Nel 2014 il MIT regalò 100$ in Bitcoin a 3.000 studenti: molti spesero tutto in sushi in pochi giorni

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2 mesi fa

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‘Se solo avessi investito nei Bitcoin fin da subito, o in Amazon dopo il suo debutto in borsa‘. Alzi la mano chi non lo ha mai pensato. Eppure, come rivela un interessante esperimento di un team di ricercatori dell’MIT, il tempismo non è tutto.

Comprare un asset quando il suo valore è ai minimi non è sufficiente, bisogna anche saper resistere al canto delle sirene. In altre parole: non bisogna vendere alla prima tentazione. Che non è scontato, anzi, è un comportamento decisamente irrazionale: se i tuoi 100$ un anno dopo sono diventati 500$ la scelta apparentemente più sensata è quella di vendere. Quanti investimenti ti permettono di quintuplicare il tuo capitale, del resto? Praticamente nessuno. Eppure un atto di fede – irrazionale o informato che sia – in alcuni casi può dare una ricompensa elevata.

Nota a margine: bisogna aggiungere anche che molti early investor hanno fatto un errore ancora più grossolano, perdendo le private key dei loro wallet. Si stima che un enorme quantità – circa il 20% – dei Bitcoin emessi dal 2010 ad oggi siano andati a persi per ragioni futili di questo tipo, tra password dimenticate e file corrotti.

Ma andiamo con ordine. Nel 2014 un gruppo di ricercatori del MIT ha regalato ad oltre 3.000 studenti 100$ in Bitcoin. All’epoca un Bitcoin veniva scambiato a circa 300€ (contro i 40.000€ di oggi). Per poter chiedere il regalo era sufficiente iscriversi ad una piattaforma creata dall’università. Non c’era nessun altro requisito.

Dal 2014 al 2017 tutti i wallet degli studenti che hanno ricevuto la criptovaluta sono stati monitorati attentamente.

Il regalo era motivato dal fatto che un team di ricercatori voleva studiare cosa avrebbero fatto gli studenti sul lungo periodo. Dal 2014 al 2017 tutti i wallet degli studenti che hanno ricevuto la criptovaluta sono stati monitorati attentamente. In questo modo i ricercatori hanno scoperto quanti partecipanti al progetto hanno dilapidato tutto in poco tempo, quanti hanno venduto al primo rialzo importante e quanti invece hanno deciso di aspettare con pazienza, entrando a far parte di quella community che gli appassionati di criptovalute chiama ‘HODLer‘.

Circa uno studente su 10 ha convertito l’intera cifra in dollari a meno di due settimane dalla ricezione

Circa uno studente su 10 ha convertito l’intera cifra in dollari a meno di due settimane dalla ricezione. Alla fine dell’esperimento, nel 2017, circa uno studente su quattro aveva o speso o convertito tutti bitcoin ricevuti.

Un sacco di Bitcoin spesi in sushi

Una barca di sushi del Thelonious Monkfish, l’unico ristorante che all’epoca accettava pagamenti in Bitcoin

Curiosamente, un numero spaventosamente alto di studenti ha speso quasi tutti i bitcoin in sushi. Questo perché il campus del MIT, in quegli anni, aveva un ristorante di pesce molto popolare che accettava i pagamenti in criptovalute — è ancora aperto con un nome diverso, ma ora accetta solo dollari.

Una delle cose peggiori, e allo stesso tempo una delle cose migliori, del MIT era un ristorante chiamato Thelonious Monkfish. Ho speso quasi tutte le mie crypto in sushi

ha raccontato alla CNBC Christian Catalini, uno degli studenti che aveva partecipato al progetto. Curiosamente, forse per i sensi di colpa, l’ex studente si è poi specializzato proprio in criptovalute, diventando il co-fondatore di Floating Point Group, piattaforma di brokeraggio di asset crypto.

Anche un altro ex studente – oggi trader – ha raccontato che praticamente tutte le persone che conosce hanno speso almeno una parte delle criptovalute ricevute in sushi. Insomma, una vera e propria piaga. “Era l’unico ristorante in tutta l’area di Cambridge che accettava pagamenti in criptovalute, ed era anche molto popolare tra gli studenti”.

L’iniziativa del MIT aveva creato anche un altro fenomeno interessante. All’epoca creare un wallet per ricevere criptovalute non era un gioco da ragazzi. O, quantomeno, era sufficientemente complesso da scoraggiare gli utenti meno esperti — che a quanto pare abbondavano perfino nel MIT, il polo d’istruzione STEM più prestigioso degli USA. Così parallelamente all’iniziativa dei ricercatori, si era andato a creare un business collaterale, con gli studenti più esperti che in cambio di metà dei bitcoin offrivano servizi di consulenza ai loro colleghi. Se qualcuno ha dilapidato i soldi in sushi, altri hanno invece accumulato ancora più criptovalute semplicemente creando i wallet per i loro compagni di corso.

Non sappiamo se e quanti studenti abbiano deciso di conservare l’intera cifra – che oggi varrebbe circa 15.000$. Se qualcuno l’ha fatto, la CNBC non è riuscita a trovarlo.

 

 

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