Aria Sottile, la recensione: la storia di coraggio e morte intorno all’Everest

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3 mesi fa

8 minuti

Oggi con la recensione di Aria Sottile, per la nostra rubrica Nerd Book Club, racconteremo di una storia vera ambientata nella montagna più ambita dagli alpinisti: il Monte Everest. Attraverso le parole di Jon Krakauer, membro della spedizione, vivremo in prima persona una delle più grandi tragedie e storie di coraggio sulla montagna.

Aria Sottile è il titolo di questo libro dello scrittore Jon Krakauer, uscito nelle librerie italiane nel 1998, edito da Corbaccio. Un libro di 346 pagine che racconta in prima persona, in quanto l’autore ero uno dei membri della spedizione, una delle missione più famose di avvicinamento alla vetta del Monte Everest con la perdita purtroppo di nove compagni.

Rimasi immobile a guardare la vetta per quasi mezz’ora, tentando di valutare l’impressione che avrebbe fatto stare ritto in cima a quel vertice spazzato dai venti. Sebbene avessi conquistato centinaia di montagne, l’Everest era così diverso da tutte quelle che avevo scalato in precedenza, che le capacità della mia immaginazione non erano all’altezza dell’impresa.

Aria Sottile è un romanzo ibrido, tra il documentaristico (perché gli appassionati di montagna potranno trovare molte informazioni utili) e il romanzo biografico. Ci sono diversi personaggi protagonisti su cui ruota la storia, il capo spedizione, lo stesso Krakauer e gli altri compagni che cercano in tutti i modo di arrivare all’ambita vetta.

Sono state realizzate diverse edizioni di questo romanzo, ma la copertina dell’edizione attualmente in commercio dal 2005, è quella dall’impatto migliore con una fotografia scattata realmente sul monte Everest, con diversi escursionisti in lontananza.

Quella che doveva essere una spedizione come tante (una missione “standard” come tante altre) si trasforma in una tragedia agli occhi di molti e ancora oggi tante verità sono destinate a restare celate come nella gran parte dei disastri nei quali vengono coinvolte diverse persone.

Jon Krakauer nato a Brookline, il 12 aprile 1954 è un saggista e alpinista statunitense conosciuto per i suoi libri riguardanti la vita all’aria aperta e l’alpinismo, tra le opere più famose anche Nelle Terre Estreme da dove è stato tratto il film di Sean Penn Into the Wild Nel 2003 decide di cambiare genere di letteratura ed entra nel campo del giornalismo investigativo. Gran parte della popolarità come scrittore è dovuta all’attività di giornalista che svolse presso l’Outside magazine. Nel novembre 1983, abbandonò il lavoro part time di pescatore e carpentiere per diventare uno scrittore a tempo pieno. La sua attività di giornalista freelance riguarda vari campi; per esempio, scrisse una colonna mensile di fitness per Playboy, in aggiunta ai suoi molti lavori riguardanti l’alpinismo. I suoi articoli apparvero anche nei giornali SmithsonianNational Geographic MagazineRolling Stone, e Architectural Digest.

Maggio 1996, cinque spedizioni sono in marcia per raggiungere gli 8.848 metri del Monte Everest, fra loro Jon Krakauer, giornalista e alpinista con il compito di documentare l’ascensione per i suoi lettori. Ma un improvviso mutamento volge repentinamente il meteo a tempesta a oltre 8.000 metri di quota. E lì, ambizioni, gelosie, scelte sbagliate e tutto il carosello di lucrose spedizioni commerciali trasformano l’ascensione in tragedia. Alla fine di quella giornata – il 10 maggio 1996 – si conteranno 9 morti e alcuni amputati. Una cronaca avvincente, che tiene col fiato sospeso, della lotta contro la morte a 8.000 metri e delle scelte, delle circostanze e dei ritardi che condussero a tale tragedia.

Iniziamo subito ad individuare il target dei lettori di questo romanzo: un libro che può essere letto sia dagli appassionati di montagna che i più classici pantofolai da divano che non hanno mai scalato nemmeno una piccola collinetta perché il racconto di Aria Sottile è univoco e non per tecnici. Nel maggio del 1996, l’Everest fu protagonista di una tragedia che rimase nella storia e che ancora oggi viene raccontata con dolore e tristezza da coloro che ne hanno fatto parte, ma anche dai tanti lettori che grazie ai libri, alle riviste e ai film che ne hanno parlato si sono sentiti partecipi di quella drammatica esperienza.

Il libro Aria Sottile di Jon Krakauer è appunto la narrazione di questa tragica esperienza, dove quattro spedizioni alpinistiche, due delle quali capitanate da guide fra le più esperte nel campo delle scalate alle vette più alte del mondo, vengono colte all’insaputa (ma dopo capiremo che ci sono stati diversi errori) da una furiosa tempesta che, senza guardare in faccia nessuno, si getta con tutta la sua potenza e la sua estrema furia su di loro. Da questo libro è stato tratto il famoso film Everest del 2015 diretto da Baltasar Kormákur con protagonisti Jason Clarke, Jake Gyllenhall, Josh Brolin e Keira Knightley.

Alla base di tutto c’è sicuramente la lotta eterna tra l’uomo e la natura e il controverso confine tra il possibile e l’impossibile, il fascino della meta che da sempre sovrasta il sacrificio per raggiungerla.

Krakauer, laureatosi in scienze ambientali, ma da sempre appassiono di avventura e sport estremi, si interessa all’alpinismo raggiungendo vette in Patagonia, in Alaska e sull’Himalaya, scalando per la prima volta l’Everest nel 1996. Per quella missione fu Inviato dalla rivista Outside (tra le migliori riviste di settore all’epoca) per farne un reportage completo. Proprio per questo Jon raggiunge il Nepal, preparandosi alla scalata come tutti gli altri alpinisti per riferire da protagonista il significato di una scalata commerciale. Da poco tempo infatti negli anni novanta iniziarono le famose “scalate commerciali”, e Krakauer decise proprio di documentarne ogni aspetto dalle fatiche richieste per svolgere questo tipo di impresa, le difficoltà, i sacrifici, i rischi che gli impavidi scalatori scelgono di compiere, ma anche le soddisfazioni e le emozioni che si provano una volta raggiunto il tetto del mondo. Purtroppo quello che doveva essere una classica spedizione si trasforma in tragedia.

Tante sono le critiche su ciò che si sarebbe dovuto fare e su quello che invece non andava fatto, ma, si sa, col senno di poi, è molto facile parlare e schierarsi da varie parti.

Con autentico spirito da reporter e rigore giornalistico Krakauer, scrive un linguaggio più che diretto e semplice, come se il libro (di diverse centinaia di pagine) diventa una sorta di grande diario o articolo di un magazine “più lungo”. In questa opera si cerca di laicizzare anche il mito della mistica cultura alpinistica, raccontando specificatamente tutte le fasi dell’avventura, dall’avvicinamento e acclimatazione, al coordinamento e organizzazione delle squadre miscelando la descrizione degli aspetti tecnici della disciplina a riflessioni personali che rendono ancor di più vero il racconto in quanto la percezione del coinvolgimento emotivo è palese.

Il libro è veramente coinvolgente nella sua autenticità e seppur la trama è sotto gli occhi di tutti, la sì conosce e la sì può individuare in due click leggendo le cronache dell’epoca, non annoia in nessuna parte. Forse possiamo trovare un pò di calo nella parte centrale dove si percepisce l’idea di partire per la vetta quindi ci si aspetta la “svolta”, ma invece ci sono moltissime situazioni tecniche ancora da evidenziare, ovviamente dal mio punto di vista queste rendono ancor più veritiero il racconto.

La natura è sempre protagonista in questo libro attraverso la scansione periodica dell’evolversi del clima; a farle da controcanto il coraggio degli alpinisti coinvolti in tutta la loro umanità e determinazione.

Nel suo intento di portare il lettore ad interrogarsi sulla perenne tensione dell’uomo verso l’infinito e allo stesso tempo sulla sua vulnerabilità fisica ed emotiva Krakauer in Aria Sottile narra ciò che ha vissuto e ha visto con i propri occhi, descrivendo dettagliatamente gli alpinisti che sono stati al suo fianco sino alla fine e coloro che invece ha perduto di vista prima che la forza della natura prendesse il sopravvento oltre il Campo Quattro. Racconta la morte, l’amore, il coraggio, la natura, la tenacia e il fatto che lo stesso scrittore ha sofferto l’ipotermia o la mancanza di ossigeno si percepisce in ogni sua virgola. Krakauer non tralascia nessun aspetto della vicenda, quasi come se volesse in qualche modo espiare la sua più grande cicatrice che è stata quella di veder morire compagni con i quali ha vissuto diversi mesi della sua vita. Nella sua narrazione c’è il rigore della disciplina (soprattutto per chi conosce la montagna), le sfumature caratteriali dei protagonisti (che servono per i lettori non tecnici), la paura, la fatica, le ambizioni e i retroscena in un progressivo gioco di rivelazioni che coinvolgono il lettore in una spirale emotiva a 360°. Proprio per questo con la recensione di Aria Sottile vorremmo consigliare a tutti quei lettori innamorati delle grandi storie, anche se tragiche, delle grandi avventure perché è da queste situazioni che si cela il lato umano più nascosto e Krakauer con questo racconto entra di diritto nei bestseller e classici indiscussi della letteratura di montagna e d’avventura.

73
Aria Sottile
Recensione di Alessio Vissani

La storia di Jon Krakauer è un'avventura vera che andrebbe letta sia se si è appassionati di montagna che non. C'è il coraggio nel romanzo di Jon, c'è amore per la vita e c'è il rispetto per la natura che può dare tanto, ma anche togliere tanto. Un classico della letteratura di montagna seppur con una fine drammatica.

ME GUSTA
  • Una storia incredibile di coraggio raccontata in prima persona.
  • Il linguaggio quasi giornalistico e i dettagli rendono tutto estremamente veritiero
  • Per gli appassionati di avventura, e non solo di montagna.
FAIL
  • Nelle parti centrali cala un pò la tensione e si dilunga forse in descrizioni troppo "tecniche"
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