A Cena con il Lupo – Werewolves Within, la recensione: quando “lupus in fabula” non è solo un modo di dire

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3 mesi fa

6 minuti

a cena con il lupo

Scrivere la recensione di A Cena con il Lupo – Werewolves Within è più complesso di quel potrebbe sembrare a prima vista, perché in sé il film di Josh Ruben sembrerebbe solo un giallo dalle spiccate caratteristiche di commedia e con un pizzico di horror grottesco, come ne abbiamo visti diversi, negli ultimi anni, in primis Cena con delitto – Knives Out.

In realtà, però, se ci soffermiamo sulle fonti di ispirazione, risulta davvero bizzarro realizzare come i diversi medium ludici e narrativi si rincorrano. A Cena con il Lupo è direttamente (ma molto liberamente) tratto da un videogioco, Werewolves Within, uscito qualche anno fa per PC e PlayStation 4 in formato VR e multiplayer.

L’intento dello sviluppatore Red Storm Entertainment e del publisher Ubisoft era quello di realizzare un party game con molta interazione sociale tra i giocatori, che si rifacesse ai classici moderni del social deduction game, ovvero i giochi di società discorsivi in cui ogni giocatore cerca di dedurre i segreti degli altri, smascherando i cosiddetti “bugiardi per ruolo”, ossia i partecipanti a cui è toccata la parte del “cattivo”.

Codificati ad arte solo alla fine degli anni ’80, questo tipo di party game ha avuto un successo sempre maggiore nelle varie iterazioni del concetto base, che hanno portato ai vari Mafia, Werewolf e Secret Hitler, per arrivare per l’appunto a Werewolves Within e all’incredibile fenomeno Among Us, che nel corso del 2020 ha certificato mezzo miliardo di giocatori, a certificare l’appeal del genere sui giocatori mondiali

È stato il Professor Plum, nello studio, col candelabro

A Cena con il Lupo – Werewolves Within si rifà esattamente a questo tipo di gioco e al videogioco omonimo, in cui un gruppo di villici, attraverso testimonianze, deduzioni e votazioni, cerca di scoprire chi, tra i partecipanti, è il lupo mannaro che minaccia il villaggio. Il fatto è che questo tipo di trama è alla base di un qualunque whodunit, il “giallo” in cui è stato commesso un assassinio e bisogna scoprire il colpevole, come in certi romanzi di Agatha Christie o nel gioco da tavolo Cluedo, che di suo ha ispirato, nel 1985, un film che per certi versi ricorda parecchio A Cena con il Lupo.

Insomma, un concept che si morde la coda, a cavallo tra diversi medium. E il bello è che, comunque, per divertirsi con A Cena con il Lupo non c’è bisogno di conoscere lo schema classico del giallo né quelli dei giochi da tavola o per computer a cui è ispirato: basta lasciarsi trascinare nelle oscure atmosfere di Beaverfield.

Al lupo, al lupo!

La cittadina di Beaverfield, situata in una remota zona boschiva americana, non è proprio un posto allegro e solare in cui decidere di svernare: tra l’essere situato in una zona impervia e i bizzarri abitanti, bisogna avere davvero buoni motivi per stabilircisi o restarvi. Per l’idealista e bonaccione Finn, la motivazione è il suo nuovo impiego come guardia forestale, assegnata proprio alla zona montana che comprende la città. Una volta sul luogo, il nostro fa la conoscenza con i suoi pittoreschi residenti: non tutti, però, sono amichevoli come la locandiera locale o la nuova, gioviale postina, Cecily.

Molti, anzi, lo guardano con sospetto, o quantomeno con indifferenza. Tra questi contiamo Sam Parker, magnate dei combustibili che sta cercando di comprare i possedimenti della popolazione locale per piazzare in zona un oleodotto, creando scompiglio tra chi è allettato dall’offerta e chi, invece, non vorrebbe agenti inquinanti nei dintorni. Poco dopo l’arrivo di Finn, però, strani avvenimenti si verificano, lasciando una terrificante scia di cadaveri sbranati dietro di sé. Una eminente ricercatrice avanza l’ipotesi che non si tratti solo di bestie selvatiche, ma di un vero e proprio licantropo… sarà vero? O è solo una criminale messinscena? Oppure, ancora, l’opera di un meticoloso e pericolosissimo serial killer? Starà a Finn e ai suoi nuovi “vicini di casa” scoprire chi o cosa è il lupo mannaro che si aggira per Beaverfield.

Quella che Josh Ruben porta su schermo non è una storia dalle grandi pretese, se non quella di intrattenere, nel migliore dei modi, i propri spettatori, in una girandola di supposizioni, incidenti, battute dall’umorismo scomodo (e per questo funzionanti) e momenti gore da tipica commedia horror.

Non tutto fila allo stesso modo, sia da un punto di vista tecnico (soprattutto il montaggio) che da quello della trama, con almeno un paio di situazioni più sciocche del dovuto; Ruben, chiaramente, non è Edgar Wright e nemmeno Rian Johnson, ma svolge più che onestamente il proprio compito, riuscendo a far fruttare i mezzi a disposizione e restituendo un’atmosfera che non si prende mai troppo sul serio, riuscendo al contempo a non volare costantemente sopra la soglia dell’inverosimile: c’è sempre un punto fermo nell’intonazione del racconto che risulta encomiabile.

Nel complesso, ad ogni modo, la vicenda appassiona, principalmente per due meriti in particolare.

Uno è il saper sempre creare efficaci capovolgimenti di fronte che lasciano costantemente lo spettatore con nuovi dubbi circa l’identità dell’artefice dei delitti: le regole d’oro del giallo vengono generalmente rispettate, tanto che se siete avidi conoscitori del genere probabilmente indovinerete presto la soluzione dell’intrigo, ma non ne sarete sicuri fino alla fine, come in ogni buona storia del filone.

Il secondo merito va tutto al cast attoriale: non c’è un solo volto “famoso” ma molti li avete visti (e magari apprezzati) in tante altre produzioni, e qui tutti, nessuno escluso, danno ottimo sfoggio di abilità nella commedia, caratterizzando in maniera a volte davvero sopra le righe i propri personaggi ma senza mai risultare macchiettistici.

Il plauso più grande va ai due volti da cartellone dell’operazione: Sam Richardson, bravissimo a reggere il ruolo del bonario Finn, e la adorabile Milana Vayntrub nella parte della dolce Cecily.

Se vogliamo dirla tutta, alla fine della nostra recensione di A Cena con il Lupo – Werewolves Within, potremmo anche azzardare che, tutto sommato, la pellicola rientri nel ristretto novero dei film belli tratti da un videogioco: e lo fa rispettando il materiale di partenza, rielaborandolo, facendolo suo senza stravolgerlo, prendendone gli aspetti migliori, sopperendo alla mancata interattività con una mano autoriale (quella della sceneggiatrice Mishna Wolff) che prende una posizione e dona, oltre a una personalità incisiva, anche un destino unico -e ben pensato- ai suoi personaggi, senza cedere all’invito ludico dei finali multipli come nel citato prima film di Cluedo, trovata divertente ma che col cinema ha poco a che fare.

 

 

Distribuito da BIM, A Cena con il Lupo è disponibile su tutte le maggiori piattaforme on-demand come SKY PRIMAFILA, SONY, AMAZON, G-PLAY, APPLE TV, RAKUTEN, CHILI, INFINITY e TIM VISION a partire dal 2 Luglio.

72
A Cena con il Lupo - Werewolves Within
Recensione di Marco Lucio Papaleo

C'è molto di buono in A Cena con il Lupo - Werewolves Within, che promette (e mantiere) un'ora e mezza di sano intrattenimento in equilibrio costante tra il giallo, la commedia e l'horror. Personaggi caratteristici, interpreti davvero bravi e degli snodi narrativi che cambiano costantemente volto alla presunta minaccia sono la costante che non vi farà rimpiangere un solo minuto davanti alla pellicola, che forse avrebbe giovato di un regista di maggiore esperienza ed estro: Ruben appare un po' tirato, forse nel timore di sbilanciare gli equilibri tra i tre generi cardine, cosa che, a onor del vero, non gli capita mai di fare. Consigliato per una Friday Horror Night con pizza, pop corn e caramelle gommose in compagnia di amici.

ME GUSTA
  • Attori bravissimi a rendere il ruolo
  • Continui capovolgimenti di fronte
  • Fotografia e VFX niente male
FAIL
  • Regia poco estrosa
  • Niente di particolarmente originale
  • Colonna sonora blanda
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