Smartphone, le app spiano le tue conversazioni? Dopo il servizio di Striscia il Garante apre un’indagine

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3 settimane fa

Dopo un servizio di Striscia la Notizia che ha fatto parlare di sé, il Garante per la Privacy ha deciso di aprire un’indagine sul presunto (!) fenomeno dei “microfoni degli smartphone sempre accesi”. Fino ad oggi l’idea che le aziende utilizzassero (anche) i microfoni degli smartphone per spiare le nostre conversazioni a caccia di keyword da usare per le inserzioni pubblicitarie era stata liquidata sbrigativamente come complottista.

Non ne hanno bisogno, hanno già dati a sufficienza per capire e anticipare i nostri gusti“, si diceva per eliminare ogni dubbio. Non esattamente una risposta rassicurante, ma forse proprio per questo era convincente.

Striscia la Notizia, con un servizio realizzato dal divulgatore Marco Camisani Calzolari, da anni nella redazione della trasmissione, ha cercato di vederci chiaro proponendo ai suoi spettatori una sorta di esperimento. Calzolari ha invitato il pubblico a mettere il telefono vicino alle casse della televisione, a quel punto ha simulato una conversazione dove manifestava l’intenzione di voler acquistare un’auto nuova. “Vediamo se riusciamo a smascherare questi furbacchioni”, ha detto, definendo il suo “il primo esperimento su larga scala di questo tipo”.

La settimana dopo il servizio, diversi spettatori di Striscia la Notizia hanno mandato gli screen di alcune pubblicità di auto ibride sostenendo di non averle mai visualizzate prima, o comunque di non aver mai cercato su Google o sui social argomenti legati al mondo delle quattro ruote.

Il servizio di Striscia la Notizia, ben lungi dall’arrivare ad una conclusione esaustiva, punta comunque l’attenzione sull’eccesso di autorizzazioni richieste dalle app che installiamo degli smartphone, tra cui l’accesso al microfono. “Spesso le app più esigenti sono anche quelle più stupide ed inutili”. Tanto è bastato per suscitare l’interesse del Garante italiano.

Su questo illecito uso di dati che si sta facendo alle spalle di persone ignare, già all’attenzione dei suoi uffici, il Garante per la privacy ha avviato un’indagine dopo che un servizio televisivo e diversi utenti hanno segnalato come basterebbe pronunciare alcune parole sui loro gusti, progetti, viaggi o semplici desideri per vedersi arrivare sul cellulare la pubblicità di un’auto, di un’agenzia turistica, di un prodotto cosmetico

si legge in una nota pubblicata dall’organo.

 

 

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