Pornhub: 34 donne denunciano il sito, una delle ragazze: “ero minorenne”

109
1 anno fa

Trentaquattro donne hanno denunciato Mindgeek, la parent company che gestisce Pornhub e altri popolari siti per adulti. Le donne accusando il sito di non vigilare sui contenuti caricati dagli utenti e definiscono Mindgeek “una classica impresa criminale” con un business model strutturato per guadagnare dal traffico di esseri umani e dai contenuti pornografici non consensuali.

I loro video privati sarebbero stati distribuiti sul noto sito porno contro il loro consenso. Nonostante i reclami, i video non sarebbero stati rimossi in tempo utile.

Una delle querelanti ha raccontato alla CBS che aveva solamente 17 anni quando venne filmata dal suo attuale fidanzato durante un rapporto sessuale. Il video è poi stato caricato su Pornhub dove sarebbe rimasto disponibile a lungo, nonostante le denunce della ragazza. Ma Pornhub si difende:

L’accusa che Mindgeek sia un’organizzazione criminale che operi nel traffico di esseri umani e sia gestita come la famiglia Soprano sono assurde, completamente spudorate e categoricamente false

Le donne accusando Pornhub di trarre scientemente profitto dai video di violenza sessuale e revenge porn. Sono rappresentate dallo studio legale Brown Rudnick LLP e chiedono di ottenere un giusto risarcimento per i danni subiti.

“Pornhub ha operato fino ad oggi come un classico distretto a luci rosse vecchio stile, dove le regole che si applicano e dovrebbero venire applicate ovunque, molto semplicemente, sono state ignorate”, ha detto Michael Bowe, uno degli avvocati che rappresenterà le 34 querelanti. «Questo caso ha per oggetto lo stupro, non la pornografia».

Solo una delle 34 donne ha scelto di rivelare il suo nome al pubblico, le altre hanno preferito l’anonimato.

I precedenti di Pornhub

Una storia che si ripete e che ricorda altre denunce presentate contro Pornhub nel corso degli ultimi anni. A dicembre 2020 un articolo del New York Times aveva accusato il sito di ospitare video di stupri e violenze sui minori, aprendo vaso di Pandora e costringendo il sito a rivoluzionare le sue policy e a limitare la libertà degli utenti di caricare video. Dopo la denuncia del NY Times, Pornhub aveva perso il supporto di Visa e Mastercard. In un tentativo di damage control senza precedenti, il sito dovette cancellare oltre 2 milioni di video.

Ancora prima era stato il turno del caso GirlsDoPorn,  popolare casa di produzione per adulti rea di aver convinto la maggior parte delle donne comparse nei suoi video attraverso l’inganno o altre forme di manipolazione. GirlsDoPorn operava soprattutto su Pornhub, dove è stato a lungo uno dei canali più visti dagli utenti.

Il caso si era risolto con l’arresto di alcuni dei fondatori del sito, condannati per traffico di esseri umani e stupro, e un maxi-risarcimento a favore della parte lesa.  Ruben Andre Garcia, uno dei proprietari, è stato condannato a 20 anni di galera, nonostante lo stesso procuratore si fosse limitato a chiedere una condanna a 12 anni. Ad oggi l’ex proprietario di GirlsDoPron, Michael James Pratt, risulta ancora latitante e l’FBI offre 50.000$ per informazioni che possano portare al suo arresto.

 

 

Instagram ha sospeso l'account di Pornhub, festeggiano gli attivisti anti-porno
Instagram ha sospeso l'account di Pornhub, festeggiano gli attivisti anti-porno
Crisi ucraina, i giganti del web isolano la Russia
Crisi ucraina, i giganti del web isolano la Russia
Pornhub e Ilona Staller assieme per rendere i musei 'meno noiosi'
Pornhub e Ilona Staller assieme per rendere i musei 'meno noiosi'
XTube: il sito per adulti chiuderà definitivamente a settembre
XTube: il sito per adulti chiuderà definitivamente a settembre
Pornhub ha cancellato 9 milioni di video, dimezzando il suo archivio
Pornhub ha cancellato 9 milioni di video, dimezzando il suo archivio
Pornhub, la svolta dopo la denuncia del NY Times: stop ai video dei canali non verificati
Pornhub, la svolta dopo la denuncia del NY Times: stop ai video dei canali non verificati
Pornhub 2019: un anno di porno
Pornhub 2019: un anno di porno