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Takeshi Kitano: i 10 migliori film del regista giapponese

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1 mese fa

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Takeshi Kitano 10 migliori film

Non è stato facile scegliere i 10 migliori film di Takeshi Kitano, il regista giapponese infatti ha realizzato dei film unici nel suo genere. Lo scopo di questo elenco non è presentarvi solo i 10 migliori film del regista, ma anche ripercorrere le origini della sua carriera. Takeshi Kitano è regista, attore, montatore cinematografico, sceneggiatore, autore, poeta, pittore, designer di videogiochi, imprenditore e professore di arti visive. I suoi film, sia quelli che ha diretto sia quelli in cui ha recitato, gli hanno fatto vincere premi in festival di tutto il mondo e sono stati acclamati a livello internazionale.

Per la maggior parte degli appassionati di film la sua filmografia è ancora relativamente sconosciuta, anche se alcuni lo possono riconoscere per il programma televisivo Takeshi’s Castle e più recentemente per aver interpretato Daisuke Aramaki nell’adattamento americano di Ghost In The Shell. La maggior parte dei film del regista ha riscosso successo nei circuiti cinematografici internazionali, ma non si può dire che sia accaduto lo stesso per il suo nativo Giappone, dove spesso viene ritenuto ancora solo un comico conduttore televisivo.

Il lavoro cinematografico di Takeshi Kitano si concentra spesso su storie della Yakuza (mafia giapponese) e della polizia, ma ci sono anche film che rivelano l’amore del regista per il suo Paese e per le sue tradizioni.

Il suo stile cinematografico è minimalista, ma elegante. Il regista ama concentrarsi su riprese lunghe con movimenti statici della telecamera, con quasi tutto ciò che accade nella scena ripreso nell’inquadratura.

Molte delle sue opere contengono scene crude e piene di violenza, Kitano non ha paura di mostrare sangue, colpi di pistola o mignoli tagliati sullo schermo. Naturalmente ci sono altrettante immagini estremamente poetiche e ricche di nostalgia e il regista è un maestro in entrambe le sue visioni.

La maggior parte della filmografia di Kitano è scritta, diretta e spesso interpretata da lui stesso. In questo modo ha il pieno controllo del suo lavoro e può esprimersi liberamente dal punto di vista artistico, raccontando le storie che vuole raccontare senza interferenze da parte di uno studio importante. Di seguito vi proponiamo i 10 migliori film di Takeshi Kitano per conoscere sia la sua storia che la sua filmografia.

 

Achille e la Tartaruga (2008)

Takeshi Kitano 10 migliori film

Iniziamo il nostro viaggio attraverso i 10 migliori film di Takeshi Kitano con Achille e la Tartaruga. Questo film è il terzo e ultimo capitolo della trilogia autobiografica surrealista del regista. Gli altri due film, Takeshis’ e Glory to the Filmmaker! sono molto faticosi da vedere, se non addirittura deludenti. Il titolo di questo film invece, Achille e la Tartaruga, si basa su uno dei paradossi di Zenone, il cui scopo era minare il buon senso di tutti quelli che provavano a risolverlo.

Machisu è l’unico figlio di un ricco industriale appassionato d’arte, che gli ha tramandato la sua stessa passione. Quando un famoso artista e amico di suo padre gli fa un complimento, il ragazzo decide di diventare un pittore. Comincia a dipingere tutti i giorni e ovunque, anche durante le lezioni a scuola. Sfortunatamente, suo padre si suicida e Machisu finisce in un orfanotrofio. Crescendo Machisu continua a dedicarsi alla pittura deciso ad affermarsi, ma viene di volta in volta criticato e “rimandato” da un gallerista pieno di sé.

Nella seconda parte del film, Machisu si mette a lavorare per pagare la sua retta alla scuola d’arte che frequenta, e in seguito sposa la sua collega, Sachiko, interpretata da Kumiko Aso. Nella terza parte, Machisu è un uomo di mezza età, interpretato da Beat Takeshi (lo pseudonimo che Kitano usa come attore) completamente affascinato dall’arte, completamente inconsapevole delle persone che lo circondano e del mondo in generale.

Questo film sul mondo dell’arte moderna, afferma che quasi tutti gli artisti contemporanei hanno interpretato male il valore artistico e la creatività cercando solo la fama e il successo commerciale.

Achille e la Tartaruga a volte è un po’ confusionario e incoerente quasi quanto le altre due parti della trilogia, ma differisce a causa delle prime due parti del film, che sono effettivamente divertenti e accessibili al pubblico. La terza parte del film, tuttavia, non è altro che una serie di sketch comici scollegati tra loro e dal resto del film.

 

Outrage (2010)

Takeshi Kitano 10 migliori film

Outrage è il film ha segnato il ritorno di Kitano ai film violenti sulla Yakuza, il genere che lo ha fatto diventare un regista di livello mondiale. Beat Takeshi interpreta Otomo, un membro della Yakuza che ha il compito di mettere in riga una banda rivale.

Il film è pieno di tradimenti, vendetta, questioni di gerarchia, politica, personaggi sociopatici e tanta violenza. L’ideale per passare una domenica tranquilla.

Come in quasi tutti i film del regista però c’è sempre spazio per una vena di umorismo nascosto in scene inaspettate, come quelle di tortura, che ricorrono a oggetti non convenzionali come un taglierino e un trapano da dentista.

Outrage diventa difficile da seguire in alcuni punti solo a causa delle numerose alleanze presenti e alla loro rottura, al punto che il pubblico non può simpatizzare o addirittura conoscere un personaggio perché è quasi istantaneamente ucciso, con la sola eccezione di Otomo. A causa dei suddetti fattori, il film potrebbe essere interpretato come una parodia del genere, mentre Kitano sembra sottolineare il fatto che il mondo della Yakuza è diventato via via obsoleto. L’aspetto più forte di Outrage sono gli elementi tecnici, dove la cinematografia e le scene d’azione sono davvero eccezionali e per questo non poteva mancare tra i 10 film migliori di Takeshi Kitano.

 

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Ryuzo And The Seven Henchmen (2015)

Takeshi Kitano 10 migliori film

Il film del 2015, noto anche come Ryuzo 7 è una commedia su un anziano membro della Yakuza in pensione. Ryuzo ora in pensione, gode di una vita tranquilla vivendo con il figlio Ryuhei. Gli piace ancora incontrarsi con il suo fedele ex luogotenente Masa, anche se i loro atteggiamenti e il loro temperamento spesso spaventano le persone del posto.

Dopo che un truffatore locale ha cercato di derubare Ryuzo di 5 milioni di yen, il detective Murakami lo informa che dietro al fatto c’era la banda di Keihin Rengo. Ryuzo riunisce allora i suoi sette ex scagnozzi per contrattaccare la banda, e solo allora scoprono di essere diventati fragili a causa della loro vecchiaia. Devono così lavorare d’ingegno per escogitare un piano per superare le loro debolezze.

I personaggi di questo film sono adorabili e non si può fare a meno di ridere alle loro sagaci battute, molte delle quali sono su problemi da anziani e sulle scoregge.

Kitano recita nel ruolo del detective Murakami. Il 74enne Tatsuya Fuji ha realizzato una delle sue migliori performance, incarnando davvero il personaggio e divertendosi a farlo. Lo stesso Takeshi Kitano ora ha 70 anni, quindi molte di queste battute o situazioni potrebbero essere derivate anche dal suo modo di vivere la vecchiaia.

 

Brother (2000)

Takeshi Kitano 10 migliori film

Brother è il primo e l’ultimo film di Kitano girato fuori dal Giappone. È stato girato principalmente a Los Angeles e questo gli ha causato una serie di problemi, come la pesante censura, che ha portato a un risultato di cui non era completamente soddisfatto. Di conseguenza, questo gli ha fatto decidere di non lavorare più fuori dal Giappone. Nonostante questo si merita comunque di apparire tra i 10 migliori film di Takeshi Kitano.

Beat Takeshi interpreta Yamamoto, uno Yakuza che fugge dal Giappone a causa di una guerra tra bande iniziata quando il suo capo è stato assassinato. Arriva a Los Angeles, dove il suo fratellastro Ken e il suo partner, Danny, gestiscono una piccola attività di droga. Insieme a loro, dopo numerosi bagni di sangue, il business della droga prospera, in particolare quando si uniscono a loro anche il “Boss di Little Tokyo” e la sua banda.

Nel film sono presenti molte scene crude ma anche il suo immancabile senso dell’umorismo. Uno dei temi ricorrenti dei suoi film è mettersi nei panni di chi si sente come l’unico uomo rimasto sulla terra e qui viene rappresentato dal suo personaggio con un carattere così chiuso che quasi non spiccica parola. Questa scelta, bisogna ammettere, è stata una necessità oltre che una scelta di stile, dal momento che Kitano è piuttosto a disagio con la lingua inglese. Susumu Terajima, uno degli attori che ama di più avere nei suoi film, offre un’ottima interpretazione in questo film, con la sua recitazione altrettanto violenta e comica.

Kids Return (Ritornare Ragazzi) (1996)

Takeshi Kitano 10 migliori film

Questo è forse uno dei primi film di Kitano che ha avuto successo nel suo paese natale, poiché fino a quel momento gli spettatori giapponesi erano molto meno affascinati dai suoi film che da quelli internazionali. Kids Return ha segnato anche una svolta nella vita privata del regista. Questo film è la punta di diamante dei 10 migliori film di takeshi Kitano.

Poco prima delle riprese del film infatti, ha avuto un incidente alla guida del suo scooter mentre non era molto lucido. L’incidente l’ha portato a un mese di terapia intensiva, una frattura del cranio, contusioni cerebrali e uno zigomo fratturato. Anche se non lo avrebbe mai ammesso, l’incidente lo ha cambiato: ha smesso di bere e fumare e ha iniziato a dipingere.

Dopo essere uscito dall’ospedale ha tenuto una conferenza stampa, dove ha ammesso di essere stato per anni sotto pressione, il che gli ha causato un forte stress al punto da diventare autodistruttivo, che di per sé ha portato all’alcolismo. Durante la conferenza stampa, Kitano soffriva ancora di paralisi nella parte destra del viso, mancavano parti dello zigomo e riusciva a malapena a parlare, il che portò a speculazioni sul fatto che non avrebbe potuto recitare o dirigere mai più.

Fortunatamente il regista è tornato a recitare in Gonin (1995) quasi subito dopo, e dopo aver già diretto, sceneggiato e montato Kids Return. Basato sull’omonimo libro autobiografico di Kitano, il film racconta la storia di due delinquenti del liceo, Masaru e Shinji, che passano il loro tempo a fare scherzi, intimidire i compagni di classe e intrufolarsi nei film. Quando Masaru viene pestato da un gruppo di bulli, decide di iniziare a fare boxe e poco dopo convince Shinji a seguirlo.

Shinji diventa sempre più bravo, e questa cosa non piace per niente a Masaru, che lascia la boxe e la scuola e si unisce alla Yakuza. La crescita dei due ragazzi avviene parallelamente, con Shinji che progredisce rapidamente nella boxe e Masaru che guadagna consensi nella Yakuza, anche se i due si allontanano sempre di più l’uno dal mondo dell’altro.

Alcuni dei temi più popolari di Kitano sono presenti nel film: amicizia maschile, moralità e, naturalmente, la Yakuza e la sua politica. È presente anche un messaggio chiaro sull’incapacità della società conservatrice giapponese di produrre motivazioni e un senso di appartenenza e di orientamento per i giovani, che non desiderano o non possono seguire il tradizionale percorso educativo che porta all’inserimento professionale. Kitano ha dichiarato a proposito del film:

Volevo mostrare come la mediocrità avrà sempre successo nella società giapponese. Se non vai contro le regole, se segui il flusso, raggiungerai un certo livello di successo, una vita facile.

In questo film, Kitano ha il controllo totale del flusso e della narrazione del film, mostrando il suo stile cinematografico distintivo, costituito da dialoghi scarsi, molti flashback del passato dei protagonisti e lunghe riprese statiche. Kids Return ha vinto numerosi premi in Giappone, principalmente grazie all’interpretazione dell’attore Masanobu Ando che ha fatto il suo debutto nel ruolo di Shinji. Un vero capolavoro.

Hana-Bi (Fuochi d’Artificio) (1997)

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Questo film che è stato incluso nei 100 film preferiti di Akira Kurosawa ed è l’opera tematicamente ed esteticamente più forte di Takeshi Kitano. In Hana-Bi, interpreta un poliziotto di nome Nishi, che ha perso un figlio e sua moglie (Kayoko Kishimoto) sta morendo di leucemia. In aggiunta ai suoi guai, un’operazione di appostamento va storta e il partner più giovane di Nishi viene ucciso mentre l’altro collega, Det. Horibe viene gravemente ferito. Come se non bastasse, Nishi è anche perseguitato dalla Yakuza per debiti non pagati. In una sottotrama, Horibe (Ren Osugi), finito in sedia a rotelle, inizia a dipingere su insistenza di Nishi (i dipinti abbaglianti di Kitano durante il suo riposo dopo l’incidente quasi fatale appaiono in queste parti del film).

Hana-Bi si rivela la giustapposizione più equilibrata degli elementi stilistici di Kitano: estrema tenerezza e dura violenza si trovano fianco a fianco.

Takeshi Kitano continua a mostrare due motivi visivi: i fiori e i fuochi d’artificio, il significato ovvio di entrambi è trasmesso attraverso espressioni estetiche uniche.

Hana-Bi è l’opera più acclamata dalla critica, che gli ha conferito il Leone d’Oro alla prestigiosa Mostra del Cinema di Venezia e una miriade di altri premi, sia in Giappone che in tutto il mondo. Tuttavia, l’Accademia giapponese ha scelto di ignorarlo di nuovo, nonostante 11 nomination, premiando solo Joe Hisaishi per la migliore colonna sonora.

L’onnipresente Yakuza, come abbiamo accennato, non poteva mancare in uno dei capolavori di Kitano; Nishi, che ha dovuto prendere in prestito da loro per pagare le cure di sua moglie, ha difficoltà a ripagare il suo debito. In una componente completamente autobiografica, Horibe cerca di combattere il suo senso di disperazione riprendendo la pittura, la stessa pratica che Kitano usava quando si trovava in una posizione psicologica simile.

Le scene del film si svolgono davanti agli occhi dello spettatore quasi come fuochi d’artificio; esplosioni di violenza in lunghi periodi di gioia, bagliori di paranoia in un mare di lirismo, momenti imprevisti di shock che perturbano la calma, e tutto questo legato insieme alla musica onirica di Hisaishi, è riuscito a creare un vero capolavoro.

Kitano, che agisce nella sua solita, quasi catatonica moderazione, offre uno dei film più completi della sua carriera. L’obiettivo principale del suo personaggio è il rapporto con sua moglie. Sebbene la ami con tutto il cuore, anche commettendo una rapina per lei, non lo mostra mai realmente, a parte nel finale che smantella davvero Nishi emotivamente, permettendo al pubblico di percepire finalmente la spinta dietro le sue azioni.

Il successo internazionale di Hana-Bi e Sonatine ha reso Kitano il più importante regista giapponese della sua epoca, determinando così la fine della sua terribile condizione psicologica che durava da anni, anche prima delle riprese di quest’ultimo film. Non poteva non essere tra i 10 migliori film del regista.

Disponibile su Amazon Prime Video USA.

 

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Sonatine (1993)

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Sonatine è stato un dei primi  film che ha portato l’attenzione internazionale sul lavoro di Kitano, aggiudicandogli persino un premio dalla giuria del Festival du Film Policier de Cognac in Francia, dedicato ai film polizieschi. Come da regola però, almeno fino a quel momento, Sonatine fu un fallimento commerciale in Giappone.

Kitano voleva girare un film basato sul Pierrot le Fou di Godard, anche se il risultato finale ha poco a che fare con il film francese, si è prodigato per farlo. Volava una volta al giorno su un’isola remota, accessibile esclusivamente in aereo, e lì girava il film, senza che nessuno oltre all’equipaggio che lo accompagnava sapesse di cosa si trattava.

Uno dei motivi per cui lo ha fatto, era perché in precedenza aveva concordato con Okuyama, capo dello Shochiku e produttore del film, che avrebbe girato un film simile ai film americani di Die Hard, ma Sonatine non aveva nulla a che fare con quel genere. Ciò rese furioso Okuyama, e portò alla fine della collaborazione con Kitano.

Kitano interpreta uno Yakuza di nome Murakawa, che viene inviato con il suo equipaggio a Okinawa per assistere un clan alleato. Tuttavia, subiscono un’imboscata e sono costretti a nascondersi in una casa isolata sulla spiaggia. Mentre sono lì, il film tende ad andare sul genere della commedia, e vediamo Murakawa e i suoi tre compagni alla ricerca di modi per trascorrere il loro tempo. Sfortunatamente, a un certo punto il divertimento finisce e torna il tempo della vendetta.

Kitano usa per la prima volta in questo film inquadrature itineranti e una telecamera in movimento, un fatto che, come ha affermato, dimostra che avesse raggiunto il livello primario per diventare un regista e di avere il controllo del suo mezzo. Questa volta evita la violenza costante e invece dà spazio al suo umorismo ispirato e del suo ritmo calmo. Il momento clou del film è l’approfondimento di Murakawa che si completa nel finale con la frase:

Colui che ha più paura della morte, è colui che desidera morire di più.

Alcune delle scene più memorabili della sua filmografia si trovano in questo film, tra cui l’esilarante scena di sumo e la scena ultraviolenta dell’ascensore. Non poteva mancare tra i 10 migliori di Takeshi Kitano.

 

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Dolls (2002)

Takeshi Kitano

Il film che più rappresenta la visione che il regista ha sull’amore, Dolls, si guadagna un buon posto sul podio tra i 10 migliori film di Takeshi Kitano. A causa delle critiche ricevute per la ripetizione di temi presenti nelle sue opere, Kitano era determinato a realizzare un film su un livello completamente diverso, privo di violenza. Da questo presupposto è nato Dolls, un film basato sulle opere di Chikamatsu Monzaemon, uno dei più grandi drammaturghi giapponesi. Monzaemon è un drammaturgo di Joruri, una forma di teatro delle marionette.

Dolls è composto da tre drammatiche storie d’amore. Nella prima, Matsumoto e Sawago stanno per sposarsi, ma la pressione dei suoi obblighi spinge Matsumoto a fare una scelta tragica. Nella seconda, Hiro è un boss della Yakuza (Kitano non poteva lasciare fuori la sua materia preferita), ma 30 anni prima era semplicemente un povero contadino innamorato della sua ragazza. Ogni sabato gli portava il pranzo in un parco, lo stesso in cui lui ora decide di tornare. Nella terza, Haruna è una giovane pop star, idolatrata dai suoi fan, ma è infelice a causa di un incidente che le ha rovinato la faccia. Attualmente trascorre il suo tempo guardando l’oceano, mentre Nikui, il suo fan più devoto, non può tollerare di guardare la sua deturpazione.

Kitano presenta tre storie al limite della disperazione, tutte con un finale tragico. I suoi personaggi, vagano in scenari surreali che richiamano il loro stato d’animo, in quello che è probabilmente il suo lavoro tecnicamente più compiuto.

La meravigliosa fotografia di Katsumi Yanagishima e gli impressionanti costumi di Yohji Yamamoto sono stati ispirati dalla tradizione giapponese di Joruri, e la colonna sonora da sogno del suo socio, Joe Hishaishi, include una canzone di Kyoko Fukada, che interpreta se stessa nei panni di Haruna.

Kitano è stato regista, sceneggiatore e montatore del film, il che gli ha permesso un controllo totale sul ritmo della narrazione. Tutti gli attori sono costretti ad essere altamente espressivi con il loro linguaggio del corpo, dal momento che parlano a malapena. Miho Kanno, che interpreta Sawako, pronuncia a malapena una sola parola.

Dolls è una fiaba crudele e allo stesso tempo piena di poesia che spicca nella filmografia di Takeshi Kitano.

 

L’estate di Kikujiro (1999)

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L’estate di Kikujiro è un road movie senza alcuna violenza. La storia si concentra su Masao, uno studente che vive con sua nonna a Tokyo. Dopo aver ricevuto un pacco che sembra rivelare dove si trova sua madre scomparsa da tempo, si imbarca in un lungo viaggio per incontrarla. Kikujiro, interpretato da Kitano, è un vicino di casa che viene costretto ad accompagnare Masao nel suo viaggio.

All’inizio, Kikujiro non prende sul serio il viaggio e passa il suo tempo a giocare d’azzardo senza prestare molta attenzione al ragazzo, ma dopo che Masao incontra un molestatore, si promette di portarlo sano e salvo a destinazione. Lungo la loro strada incontrano una serie di personaggi davvero particolari che finiscono per plasmare il loro viaggio e persino la loro personalità.

Il tema principale del film riguarda l’alienazione e il modo in cui le persone la vivono, ed è per questo che tutti i personaggi principali, inclusi i due protagonisti, sono degli emarginati e dei disadattati.

Il messaggio che Kitano vuole trasmettere è che questo tipo di persone, sebbene in costante disaccordo con il mondo “normale”, può effettivamente trovare la felicità nella vita, soprattutto se trova altre persone simili e decide di passarci del tempo insieme.

Kikujiro è impostato come se fosse un tema di un bambino che racconta ciò che ha fatto durante le vacanze estive. Il ritmo è lento e questo è molto probabilmente il film più idilliaco di Kitano. È presente anche il suo peculiare senso dell’umorismo, presentato principalmente attraverso il linguaggio del corpo, senza molte parole, una pratica in cui Kitano eccelle. Anche questo film non poteva mancare tra i 10 migliori film di Takeshi Kitano.

 

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The Blind Swordsman: Zatoichi (2003)

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Tra i 10 migliori film di Takeshi Kitano quello che viene ritenuto uno dei suoi capolavori è anche il suo film di maggior successo commerciale. The Blind Swordsman: Zatoichi ha incassato 23,7 milioni di dollari al botteghino giapponese e 31,1 milioni di dollari in tutto il mondo, principalmente a causa della sua ampia uscita negli Stati Uniti che ha raggiunto più di 55 sale.

Inoltre, Kitano ha vinto il Leone d’argento per la migliore regia al Festival del Cinema di Venezia e, molti premi da tutto il mondo, e infine alcuni dall’Accademia giapponese (Cinematografia, Illuminazione, Montaggio, Colonna sonora e Suono), anche se è stato menzionato solo nel montaggio, insieme a Yoshinori Ohta.

La storia dietro la produzione è molto interessante. Poco dopo la morte di Shintaro Katsu, che ha interpretato il personaggio principale per tutta la serie di Zatoichi, Kitano è stata avvicinato da una delle figure femminili più facoltose del Giapponese conosciuta come signora Saito. Era un’amica intima di Katsu e possedeva i diritti su tutto ciò che riguardava Zatoichi.

Una donna estremamente ricca, proprietaria di dozzine di strip club, e la madre strozzina di Katsu, ha chiesto a Kitano di fare il remake del film e di farla recitare. Sebbene inizialmente si fosse rifiutato, poiché non era un fan del franchise, Kitano alla fine accettò, a causa della pressione di Saito che contribuì anche al 15% del budget.

La pre-produzione è iniziata due anni dopo la morte di Katsu e Kitano si è lanciato nel progetto del remake di Zatoichi, dirigendo e recitando con uno zelo che ha reso Saito veramente orgogliosa. Basando la storia e la sceneggiatura sulle opere di Kan Shimozawa, l’attuale creatore di Zatoichi, Kitano ha lentamente messo a punto la sua performance.

Il film è un tributo al genere classico dei samurai e quindi la sceneggiatura della storia è abbastanza semplice. Zatoichi, un samurai cieco, arriva in difesa degli abitanti del villaggio in balia delle rivalità di due bande della Yakuza, uccidendo una ventina di criminali con la sua lama nascosta.

Il film racchiude molti elementi sarcastici, resi attraverso combattimenti esagerati e bagni di sangue, ma Kitano ci tiene a non allontanarsi troppo dal suo stile unico. Le scene migliori includono la maggior parte delle scene di combattimento, il duello con il meraviglioso Tadanobu Asano che interpreta una guardia del corpo rivale, la danza della geisha e la scena finale assolutamente inaspettata. La colonna sonora è il punto di eccellenza, ed è stata curata da Keiichi Suzuki che accompagna in modo prominente il montaggio elaborato, integrandosi con l’immagine e quindi producendo una magistrale esperienza audiovisiva per lo spettatore.

 

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