Uomo cieco riottiene la vista grazie a proteine fotosensibili

2 mesi fa

cieco robotica

Un uomo di 58 anni, cieco da 20 per colpa di una malattia neurodegenerativa ereditaria, la retinite pigmentosa, ha riottenuto parzialmente la vista grazie all’optogenetica, la disciplina che combina tecniche ottiche e genetiche per controllare l’attività delle cellule.

Stando alla rivista Nature Medicine, la quale ha pubblicato lo studio proprio oggi, l’esecuzione di questo esperimento rappresenterebbe la prima applicazione di una tecnica che prevede l’uso di luci lampeggianti per controllare le cellule cerebrali, tecnica che è riuscita a restaurare per vie traverse nell’uomo la possibilità di percepire un mondo che gli è stato negato per molto tempo.

La terapia genetica si basa su di una proteina prodotta dalla alghe, la canalrodospina, la quale altera il proprio comportamento proprio in risposta alla luce. In pratica, la parte profonda di un occhio dell’uomo è stata “istruita” con le informazioni genetiche della proteina, cosa che lo ha reso sensibile a degli impulsi luminosi.

Da qui in poi, il resto del percorso è stato coperto con una soluzione meccanica: visto che l’occhio avrebbe reagito solamente alla luce ambrata, il paziente ha dovuto indossare un paio di occhiali dotati di videocamera e proiettore.

La telecamera, esterna, riprendeva il mondo circostante mentre il proiettore, interno, lo proiettava con la giusta lunghezza d’onda direttamente nelle profondità retiniche. Dopo mesi di addestramento, l’occhio e il cervello hanno imparato questa nuova forma di “lettura” del mondo, permettendo all’uomo di vedere quanto basta per riconoscere forme e strumenti.

Il paziente era inizialmente un po’ frustrato perché c’è bisogno di molto tempo tra l’iniezione e il momento in cui si inizia a vedere qualcosa. Tuttavia quando ha iniziato a segnalarci autonomamente che era in grado di vedere le strisce pedonali che tagliavano la strada, potete immaginare fosse molto eccitato. Eravamo tutti molto eccitati,

ha dichiarato il dottor José-Alain Sahel, dell’Institute of Vision di Paris.

Ovviamente questo esperimento non concederà dall’oggi al domani la vista a ogni cieco, tuttavia questo primo successo pone sotto i riflettori le potenzialità dell’optogenetica, branca della medicina che è ancora molto giovane.

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