia in-game con elementi in criptovalute o NFT.

 

 

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