L’Ultimo Ospite, la recensione: un thriller che vi toglierà il fiato

25
2 mesi fa

7 minuti

Oggi con la recensione de L’Ultimo Ospite, per la nostra rubrica Nerd Book Club, racconteremo dell’ultima fatica della scrittrice Paola Barbato, un thriller emozionante che vi terrà incollati dalla prima all’ultima pagina.

L’Ultimo Ospite è il titolo di questo recente libro della scrittrice Paola Barbato, uscito nelle librerie italiane nel 2021 ed edito da Piemme. Un libro di 413 pagine, una storia per chi conosce la nota autrice, che esce un pò dai suoi canoni, ma che incarna il thriller perfetto dove la paura e l’ignoto è dietro l’angolo di una porta.

All’inizio è solo una sensazione, un fastidio. L’odore di polvere mista a muffa, certo. Ma anche qualcosa di stonato, un dettaglio fuori posto. È questo ciò che prova Letizia quando mette piede per la prima volta a Olimpia d’Arsa, una villa antica e quasi in rovina in cui è costretta a rinchiudersi per qualche giorno con Flavio, il notaio che le ha dato un lavoro e una ragione per ricominciare.

La proprietaria della casa è morta novantenne senza eredi né testamento e i lontanissimi parenti si sono fatti avanti come bestie avide e feroci, pronti a scannarsi tra loro per impossessarsi della tenuta. E di tutto quello che c’è dentro.

Paola Barbato, negli ultimi anni è diventata un punto fermo degli scaffali delle librerie con le sue storie thriller e di paura, ma in questo nuovo romanzo L’Ultimo Ospite cerca di affrontare un argomento di per sé semplicissimo, quasi fuori dai suoi canoni classici, con una singolarità e minuziosità che alla fine dei giochi lo rende ancora più angosciante di un classico dell’horror.

Ripeto sempre di non giudicare i libri dalla copertina, ma anche questa scelta di una casa (una bella casa) con una porta rossa e una finestra illuminata ti fa entrare immediatamente nel mood del romanzo.

Un thriller in cui aleggia la paura, dove i dettagli sono la chiave per scoprire un passato traumatico dalle tinte oscure.

Paola Barbato, classe 1971, è nata a Milano, ha vissuto a Brescia ed ora vive a Verona con il suo compagno, tre figlie e tre cani. Ha scritto e sceneggiato numerosi fumetti tra cui Dylan Dog; altri suoi thriller sono Bilico, Il filo rosso, A mani nude, Scripta Manent (libro uscito a luglio 2021) Non ti faccio niente e la trilogia (da leggere nel proprio senso che si vuole) composta da Io so chi sei, Zoo e Vengo a prenderti. Lo stand alone L’ultimo ospite è il suo ultimo romanzo.

Questa non è una storia di fantasmi. È la storia degli scricchiolii nelle case vuote, è il vento, una porta che si chiude. Non è niente. Potrebbe essere tutto. All’inizio è solo una sensazione, un fastidio. L’odore di polvere mista a muffa, certo. Ma anche qualcosa di stonato, un dettaglio fuori posto. È questo ciò che prova Letizia quando mette piede per la prima volta a Olimpia d’Arsa, una villa antica e quasi in rovina in cui è costretta a rinchiudersi per qualche giorno con Flavio, il notaio che le ha dato un lavoro e una ragione per ricominciare. La proprietaria della casa è morta novantenne senza eredi né testamento e i lontanissimi parenti si sono fatti avanti come bestie avide e feroci, pronti a scannarsi tra loro per impossessarsi della tenuta. E di tutto quello che c’è dentro. Un incarico come tanti. Ma non questa volta. Sono solo piccoli dettagli che non combaciano, un cuscino spostato, una serie infinita di armadi nascosti nella boiserie, il cane di Letizia, che in quella casa non vuole entrare, e una luce azzurra, comparsa per brevi istanti una notte dalle bocche di lupo del seminterrato. Sono solo scherzi della mente, si ripete Flavio, compreso nella propria razionalità. Ma Letizia è certa che non sia così e la sua fervida immaginazione si accende quando trova oggetti infantili sepolti nella casa, ciocche di capelli biondi, muffole, piccoli trofei. Perché una donna senza figli né nipoti avrebbe dovuto conservarli? Perché avrebbe dovuto nasconderli? Ora Flavio e Letizia sono dentro senza possibilità di uscire e il più atroce dei dubbi si insinua nelle loro menti così diverse: e se non fossero soli?

Quando su una storia thriller la protagonista è la casa, le sorprese non mancheranno di certo e anche in questo caso l’autrice di Dylan Dog architetta una trama veramente originale. Di per sé tutto quello che succede nella prima parte sembra di quotidiana routine, i nipoti di una anziana signora a guerreggiare per i suoi beni e il notaio, con la sua assistente, a catalogare tutto ciò che si trova all’interno della casa stessa, chiamata Olimpia d’Arsa, ma sono proprio strane luci accese, oggetti trovati non proprio consoni e rumori di passi in lontananza che rendono la permanenza in questa casa tutt’altro che normale.

Quello che salta all’occhio in questo libro è il famoso “page-turning“, più di altri thriller della stessa Barbato. Sì perché nella semplicità delle azioni, per di più descritte alla perfezione in ogni piccola sfumatura, si arriva alla fine del capitolo sempre con un interrogativo importante o senso di disagio, cosa che ti porta ad andare avanti e avanti senza tregua: una capacità narrativa di linguaggio veramente alta. Adrenalina e patos sono calibrati e dosati alla perfezione in quello che all’apparenza potrebbe sembrare un thriller psicologico dal finale scontato, ma che invece è un thriller puro dal finale al cardiopalma. E’ proprio nei momenti più calmi della storia che succede un qualcosa che sconvolgerà la trama e l’anima del lettore, dei dettagli che rendono la vicenda alquanto angosciante.

Sì perché in questa casa, che è la vera protagonista del libro, ci abiteranno per diverso tempo il notaio Flavio con la sua assistente Letizia, che dovranno scrivere e annotare un inventario completo di tutto ciò che si trova al suo interno. Ma la casa suona una musica di abbandono e solitudine, nasconde degli angoli che dilatano la permanenza in questa aura di rumori, invasioni, oggetti macabri nascosti in anfratti rognosi e piccoli “passaggi segreti”. Questo permanere all’interno della casa fa scoprire i veri lati dei caratteri dei protagonisti, soprattutto di Letizia, che messi alle strette di situazioni al limite tireranno fuori la loro parte migliore e peggiore. Il divagare di Letizia, quel suo background che la porta a fantasticare (parlando con sé stessa continuamente), sospettare e costruire mondi, le aprirà i misteri della casa (e non solo) in cui gli orrori sono reali e custoditi come reliquie.

Ma la casa suona una musica di abbandono e solitudine, nasconde degli angoli che dilatano la permanenza in questa aura di rumori, invasioni, oggetti macabri nascosti.

Letizia non si sente per nulla a proprio agio, per di più il cane Zora fa capire che qualcosa in quella casa non va, bellissimo tra l’altro il capitolo dove il punto di vista è proprio quello dell’animale (Paola Barbato ha un amore spassionato per animali e cani e qui si nota in ogni piccolo dettaglio) e sono proprio le sensazioni ed emozioni dei due a portare avanti una trama potenzialmente semplice, ma molto complessa perché più passa il tempo e più si scoprono dettagli dell’anziana padrona che mai avreste indovinato.

Seppur parliamo di un’unica location, la trama scritta da Paola Barbato per L’Ultimo Ospite è molto intricata, non soffre mai la mancanza di altri luoghi (tante le situazioni che si creano in ogni piccola stanza) riuscendo a costruire un thriller veramente mozzafiato in cui la tensione è costantemente alta. I personaggi sono ben caratterizzati, sebbene si ha sempre l’impressione che qualcosa del loro passato rimanga celato e nascosto, il famoso “lato oscuro” di ogni persona (in questo la scrittura di Paola Barbato è sempre incisiva e perfetta) che viene lasciato volutamente indietro per concentrarsi di più sul qui ed ora.

Proprio per questo con la recensione de L’ultimo ospite vorremmo consigliare a tutti quei lettori che stanno cercando il libro dell’estate, da tenere in caldo nelle proprie vacanze perché si tratta di un ottimo thriller, mai banale, che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina ed affronta, sebbene abbastanza velatamente, due temi intramontabili quali la violenza sulle donne e i killer seriali. In che modo ne parla Paola Barbato? Dovrete scoprirlo voi, tra l’altro considerando l’ampia bibliografia (questo è il nono romanzo della scrittrice) lo consiglierei, insieme a Non ti faccio Niente, come primo approccio alla scrittura della Barbato stessa.

Riguarda la video intervista a Paola Barbato fatta ad Eureka!

81
L'Ultimo Ospite
Recensione di Alessio Vissani

L'Ultimo Ospite è una storia di paura, ma dove la paura arriva nel momento più inaspettato. E' una storia di mistero, di disagio per le cose non dette o non fatte, un libro coraggioso perché spiazza gli affezionati della stessa Barbato, ma che la eleva su altre categorie senza dubbio. Un thriller dove i dettagli sono la chiave per scoprire un passato traumatico dalle tinte oscure.

ME GUSTA
  • L'angoscia degli accadimenti strani all'interno di una casa
  • I due personaggi principali e la caratterizzazione degli stessi
  • Un continuo page-turning a fine capitolo: non si riesce a smettere di andare avanti
  • La paura e l'angoscia raccontata nelle situazioni più semplici
  • La narrazione ad alto ritmo
FAIL
  • Alcuni fan di Paola Barbato storceranno il naso perché non si tratta del "solito" romanzo a cui li ha abituati
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