Minamata, la recensione del film sul disastro ambientale in Giappone

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3 settimane fa

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Minamata la recensione

“La fotografia è un potente mezzo d’espressione. Usata in modo appropriato ha un grande potere di miglioramento e conoscenza; usata in modo sbagliato può accendere fuochi preoccupanti.” Iniziamo così la recensione di Minamataun piccolo capolavoro, in cui Johnny Depp sfodera una delle sue performance più intese e “adulte”. Minamata è un film schietto e sincero con una storia necessaria per raccontare come le comunità possano resistere alle corporazioni prepotenti e su come i giornalisti che si dedicano a notizie veritiere possano aiutarle.

Il dramma trova il fotografo W. Eugene Smith nei suoi anni in declino, ubriaco, depresso, quasi inavvicinabile per lavorarci insieme e ovviamente maturo per la redenzione in stile hollywoodiano. Apparentemente per caso, si ritrova a fare amicizia con la giapponese-americana Aileen (Minami Hinase) che lo avverte di un’atrocità ambientale in Giappone per la quale potrebbe fare qualcosa, se scegliesse di svegliarsi dalla sua noia scontrosa e autoindulgente.

Nella città costiera di Minamata, sulla costa sud-occidentale del Giappone, la società Chisso scaricò nell’acqua rifiuti di mercurio, che avvelenarono i pesci. Uomini, donne e bambini che li mangiarono ebbero orribili deturpazioni.

Il truculento e impulsivo Smith allora irrompe nell’ufficio del suo editore (un ruolo diretto e con accento americano per Bill Nighy) chiedendo di essere inviato a coprire la storia e il suo capo esasperato si convince. Da lì, Smith trova una comunità che lo tratta con rispetto e gentilezza, anche se alcuni sono sospettosi di uno straniero sfacciato che potrebbe semplicemente peggiorare le cose e allontanare un potente datore di lavoro che potrebbe ribellarsi a qualsiasi accordo.

Naturalmente, il professionista sa che le foto di bambini malati, gestite con cura e tatto, daranno la svolta più grande alla sua carriera ma non alla fine lo scopo del suo viaggio cambierà. Il fotografo infatti entrerà negli annali per una foto in particolare, che i genitori con il cuore spezzato inizialmente erano riluttanti a concedere: Tomoko Uemura in Her Bath, la fotografia in bianco e nero in stile Pietà di una madre che culla la figlia malata in una tradizionale vasca giapponese. Il regista Andrew Levitas ci offre uno sguardo senza contesto di questa immagine impegnativa all’inizio del film e costruisce la sua composizione movimentata come il suo finale emozionante.

Forse di primo acchito questa premessa può sembrare un po’ superficiale, ma il film enfatizza un tipo di giornalismo che è al servizio delle persone che ritrae.

E ricorda un tempo in cui il dibattito ambientale riguardava l’inquinamento e non il cambiamento climatico, anche se quel problema non è affatto scomparso. Durante i titoli di coda Minamata si conclude con un elenco di “sversamenti” grotteschi e spesso impuniti tra cui Bhopal, Deepwater Horizon e altri. Forse questi sono i crimini microcosmici e il nostro uso di combustibili fossili è il problema più ampio e globale. In ogni caso, Minamata è un discreto promemoria di ciò che deve ancora essere fatto. Il trailer pubblicato su YouTube:

Quanto costa una vita?

Minamata la recensione

Continuiamo la recensione di Minamata dicendo che in questo dramma che ritrae la vita reale di persone che hanno perso tutto a causa degli orrori dell’inquinamento industriale nel Giappone costiero, Johnny Depp offre una performance piena di tristezza estenuante. Probabilmente è una delle migliori viste negli ultimi anni. Nei panni del fotoreporter W. Eugene Smith, un alcolista, con tanto di barba grigia e viso macchiato ha finalmente un ruolo sullo schermo in cui si può esprimere a un altro livello.

Minamata è una storia appassionante di illeciti aziendali e dei giornalisti che l’hanno rivelata al mondo. Nel 1971, Smith, che aveva già avuto una carriera storica come reporter di guerra, unisce le forze con la giovane corrispondente giapponese Aileen per indagare su un caso di avvelenamento da mercurio, che divenne noto come malattia di Minamata dal nome del città che aveva maggiormente colpito.

Come diretta conseguenza dello scarico di rifiuti tossici nell’oceano della società Chisso, i bambini sono nati con gravi difetti alla nascita e quasi 1.800 persone sono morte, portando a una campagna per la responsabilità e il risarcimento per le famiglie delle vittime.

Smith e Aileen hanno deciso di catturare la crisi in un film, assaliti da sfiducia e violenza. Attraverso una combinazione di scene strazianti come quella in cui un diffidente Smith fa da babysitter a una bambina con un grave avvelenamento da mercurio congenito, goffamente – e teneramente – lasciando che lei accarezzi il suo barba mentre la guarda.

Il silenzio della mancata giustizia

Minamata la recensione

Ci avviamo alla conclusione della recensione di Minamata, questa storia avrebbe spaventato qualsiasi produttore, anche con la sua struttura drammatica alla “Davide e Golia”: come fare un film in cui mostri bambini deformi? Alla fine, il film è stato messo insieme da diversi finanziatori e il suo sostegno non mainstream potrebbe averlo aiutato a mantenere una certa integrità artistica.

Johnny Depp è al centro della narrazione ma è circondato da un forte cast di supporto, tra cui Hiroyuki Sanada che interpreta il leader attivista e Minami che interpreta Aileen, che trasmette una sorta di potere silenzioso nei suoi scambi con l’uomo più anziano. Qualunque cosa si pensi di Johnny Depp questa performance è piena di grazia e grinta. Senza dubbio si riferisce ad aspetti del personaggio.

Gene Smith era un famoso fotografo scontroso anche prima di Minamata. Era stato fatto saltare in aria coprendo la guerra del Pacifico; la sua guarigione, attraverso una serie di operazioni, durò due anni. Ha inventato il saggio fotografico dopo la guerra, e ha litigato con la maggior parte dei suoi editori e colleghi quando loro deludevano lui, o lui loro.

Alla fine degli anni ’60, aveva lasciato moglie e figli per vivere in un loft di New York, fotografando le strade attraverso gli spioncini delle finestre oscurate piuttosto che uscire. È lì che vive, in una nebbia di alcol, cinismo e antidolorifici, quando una bellissima e giovane traduttrice giapponese di nome Aileen gli chiede di ricongiungersi alla razza umana: devi venire a Minamata, la gente ha bisogno di te. Il suo editore di Life, interpretato con stanca esasperazione da Bill Nighy, accetta il viaggio, pensando che potrebbe essere l’ultimo di Smith.

È una versione non convenzionale del western: un pistolero anziano (con telecamere invece di pistole) arriva in una città piena di problemi. Una volta nel villaggio di pescatori, Smith si rende conto che nessuno vuole essere fotografato. Soprattutto non vogliono che fotografi i loro figli malati.

Il personaggio di Nighy sta cercando di tenere a galla la rivista Life contro le nuove forme di media, in particolare la televisione, che mostrano il mondo con immagini in movimento e colori.

Minamata la recensione

La forma geniale di Eugene Smith, bianco e nero e 35 mm, era in via di estinzione. Minamata diventa, in quella luce, non solo il suo ultimo lavoro, ma una delle ultime grandi pietre miliari del mondo della fotografia.

Il fatto che il regista, Andrew Levitas, abbia costruito una carriera internazionale fondendo scultura e fotografia potrebbe spiegare la sua attrazione per questa storia, e il motivo per cui ha mostrato più livelli di profondità. Levitas riconosce nella struttura il potere di una singola fotografia. Le fotografie di Minamata sono famose per un’immagine particolare, il ritratto straziante di una donna che fa il bagno alla sua fragile figlia dalle membra piegate in un tradizionale bagno giapponese. È un ritratto di grande tenerezza e amore, ma è anche l’immagine della rabbia di un fotografo. Il film diventa, almeno sotto la superficie, una spiegazione della fiducia che era richiesta per realizzare quell’immagine. E il tradimento della fiducia che gli ha richiesto di farla in primo luogo.

La rappresentazione del film dello sfruttamento capitalista sembra ancora cruda e sconvolgente, in particolare alla luce del nuovo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici. La sua intenzione è quella di attirare rispettosamente l’attenzione su una causa essenziale e come mostra nella sequenza dei titoli di coda, l’inquinamento industriale sta ancora avvelenando tutti gli angoli del mondo oggi e forse nonostante i mezzi se ne parla ancora troppo poco a vantaggio di manifestazioni dall’anima superficiale.

 

Minamata è disponibile per la visone su Sky e NOW.

86
Minamata
Recensione di Laura Della Corte

Concludiamo la nostra recensione di Minamata con la certezza che questa storia non poteva essere raccontata in modo migliore e che W. Eugene Smith non poteva che essere interpretato da Johnny Depp in maniera così sublime e aggraziata.

ME GUSTA
  • Il dramma di una storia vera raccontato con grazia e rispetto.
  • Colonna sonora di Ryūichi Sakamoto, c'è da aggiungere altro?
  • Johnny Depp ai massimi livelli.
  • Un cast perfettamente amalgamato.
FAIL
  • Poteva essere interessante un approfondimento della biografia di Smith.