Dopo il documentario Framing Britney Spears, arriva su Netflix un nuovo capitolo della tormentata vita dell’iconica pop star americana e noi siamo pronti per parlarvene in questa recensione di Britney contro Spears. La storia relativa alla tutela della popolarissima cantante affidata al padre Jamie si può considerare un po’ come un riassunto, ed una riproposta in chiave contemporanea ed estrema, di come in passato venivano portati avanti in maniera subdola certi rapporti tra artisti e management.

Sia chiaro, Jamie Spears non è il manager di Britney Spears, ma è qualcosa di ancora più influente nella vita della popstar: il padre della cantante negli ultimi quattordici anni è stato in grado di controllare dalle semplici uscite della Spears, ai contratti per i tour e le apparizioni televisive. Ma andiamo ad approfondire nel dettaglio la questione messa in luce da questo documentario.

Britney Spears come Elvis Presley

Britney contro Spears recensione

Sempre su Netflix è disponibile un documentario diviso in due parti dedicato ad Elvis Presley, dal titolo The Searcher, in cui viene data molta attenzione al rapporto tra la rockstar ed il colonnello Tom Parker, il suo manager di una vita. Il percorso artistico e di vita di Elvis è stato condizionato fortemente dalle decisioni di Parker, e dal controllo che esercitava sulla vita dell’icona pop, tanto da essere considerato nel tempo una delle cause principali delle sue ansie e del suo bisogno di ricorrere a pillole e medicinali.

Era questo un vecchio modo di controllare i grandi artisti per un certo periodo del Novecento, che si è riproposto in una maniera diversa ma simile nel caso di Britney Spears, ed il documentario Britney contro Spears, di cui vi proponiamo la recensione, non è altro che il racconto di come un essere umano cerchi di liberarsi dalla gabbia umana in cui è stata rinchiusa.

Britney contro Spears è anche un documentario che mette alla luce un certo modo di fare giornalismo d’inchiesta anche nel campo musicale, con la giornalista di Rolling Stone Jenny Eliscu che racconta di come il suo rapporto con la Spears sia cambiato negli anni a causa della tutela, e di come abbia iniziato a indagare su questa oscura vicenda, che negli anni ha portato a scoperte veramente inquietanti.

Il documentario che ha la regia di Erin Lee Carr utilizza oltre a filmati di repertorio anche interviste a tanti protagonisti di questa vicenda: dall’ex avvocato della Spears, Adam Streisand, all’ex assistente Felicia Culotta. Diverse tra queste persone hanno fatto parte del giro di amicizie e dell’entourage di Britney Spears, prima che la loro stessa vicinanza venisse intesa come una minaccia, e che spingesse il cerchio tirannico del padre Jamie e dei suoi assistenti a creare il vuoto attorno alla Spears.

La storia proposta nel documentario sembra una favola al contrario.

L’esordio è affidato al matrimonio di Britney Spears con Kevin Federline, e porta a mano a mano al peggioramento delle vicende personali della cantante, che dopo aver avuto due figli si ritrova qualche anno dopo a divorziare. E così com’è accaduto anche nella vita di Elvis nel caso della separazione con Priscilla, il momento della separazione sentimentale è il punto di fragilità più alto dentro cui si possono insinuare gli squali. E così è accaduto nella vita di Britney Spears.

Le fragilità ed il dolore di Britney sono state sfruttate e considerate come incapacità di autonomia e possibilità di vivere e di agire per sé stessa. Da qui, nel 2007, è nato il procedimento che ha portato alla tutela della cantante affidata al padre. Solo col passare degli anni alcune persone, prima vicine alla popstar e poi bruscamente allontanate, hanno iniziato a notare come attorno alla Spears si fosse creata una malsana gabbia umana.

Riproponendo sempre il parallelo con Elvis, Britney è diventata una macchina da soldi che ha portato profitti per decine di milioni di dollari durante tour mondiali svolti al limite dell’esaurimento nervoso, e con una residency a Las Vegas (caso strano, fu la stessa decisione del colonnello Parker con Elvis nel momento del rilancio della carriera della rockstar) che ha rappresentato l’emblema dell’ingabbiamento della stessa Spears.

Un’inchiesta su una vita umana e sul male dello showbusiness

Britney contro Spears recensione

L’aspetto interessante a livello documentaristico di Britney contro Spears è che la storia viene raccontata col piglio di una vera e propria inchiesta giornalistica, e del resto la protagonista dell’indagine, oltre chiaramente alla stessa popstar, è la giornalista di Rolling Stone, Jenny Eliscu, che ha cercato di far luce sugli ultimi dieci anni di vita di Britney Spears.

Da un lato il documentario attira per il suo approccio da inchiesta, dall’altro, considerando la grande esposizione che ha portato questa vicenda, sembra ripercorrere un qualcosa di già visto, soprattutto considerando che mesi fa è stato distribuito Framing Britney Spears.

Sotto questo punto di vista non sono stati presentati filmati inediti particolarmente scioccanti, o che riescono a dare una nuova luce alla questione della tutela. Il tutto però è stato ben confezionato, e sicuramente aiuterà molto coloro i quali si sono approcciati in maniera superficiale alla vicenda della tutela di Britney Spears a capire veramente il dramma della situazione.

Perché dietro questa campagna mediatica che ha portato molte persone, non solo fan della cantante, a muoversi per supportare Britney Spears per restituirle un po’ di libertà, c’è dietro un cambio di passo a livello sociale. Elvis Presley è morto depresso, affogato da pillole e medicinali vari, dopo essere stato spremuto come un limone e rinchiuso in una gabbia dorata chiamata Graceland, ma la vita di Britney Spears può essere ancora salvata, ed è la stessa cantante a gridarlo ad alta voce.

Nella recensione di Britney contro Spears ci accorgiamo come il racconto si impronta su come il Ventunesimo secolo porti ancora con sé gli strascichi del Novecento, con un certo modo di approcciarsi agli artisti, speculando sulle loro vite a fini di lucro, ma anche di come la sensibilità sia cambiata, e di come una parte di Mondo non tolleri più questo tipo di comportamenti.

Stiamo parlando di una chiamata alle armi? In parte sì, perché il racconto di una vita umana sottratta alla propria libertà, e ridotta quasi ad una sorta di schiavismo, è un tema che a certi livelli non viene ancora affrontato con la giusta attenzione. La fama e la ricchezza sono quel luccichio che porta spesso a pensare che le vite delle grandi icone siano tutto “oro”, e invece la realtà può essere ben diversa.

Persino un multimilionario come Cristiano Ronaldo ha di recente denunciato la condizione di prigioniero della propria immagine che gli ha imposto la fama, ed in tutto questo Britney Spears si è ritrovata a vivere anche lo sfruttamento della sua persona e della sua carriera da parte della stessa famiglia.

Perciò guardando Britney contro Spears una delle domande che ci si viene da porre è: questo è il tipo di mondo in cui è giusto vivere? E la risposta dovrebbe essere più che ovvia, “no”. Ed è per questo motivo che la battaglia di Britney Spears è anche un po’ la nostra battaglia, e questo documentario non fa che ribadirlo.

Britney contro Spears è disponibile su Netflix dal 28 Settembre

65
Britney contro Spears
Recensione di Davide Mirabello

Britney contro Spears è il racconto di come una delle più grandi popstar mondiali si sia ritrovata ingabbiata all'interno di una sorta di prigione umana creata da un suo stesso genitore. Un'inchiesta intrigante che fa riflettere su certi meccanismi brutali dello showbusiness e della nostra società.

ME GUSTA
  • Un racconto dettagliato della tribolata vicenda della tutela di Britney Spears.
  • Un documentario condotto con un piglio da inchiesta accattivante.
FAIL
  • Per chi conosce già nei particolari la vicenda non viene rivelato o mostrato nulla di veramente inedito.