Returnal, la recensione del roguelike esclusiva PlayStation 5

5 mesi fa

10 minuti

Returnal Recensione

La recensione di Returnal, nuova esclusiva PlayStation 5 in arrivo il 30 aprile, coniuga il genere Roguelike con la narrazione sci-fi, senza far mancare però qualche particolarità che lo rende unico. Il loop temporale è stato declinato in varie salse nel corso degli ultimi decenni: abbiamo visto molti libri, film e fumetti prendere questo concetto di “intrappolamento” all’interno di uno scorrere del tempo che, al posto di procedere linearmente e avanzare verso un futuro ignoto, prende e fa ripartire tutto sempre dallo stesso punto.

Se i protagonisti di queste storie spesso sono scocciati dalla situazione, è ovvio come a molte persone piacerebbe poter tornare indietro nel tempo e sistemare scelte che, con il senno di poi, sono risultate sbagliate. Ovviamente tutto cambia quando le scelte riguardano degli ambienti alieni ostili e in continuo cambiamento, come succede in Returnal.

Prima di avanzare con l’analisi del gioco, c’è da spiegare cosa è Returnal, ovvero un Roguelike (alla stregua di The Binding of Isaac e Dead Cells). Il gioco di Housemarque però fa di più, e prende il concetto di “run” (inteso come partita dall’inizio fino al gameover) e lo inserisce all’interno della trama stessa. Selene, la protagonista del gioco, dopo un’avaria ad un motore si troverà su un pianeta ostile alle prese con mostri di ogni tipo, di un’ambiente cangiante e della “maledizione” di dover ripartire da zero ogni volta che perirà per mano di qualche nemico.

Se però spesso i Roguelike puntano molto sull’esperienza di gioco in sé, Returnal ha il merito di inserire questa dinamica di gioco all’interno della storia stessa: Selene infatti sentirà il peso di questo time loop, soprattutto visto che nel corso del gioco alcuni log le permetteranno di scoprire cose nuove sul pianeta dove si trova, Atropo, e su cosa sta succedendo.

 

Una continua sorpresa

Ciò che stupisce fin da subito all’interno di Returnal, anche se potrebbe sembrare strano, è lo svolgimento dell’intreccio. La storia del gioco infatti mostra mordente, evitando i classici cliché che popolano il genere (sia esso di gioco o semplicemente di trama). Ogni cambio di scena, ogni singola azione avrà una sua spiegazione e la proposta di Housemarque porta nell’equazione di Returnal anche la voglia di scoprire la verità dietro a tutto questo.

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Ovviamente non ci troviamo davanti ad un titolo totalmente narrativo, e già le prime ore di gioco lo dimostrano senza remore: rimane comunque piacevole scoprire, sia attraverso gli audiolog (doppiati completamente in italiano) sia attraverso i pensieri della stessa Selene, che sentirete avanzando nel gioco. La progressione, probabilmente pensata in modo lineare, permetterà comunque al giocatore di scoprire diverse informazioni in run successive, come se la morte fosse necessaria per saperne di più.

Se la storia di Selene rimane il fulcro, il pianeta Atropo possiede molti segreti e la maggior parte verrà svelata avanzando nel gioco: in questo caso ci penseranno quelli che potremmo definire ologrammi a mostrare parti di storia del popolo natio di questo strano pianeta.

Un Roguelike originale

Seppur il genere Roguelike viene confuso da molti con Soulslike, in realtà siamo davanti a due tipologie di prodotto completamente diverse: il primo infatti presenta una meccanica di gioco che porta il giocatore a dover ricominciare da capo ad ogni sconfitta. Ovviamente rimangono delle cose sbloccate (eventuali potenziamenti utili allo sviluppo del gameplay, oppure oggetti perenni che vi aiuteranno nei successivi tentativi), ma il criterio fondamentale in tutto questo è che una volta morti, dovrete riprendere il gioco dal principio (o quasi).

Se quindi le dinamiche dei Soulslike richiedono un trial and error continuo, così da poter imparare i pattern d’attacco dei nemici, nei Roguelike invece ciò che dovrete accumulare è l’esperienza utile per potervi adattare avanzando nel gioco, non tanto verso nemici che imparerete in memoria ma riguardo sistemi di gioco in continuo cambiamento.

Anche Returnal, quindi, si sviluppa (più o meno) in modo procedurale: nel corso del gioco infatti nemici, dislocazione delle varie “tiles” della mappa, oggetti e quant’altro saranno randomici. Al contrario di altri giochi invece, le varie parti di mappa di ogni bioma (definiamo tali i vari environment presenti nel titolo) saranno sempre le stesse, variando quindi solo l’ordine. Ad aiutare nel viaggio, una legenda sulla mappa evidenzierà dove proseguire per avanzare nel gioco, per prendere eventuali scorciatoie, per andare in stanze con oggetti o addirittura stanze speciali con tanti nemici e tanti potenziamenti.

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Returnal inoltre, per quanto concerne il genere in cui si posiziona, propone dei sistemi di “salto” di alcune parti di mappa davvero comode: queste si apriranno per evitarvi la strada lunga per tornare dal boss del bioma. La parte procedurale ovviamente si nota molto nelle armi (e relative statistiche), negli oggetti (consumabili e non) e nei parassiti, entità che vi daranno un bonus e un malus allo stesso tempo.

La scelta per la run perfetta quindi sarà legata al vostro stile, a ciò che troverete e quindi, insomma, ad una buona dose di fortuna. Tutte le buone intenzioni infatti non vi risolveranno mancanza di armi dal giusto livello, la giusta combinazione di bonus utili e malus poco dannosi e, infine, dalla sfiga che potrebbe colpirvi dopo essere entrati nella stanza sbagliata, capace di mandare a monte tutte le cose buone fatte fino ad allora.

Uno shooting 3D

Prima di approfondire la complessità che si cela dietro alle scelte che farete in gioco e al modo che l’esperienza, morte dopo morte, vi farà scegliere cosa prendere o meno sulle varie mappe, analizziamo per bene lo shooting system. In Returnal avrete quello che è definibile come uno shooting tridimensionale: questo ovviamente non risiede nel fatto di essere un gioco in 3D, ma nel semplice concetto che non solo dovrete muovervi lateralmente e frontalmente, ma dovrete anche sfruttare la verticalità del gioco.

Questa però non sarà relegata al semplice sfruttare i vari piani del segmento di mondo, bensì nel gestire gli attacchi che riceverete nel corso della vostra sessione di gioco. I vecchi giocatori di Resogun – altra perla di Housemarque – lo noteranno subito come gran parte degli attacchi che subirete saranno da gestire grazie allo scatto e ai giusti movimenti. Lo shooting tridimensionale però non è solo difesa: anche l’attacco, vista la casualità degli attacchi secondari delle armi, ne richiederà largo uso.

L’apice però viene sicuramente raggiunto dai boss, nemici formidabili che coloreranno lo schermo di gioco di sfere, missili e raggi di svariate tipologie.

Ogni arma infatti, oltre ad avere una modalità di fuoco primaria (pistola, carabina, fucile e tante altre ancora) avrà anche un attacco secondario: questi cambieranno di molto passando da granate devastanti a raggi che rimbalzano, e ognuno avrà il suo tempo di ricarica e il suo miglior utilizzo. Per questo dovrete fare attenzione a quale attacco usate, a come lo usate e soprattutto dove lo sparate.

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Tutto il gioco quindi, complice la paura di perdere ogni singolo progresso una volta fallita la fase di combattimento, spingerà il giocatore a correre spesso, restando in movimento, con un occhio che guarda dove state sparando mentre l’altro osserva gli attacchi in arrivo per schivarli.  Se i singoli nemici comunque non saranno così spaventosi, la loro combinazione invece potrebbe farvi venire qualche capello bianco: schivare infatti tanti attacchi orizzontali potrebbe darvi l’illusione che ciò che vi aspetta è facile, ma quando questi vari attacchi andranno in combinazione, allora partirà il vero inferno.

L’apice però viene sicuramente raggiunto dai boss, nemici formidabili che coloreranno lo schermo di gioco di sfere, missili e raggi di svariate tipologie, rendendovi lo scontro una delle cose più difficili di sempre. Fortunatamente l’esperienza vi permetterà di capire come muovervi, ma soprattutto anche cosa scegliere nel gioco tra i vari drop, meccanica vitale per l’avanzamento verso la conclusione di Returnal.

L’esperienza rende saggi

La saggezza è l’arma principale in Returnal e lo noterete dopo circa una decina di run: il gioco infatti necessita una continua scelta tra cosa prendere e cosa scartare. A partire dalle armi, sarà vitale scegliere quella giusta in base ai valori, agli effetti che avranno i vari colpi e soprattutto per l’attacco secondario: qualcuno tra questi infatti potrebbe essere pensato per nemici di un certo tipo e quindi, al boss finale, potreste trovarvi con un pugno di mosche.

Sarà importante inoltre scegliere i vari malus che vi porterete avanti: se infatti il gioco spesso vi darà oggetti capaci di potenziare la vostra Selene, dovrete fare attenzione ai parassiti e agli oggetti maligni. I primi, in modo molto semplice, potranno essere equipaggiati fino ad un massimo di 5 e vi daranno un bonus e un malus: spesso le due cose andranno in combo (nel bene o nel male) con altri valori che avete, obbligandovi a seguire una build coerente (pena limitazioni che porteranno alla vostra morte).

La vera roulette però è data dagli oggetti (e gli scrigni) maligni: una volta interagito con questi – salvo che non spenderete una delle valute di gioco, l’etere – potreste sbloccare dei malus chiamate avarie. Ognuna di queste avarie vi darà un tratto negativo (statistiche diminuite o ricezione di danni una volta presi oggetti o altro) e alla terza avaria attiva in contemporanea, uno dei vostri oggetti verrà scartato in automatico (spesso portandovi alla perdita di qualcosa di davvero utile).

A concludere ovviamente l’economia di gioco ci pensano le chiavi per aprire stanze speciali e scrigni, e gli oboliti, valuta che vi permetterà in determinate stanze di acquistare oggetti di vario tipo.

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Altro bioma, altra morte

Returnal differenzia le sue macroaree denominandole biomi: ognuno di essi, costruito con uno stilema preciso in termini di estetica, presenta inoltre caratteristiche peculiari e nemici di un certo tipo. Ognuno di questi biomi infine determina il passaggio da una zona all’altra, definendo quelli che potrebbero essere definiti come mondi di gioco, caratterizzati ovviamente da un boss pronto a distruggervi.

Ciò che rende Returnal magico agli occhi è anche il comparto tecnico: graficamente il titolo mostra i denti, anche se talvolta ha dei problemi di pop up non troppo notevoli e qualche texture sgranata. Altro punto di forza è la sua qualità in termini di risoluzione e frame rate: Returnal infatti gira in 4K a 60 fps e mai come in questo gioco tale frame rate diventa vitale per godersi a pieno l’esperienza. Qualche calo di frame è purtroppo visibile nelle fasi molto concitate, ma dovrete davvero mettere sotto stress test il titolo (magari assaltando faccia a faccia una decina di nemici insieme) per vederne qualcuno. A concludere il comparto artistico il sonoro del gioco è molto coinvolgente, il doppiaggio è davvero ben fatto e la musica è la perfetta scelta per quel genere sci-fi a metà tra Interstellar e Alien.

Returnal è una fantastica esperienza single player, ma per gli amanti del competitivo sarà presente anche una sfida giornaliera che, con armi, potenziamenti e malus prefissati, richiederà un accumulo di punti che verrà favorito da una giocata pulita, senza subire danni e stilisticamente ben concatenata. Queste leaderboard saranno divise in livelli, creando vari “campionati” a seconda di quanto il giocatore è andato avanti nel titolo, così da non rendere la classifica una lista sempre uguale.

Returnal propone una fantastica narrativa sci-fi declinata perfettamente sul genere Roguelike.

90
Returnal
Recensione di Simone Lelli

Returnal riesce nel suo intento pienamente, coniugando un genere davvero particolare con un contesto narrativo ben strutturato. Il titolo propone in questo modo una storia da scoprire che riesce ad attrarre il giocatore, e allo stesso tempo declina il genere roguelike all'interno di uno shooter 3D dal gameplay fresco, adrenalinico e ben bilanciato. Se le due cose sono ottime, il modo in cui si intersecano rende questo Returnal un must have per chi ha la PlayStation 5, soprattutto per il comparto tecnico (nonostante qualche piccolo calo di frame sporadico).

ME GUSTA
  • Un intreccio narrativo interessante
  • Un gameplay adrenalinico e divertente
  • Un sistema bilanciato tra bonus e malus
FAIL
  • Qualche calo di frame rate
  • Alcune texture di poca qualità
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