Booking.com si sarebbe data a un’evasione fiscale plurimilionaria

2 settimane fa

camera hotel

C’è qualcosa di marcio in Olanda. Probabilmente è Booking.com, noto portale di prenotazione alberghiera che bombarda le televisioni con le sue costanti e martellanti pubblicità. Stando alle accuse delle fiamme gialle, al momento di pagare l’IVA sui suoi incassi, l’azienda avrebbe fatto orecchie da mercante e, applicando stratagemmi illeciti, si sarebbe assicurata di evadere ogni imposta, si in Italia che nei Paesi Bassi.

I finanziari di Genova e di Chiavari, rispettivamente guidati dal colonnello Ivan Bixio e dal capitano Michele Iuorio, stanno lavorando alla probabile evasione fiscale attingendo a tutti i mezzi a loro disposizione, sia per la portata gigantesca del buco finanziario, sia perché, denunciano, l’Amministrazione olandese non si stia dimostrando collaborativa.

Meticolosamente, quasi artigianalmente, la guardia di finanza ha dunque dovuto controllare i dati delle banche e delle fonti aperte, incrociandoli con i dati messi a disposizione della multinazionale. Da questa comparazione è emerso che tra il 2013 e il 2019 il portale abbia più volte applicato il meccanismo come “reverse charge” anche quando non applicabile.

In altre parole, avrebbero scaricato sugli hotel loro clienti il pagamento dell’IVA “anche nei casi in cui la struttura ricettiva era priva della relativa partita”, con il risultato che oltre 153 milioni di euro di imposte sono scomparsi magicamente nel nulla.

In linea con la legislazione europea in materia di Iva, riteniamo che tutte le nostre strutture partner nell’Unione Europea, incluse quelle italiane, siano responsabili della valutazione circa il pagamento dell’Iva locale e del versamento ai rispettivi governi.

Confermiamo di aver ricevuto il recente verbale di accertamento Iva da parte delle autorità italiane, che verrà ora esaminato dall’Agenzia delle Entrate e che intendiamo approfondire in piena collaborazione con quest’ultima,

afferma in una nota Booking.com, dando a intendere che la linea difensiva andrà a rimarcare che la responsabilità del pagamento dell’IVA debba cadere sui singoli stabilimenti.

 

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