Lasciali parlare, la recensione: un posto oltre le parole

4 mesi fa

7 minuti

Lasciali parlare

Nella classifica immaginaria degli autori più importanti e allo stesso tempo meno considerati nel panorama cinematografico moderno il nome di Steven Soderbergh si piazza facilmente almeno in zona Champions League. Nessuno come lui in questi ultimi anni è riuscito a coniugare una prolificità produttiva dall’alto tasso qualitativo con una capacità soprattutto intelligente di sperimentazione stilistica e di genere.

Nella recensione di Lasciali parlare, appena arrivato su tutte le principali piattaforme streaming (noi abbiamo avuto l’opportunità di vederlo su Rakuten TV) siamo di fronte non solo alla sua terza pellicola in appena due anni (con un altra, No Sudden Move, in dirittura di arrivo), ma anche all’ennesimo esperimento di successo, stavolta quasi ai limiti del miracolo produttivo, sia per riuscita tecnica che drammaturgica. Merito suo, della straordinaria scrittura di Deborah Eisenberg e della bravura di un cast d’eccezione, capeggiato dall’eterna Meryl Streep e segnato dalla presenza di altri due mostri sacri hollywoodiani come Dianne West e Candice Bergen.

 

 

Il nuovo Soderbergh si concentra sul racconto di una traversata girata in 10 di giorni ed è ambientato praticamente tutto in nave, un microcosmo in cui si succedono discussioni su diversi argomenti, tra cui lo status del lato commerciale dell’attività artistica, il passaggio del tempo, i legami, sia famigliari che amicali, la connessioni in grado di perdurare attraverso le epoche e gli echi che avvicinano coscienze affini, anche nelle persone che non si sono mai incontrate. Un film che riflette sul concetto di comunicazione, analizzandone i livelli e cercando di decifrarne l’importanza nella vita con se stessi e con gli altri. Complesso, intimista, delicato, onesto e arguto, arricchito da un coinvolgimento che lo rende ancora più autentico.

Lasciali parlare – Alice can’t fly

Alice Hughes (Streep) è una scrittrice riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo, già vincitrice del Premio Pulitzer per You Always, You Never, il suo libro di maggior successo commerciale, ma ritenuto, ovviamente, dall’autrice il suo punto letterario più basso. C’è poco nella sua vita lavorativa che sembra possa darle una gioia e tra questo poco c’è la prospettiva di aver ricevuto un altro premio a cui la donna tiene particolarmente. Peccato che la cerimonia di consegna avvenga oltreoceano. Sapete, Alice non vola. Fortuna vuole però che Karen (Gemma Chan), sua nuova rappresentante, abbia dei contatti per permetterle di imbarcarsi sulla Queen Mary 2 e raggiungere l’Inghilterra con una comoda traversata, a patto che tenga un discorso pubblico durante la settimana di viaggio. Niente di che.

Meryl Streep

Allietata dalla prospettiva del premio, Alice si lascia convincere, a patto che possa invitare ad unirsi a lei le sue due migliori amiche, Susan (West) e Roberta (Bergen), e il suo adorato nipote Tyler (Lucas Hedges), nel ruolo di accompagnatore / testimone dello spettacolo di riconciliazione e risentimento che andrà in scena tra le tre, che non si vedono ormai da 30 anni. Tra tutti i motivi di screzio affiorati in questo lungo periodo, i principali riguardano l’allontanamento di Alice dovuto alla sua carriera e il rancore che Roberta prova nei suoi confronti, in quanto rea, secondo la donna, di aver utilizzato la sua vita per la scrittura di uno dei suoi personaggi più famosi, rovinandole così il matrimonio e la reputazione.

Sul viaggio aleggia anche lo spetto di un nuovo libro che l’autrice deve scrivere per la sua casa editrice. Un manoscritto segretissimo, oggetto di molte aspettative e di cui nessuno sa nulla, a parte Alice e, forse, Tyler. Almeno questo è quanto sospetta Karen, che, essendosi presa ogni responsabilità per l’organizzazione del viaggio, avvicina il ragazzo nel tentativo di scoprire il più possibile, sperando che si possa trattare di un sequel dal successo garantito.

Una settimana in viaggio, scandita da una routine fissa, in cui, tra mille parole, ricordi, veleni e malinconie, Alice cerca di trovare una connessione, un barlume di amore, una folgorazione improvvisa. Una nuova prima ispirazione.

Microcosmo in traversata

Lasciali Parlare

Con Lasciali parlare Soderbergh compie l’ennesima traversata da un genere e all’altro, ma stavolta si spinge addirittura oltre, creando un film la cui importanza trascende gli argomenti e gli spunti trattati, ma trova la sua compiutezza nella concezione e nel lavoro dietro la pellicola.

Il regista di Atlanta gira tutto in 10 giorni, facendo le riprese di giorno e montando di notte, grazie all’ausilio delle Red Komodo, mini camere, digitali e ad alta risoluzione, ma soprattutto bisognose di una illuminazione minima, caratteristica che ha permesso alla troupe di lavorare senza luci sul set. Il resto del lavoro è frutto della penna della Eisenberg, celebrata firma di short-stories, ed autrice in questo film di un grandissimo lavoro sui personaggi, e della bravura degli attori, in grado di improvvisare quasi completamente tutti i dialoghi della pellicola. Così Lasciali parlare diventa un ennesimo film manifesto della poetica di Soderbergh, sempre più in grado di svincolarsi dalle logiche delle grandi produzioni, riducendo al minimo ai costi e trovando sempre il modo di non sacrificare le proprie idee o ambizioni.

La Queen Mary 2 è non solo un grande set in movimento, ma anche un metateatro in cui avviene il processo di creazione. In questo senso Alice può essere letta come una personificazione del regista, che riflette sulla propria arte, ma anche sulla condizione della propria arte, tra i vincoli del mercato, il passaggio inesorabile del tempo e il costo che ha dovuto pagare per continuare a dedicarcisi. Soffermandosi poi su quanto valga la pena continuare, dove è possibile recuperare ciò che si è dovuto sacrificare in suo nome e su quanto sia necessario tornare a stabilire una connessione con i propri affetti per rimettere se stessi al centro del nostro mondo. Riservarsi un posto per la nostra umanità, rimodellata dalle parole di cui abbiamo riempito la nostra vita e ora incapace di riallacciare una connessione, di riconoscere come vicina una coscienza che sia di altri.

Una condizione misera che però trova nuova linfa nelle persone a cui dedichiamo l’umanità che ci è rimasta.

Lasciali parlare – Esiste un posto oltre le parole?

Lasciali Parlare

“Ci deve essere un modo migliore di descrivere le cose, per ordinare le parole in un modo nuovo, usare le parole, per portarti in un posto oltre le parole. Ci deve essere.

In conclusione della nostra recensione di Lasciali parlare prendiamo in esame il quesito iniziale che si pone Alice per cercare di capire come il film suggerisce la risposta.

In uno svolgimento prettamente organizzato per interni, in cui i luoghi sono i vari ambienti della nave da crociera, i protagonisti riempiono i minuti portando il loro vissuto, le loro idee sul futuro e le loro reciproche riflessioni, attraverso le parole. Quando affilate come artigli, quando delicate come fiori, impegnate in una costante danza nella quale ciò che emerge è l’importanza dei silenzi. Dove si vince solo con l’umanità di fermarsi prima di ferire. Le meravigliose interpretazioni dei tre tenori, bellissimi personaggi femminili, inglobano lo spettatore, donando al film un ritmo scorrevole, pur all’interno di una macrostruttura da racconto quotidiano.

Tutti intorno a loro parlano, dalle varie fiamme di Roberta fino al leggendario scrittore di gialli imbarcatosi a sua volta, tutto talmente ben messo a fuoco da coinvolgere lo spettatore al punto da fargli sentire persino un sospiro di crime nelle orecchie verso il finale. Alice di solito ascolta. Alice di solito cerca un’affinità che vada oltre le chiacchiere, eppure in esse si perde anche lei. Quindi questo posto dov’è?

Soderbergh lo individua nel cinema. Unica dimensione che permettere di usare le parole per spingersi oltre, per esaltare ciò che a parole non può essere detto, ma a cui grazie a loro si può arrivare. Il cinema è l’ispirazione e la folgorazione. Così Lasciali parlare diventa alla fine un semplice invito allo spettatore. Lascia che lo facciano loro, lascia che loro ti conducano in un altro posto. Tu lasciare fare a loro, lascia fare a noi. Goditi il viaggio.

 

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Lasciali parlare
Recensione di Jacopo Fioretti Raponi

Per Lasciali Parlare Steven Soderbergh scrive l'ennesimo capitolo di una carriera poliedrica, passata a sperimentare linguaggi e viaggiare tra generi cinematografici differenti. Il film con protagoniste Meryl Streep, Dianne West e Candice Bergen racconta di una traversata transoceanica, girata in 10 giorni e quasi completamente improvvisata, vissuta tra le complessità dei rapporti umani, raccontati tra nostalgia, rancori e riconciliazioni. Un viaggio alla scoperta di se stessi e della propria arte, in cerca di una via che possa condurci di nuovo ad un contatto autentico. Una nuova prima ispirazione.

ME GUSTA
  • La riuscita dell'impresa lavorativa del team tecnico è straordinaria.
  • La bellissima scrittura dei personaggi femminili della Eisenberg.
  • La prova attoriale del cast, soprattutto considerando la grande componente di improvvisazione.
  • Un brindisi a Soderbergh, che sperimenta e cambia, ma non sbaglia quasi mai.
FAIL
  • La natura del film può risultare di non facilissima digestione, soprattutto nella risoluzione.
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