Quentin Tarantino, l’incontro con il popolare regista: “Il mio ultimo film in Italia? Sarebbe bello”

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1 mese fa

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Ci sono persone che fanno il Cinema, e persone che Sono il Cinema, e Quentin Tarantino appartiene alla seconda categoria. In questo report dell’incontro con Quentin Tarantino, direttamente dalla Festa del Cinema di Roma 2021, vogliamo sottolineare come, oltre ad un meritatissimo premio alla carriera consegnato da Dario Argento, il popolare regista americano abbia saputo intrattenere il pubblico dell’auditorium Parco della Musica con tutta la sua passione per la settima arte.

Amare il cinema al punto da voler fare la storia del cinema

Antonio Monda, direttore artistico della Festa del Cinema, ha incalzato Tarantino durante l’incontro con domande, richieste su aneddoti, e clip che hanno raccontato in una manciata di minuti tutto l’universo narrativo Tarantiniano. Si tratta di un mondo che è nato da lontano.

Quando ero piccolo mia madre ed il mio patrigno dicevano che da grande avrei fatto il regista, perché ero fissato con i film- ha raccontato- ma, a dire la verità, io ho iniziato prima come attore, però notavo col passare del tempo che amavo troppo il cinema per fare semplicemente l’interprete, io volevo fare i miei stessi film.

Ed a proposito dei suoi inizi da attore, Tarantino ha raccontato che, agli esordi, non avendo un curriculum da poter esibire, scrisse di aver partecipato a Zombi di George A. Romero e ad un film di
Jean-Luc Godard, perché:

In questa maniera avevo qualcosa da inserire nel curriculum. Menzionavo parti piccole, come ad esempio un motociclista in una scena di Zombi. E poi di Godard scelsi King Lear, che è un film pessimo che nessuno ha mai visto. Solo che la cosa prese così tanto piede che qualcuno credette davvero che feci parte del film di Godard. Mentre per quanto riguarda Romero, mi chiese di partecipare a Diary of the Dead, e così potei riscattarmi delle mie menzogne.

Ma, il legame con la recitazione è un qualcosa rimasto nella carriera di Tarantino, riflettendosi, oltre che nelle sue stesse performance, anche in quelle dei suoi interpreti. Il regista ha sottolineato come solitamente non scriva delle parti per degli attori specifici, a meno che non li conosca bene. Come, ad esempio, Christoph Waltz, per cui scrisse appositamente la parte di King Schultz in Django Unchained. E poi è capitato chi, come Robert De Niro, si sia praticamente proposto per Jackie Brown. E poi ancora ci sono le performance memorabili, come quella di Leonardo DiCaprio in Django.

Quando DiCaprio si fece male sul set con un vetro- ha raccontato Tarantino- tutti dietro le quinte eravamo preoccupati, mentre lui andò avanti per due minuti abbondanti, giocando anche con quella cosa. Fu una sequenza memorabile, e lui fu magnifico.

E come non ricordare la famosissima scena del ballo tra Uma Thurman e John Travolta in Pulp Fiction.

Devo dire- ha specificato il regista americano- che è vero che quella coreografia l’ha ideata John, perché diceva che il twist è bello da ballare, ma non è molto carino da vedere, perciò provò a fare diverse mosse, io ne suggerii giusto qualcuna. Il mio compito principale, in quella sequenza, fu quello di dire a Uma e John quando staccare con una mossa e attaccare con quella successiva.

Italia, un pezzo di cuore e di passione

E poi c’è il legame con l’Italia. Quentin Tarantino adora il cinema italiano, e lui stesso ha voluto sottolineare il fatto di essere stato “fortunato a vivere negli anni Settanta e Ottanta, dove i film di genere italiani venivano prima dati al cinema, e poi divennero reperibili anche in videocassetta. Credo che gli italiani sapessero fare meglio le pellicole di genere rispetto agli americani, perché le caricavano di maggiore violenza, sesso e perversione. Era tutto oltre, e questa era una cosa grandiosa”.

Il film preferito di Tarantino del resto è Il Buono, il Brutto e il Cattivo, e l’amore per Sergio Leone è sottolineato dal fatto che l’inquadratura stretta, con il primo piano sugli occhi di un interprete, viene sempre chiamata da Tarantino “Sergio, ed i miei tecnici lo sanno benissimo”.

E poi il legame con l’Italia è stato sancito direttamente dalla collaborazione con Ennio Morricone per The Hateful Eight. Ecco com’è nato il tutto:

Per una volta volevo una vera e propria colonna sonora, perciò chiesi a Ennio Morricone, anche perché è il mio compositore preferito, e lui si era dimostrato interessato. Ma quando venni a Roma per i David di Donatello e c’incontrammo, quando gli dissi che il film era già in produzione, mi fece sapere che non aveva abbastanza tempo per lavorarci sopra. Però gli venne subito in mente un tema, e poi disse che aveva degli estratti dalla colonna sonora de La Cosa che si potevano utilizzare, e così riuscimmo a creare le musiche di The Hateful Eight.

E perciò Quentin Tarantino lo girerebbe un film in Italia?

Sarebbe bello, però ci vorrebbe la storia giusta. Sarebbe bello girare a Cinecittà, anche a mia moglie piacerebbe. Avevo un’idea riguardo ad un film che potrebbe riprendere perfettamente lo spirito degli spaghetti western, con ogni personaggio che recita nella sua lingua originale, sarebbe divertente da fare in Italia.

Chiudiamo il report dell’incontro con Quentin Tarantino dalla Festa del Cinema di Roma 2021 con il premio alla carriera consegnato al regista americano direttamente da Dario Argento, che ha chiuso il suo intervento gridando “Evviva Quentin Tarantino”. La frase è stata accompagnata dall’ovazione del pubblico. Parole sante. Evviva il cinema, evviva Quentin Tarantino.

 

Photo by Elisabetta Villa/Stefania M. D’Alessandro/Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF

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