Ransomware: oleodotto statunitense tenuto in scacco

1 mese fa

oleodotto

Grossi guai per il Colonial Pipeline, oleodotto da cui passa il 45 per cento del carburante che viene distribuito sulla costa est degli Stati Uniti: un attacco ransomware ha reso inutilizzabili i computer dell’infrastruttura, bloccandone completamente l’operatività.

L’azienda si è scollegata dalla Rete questo venerdì e da allora ha cercato, con scarsi risultati, di ripristinare i propri server e i propri servizi. Se il problema dovesse protrarsi a lungo, i danni economici potrebbero divenire disastrosi e ripercuotersi direttamente sui prezzi locali della benzina.

Per cercare di tamponare come possibile l’emergenza, il Governo USA ha scritto e autorizzato domenica una legge d’emergenza che permette il trasporto su gomma del prezioso carburante, soluzione che è utile come un cerotto posto su una ferita che meriterebbe punti di sutura: non particolarmente, ma meglio che niente.

A preoccupare ancor più del potenziale e impellente aumento dei prezzi del gasolio, è il fatto che l’attacco ransomware all’oleodotto non fa che sottolineare lo stato di vulnerabilità in cui versano le infrastrutture critiche che gli Stati Uniti danno ormai per scontate.

Recentemente è finita nel mirino degli hacker persino la polizia di New York, mentre ancora inquieta il tentativo di avvelenare un depuratore d’acqua di una cittadina della Florida. Tentativo che, fortunatamente, si è dimostrato estremamente goffo.

Questi frequenti e crescenti allarmi strutturali stanno destando l’attenzione dell’Amministrazione Biden, la quale si è messa a valutare con serietà il da farsi. La soluzione più ovvia sarebbe quella di aggiornare tutti i sistemi delle infrastrutture più obsolete, magari staccando queste dalla Rete internet in modo che eventuali sabotaggi non possano essere eseguiti in remoto.

Non è detto tuttavia che questa sia la strada preferenziale, visti gli alti costi di una simile operazione. Si inizia infatti a vociferare che il Governo si stia organizzando per delegare ad aziende private la cybersicurezza difensiva del Paese, tuttavia la cosa rimane ancora molto vaga, con il risultato che le correnti complottiste si stanno già preparando a una nuova e fertile epoca di contestazioni.

 

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