Quando si parla di fumetti di supereroi il pensiero vola immediatamente a Marvel e DC, personaggi iconografici, decine di anni di tradizione, eppure esistono certi piccoli tesori di genere da scoprire e dai quali farsi catturare e uno di questi è proprio Invincible di Robert Kirkman e Cory Walker.

Invincible, il cui slogan commerciale è sempre stato ironicamente (ma neanche tanto, conoscendo il suo creatore) “the best superhero comic book in the universe”, è un titolo certamente di nicchia ma inseribile nella lista di quei cult comics che hanno saputo nel tempo crearsi un nutrito fanbase di fedelissimi che se lo sono tramandato con entusiasmo e grande fervore. Fino ad oggi che è diventato una serie animata per Amazon Prime.

 

Robert Kirkman e Simon Racioppa si raccontano ad Ultrapop Festival.

 

Eppure al tempo della prima pubblicazione americana (era il 2003) si trattava semplicemente dell’ennesimo titolo supereroistico in cui non si raccontava poi niente di particolarmente originale. Robert Kirkman non era ancora “mister The Walking Dead” e non era nemmeno una di quelle firme per cui la gente faceva file kilometriche alle fiere di settore.

Ma Kirkman è uno di quelli che lo spazio se l’è conquistato con il cervello, prima ancora che con il talento di scrittura (sul quale non si discute), visto che è riuscito a convincere Erik Larsen prima, e gli altri vertici Image Comics poi, a concretizzare il suo progetto su Invincible e anche a farsi approvare una strada editoriale iniziale abbastanza rischiosetta.

Se avete già visto la prima puntata di Invincible su Amazon Prime Video sapete di che parlo: la storia inizia con Mark Grayson, figlio del più grande supereroe del pianeta Nolan “Omni Man” Grayson, che improvvisamente da nerd incallito scopre di possedere dei superpoteri comparabili a quelli del padre ed inizia il suo percorso di maturazione e non solo, tra vita scolastica, super cattivi e missioni fuori dall’ordinario.

 

Hai già letto la recensione dei primi tre episodi?

 

 

Quindi nulla che tutto sommato non abbiate già letto in mille salse chissà quante altre volte, anche se nel caso di questo fumetto sicuramente piacevole e ben ritmato.

Eppure tanti vi hanno parlato di Invincible di Robert Kirkman come di un prodotto “diverso” dai soliti supereroi, di una lettura che “vi farà impazzire”, e via discorrendo in scala con l’entusiasmo dell’interlocutore con il quale vi siete approcciati al tema.

La formula “a scoppio ritardato” (perché – soldoni – è proprio di questo che parliamo) era difficile da metabolizzare al tempo e lo è ancora di più oggi, dove i tempi narrativi si sono esasperati e non poco.

Ma se Invincible inizia come tante storie già viste e sentite, dopo alcune “avvisaglie” che ci fanno intuire un percorso non così convenzionale (in primis l’uso decisamente importante della violenza e dello splatter), la serie riesce a decollare in maniera che nessuno si aspettava, forse nemmeno gli alti dirigenti Image Comics.

Infatti il fumetto non convinse le fumetterie che gli riservarono un’accoglienza un po’ tiepida all’uscita, salvo poi diventare un fenomeno sui forum del tempo e oggetto di un tam tam interessante.

E partiamo proprio da qui per capire quali sono le caratteristiche che hanno reso Invincible uno di quei fumetti che consiglio sempre agli amici e ai lettori di Lega Nerd.

Invincible di Robert Kirkman - cover

 

Invincible non vuole stravolgere determinati canoni del genere, casomai esaltarli, sfruttarli al 100% delle proprie potenzialità, senza dover sottostare a indirizzi di censura e ordini di scuderia per dover “accontentare tutti”.

Invincible di Robert Kirkman non è un fumetto diverso dagli altri supereroistici, non in senso tecnico. Non prende l’archetipo dei super in tutina di spandex che salvano il mondo (con super problemi derivanti da superpoteri) e lo decostruisce per poi ricavarne qualcosa di nuovo e distante dal punto di origine, come ad esempio l’intelligente serie Black Hammer di Jeff Lemire. Non lo declina nemmeno in chiave alternativa come The Authority di Warren Ellis.

Non vuole stravolgere determinati canoni del genere, casomai esaltarli, sfruttarli al 100% delle proprie potenzialità, senza dover sottostare a indirizzi di censura e ordini di scuderia per dover “accontentare tutti”.

E il risultato non si fa attendere: già arrivati al terzo volume (che corrisponde agli albi americani dal #9 al #13) Invincible di Robert Kirkman decolla. Letteralmente.

Scorrono fiumi di sangue perché i combattimenti tra super esseri dotati di capacità incredibili hanno conseguenze molto serie. I pugni frantumano mascelle e ossa, i raggi laser fanno a pezzi le persone, gli sbudellamenti non si contano, complice anche l’ingresso in campo di Ryan Ottley con la sua attitude, che ha preso le redini delle matite abbastanza presto dal co-creatore Cory Walker (su questo ci arriveremo).

I ruoli cominciano a sovvertirsi e a fondersi, rompendo la linea netta di demarcazione tra eroi e villain, in un continuo gioco di colpi di scena e “what if”.

Robert Kirkman gioca di parodia e (bonaria?) presa in giro degli storici super di casa DC e Marvel, all’inizio della sua serie, poi gioca sulle citazioni e gli omaggi e sul concetto sopra esposto del “cosa sarebbe successo se l’eroe X o il personaggio Y avesse preso una decisione inusuale per questo genere di comics”.

Robert Kirkman è una gran conoscitore del medium fumetto americano e, ben conscio di tutti i suoi punti deboli e di forza, è riuscito a trovare una formula vincente che andasse a catturare l’attenzione di chi ormai aveva letto proprio di tutto.

Nel 2002 gli Ultimates di Marvel avevano catturato l’attenzione perché attualizzavano gli storici eroi della Casa delle Idee con temi e declinazioni nuove, ma il pubblico chiedeva a gran voce qualcosa con cui rinfrescarsi realmente il palato e soprattutto che rispondesse ai tanti desideri mai del tutto esauditi dalle grandi major, che come obiettivo avevano quello di dare in pasto i propri albi ad un pubblico più vasto ed eterogeno possibile, assumendo ovvi compromessi. Image Comics d’altro canto ha avuto come alfieri della sua mentalità titoli come Savage Dragon (la creatura di Larsen che peraltro fa più di una comparsa nel fumetto di Kirkman) e Spawn, che in buona sostanza avevano già creato delle rivoluzioni nei comics con dei piccoli terremoti.

Robert Kirkman, da buon nerd e ottimo business man, raccoglie tutti questi spunti e li mixa assieme in un cocktail dal sapore apparentemente nuovo, ma che di fatto contiene tutti gli ingredienti che tutti noi abbiamo già conosciuto.

Invincible di Robert Kirkman - Conquest

Il pubblico vuole la violenza? Inserita, a fiumi.

Vogliamo conoscere e approfondire la vita dei super al di fuori del costume? Certamente e con grandi quantità di story telling molto pop, quasi da soap opera.

Vogliamo un fumetto dove finalmente i personaggi cambino pensiero e ruolo (nel wrestling lo chiameremmo “turn heel”) e che quindi generino colpi di scena importanti e stravolgano l’equilibrio? Nessun problema, anzi.

Oltre a questo Invincible di Robert Kirkman contiene uno degli elementi fondamentali della scrittura dell’autore del Kentucky, ovvero il rapporto famigliare tra genitori e figli (che sarà poi centrale in The Walking Dead e non solo). Nolan e Mark sono padre e figlio e tutto inizia dal loro rapporto, mantenendosi poi nel tempo, ma la cosa si allarga a molti altri personaggi e molti altri nuclei familiari che nasceranno, si divideranno, torneranno assieme. Questo aspetto è stato peraltro ben fotografato dal collega Antonio Cuomo sul suo pezzo di approfondimento su Movieplayer.it.

E non mancheranno i lutti. Certo, Kirkman si fa beffe di tanti clichè, li usa a suo piacimento, compresa la regola che nel mondo dei super “nessuno resta veramente nella propria tomba per sempre”.

Niente è precluso su Invincible di Robert Kirkman: se può funzionare per la storia, tutto si può inserire.

Invincible non è solamente scontri super sanguinosi su scala sempre più grande; non ci sono solo i sentimenti e le relazioni amorose in questo fumetto o i rapporti familiari. C’è spazio per temi profondi ed importanti, come la gestione di una bambina appena nata con dei lavori difficili da mantenere (l’impegno di un super è grande ma non è da meno quello di tanti altri genitori che lavorano), la comprensione inter-generazionale, l’accettazione di sé stessi e l’abbattimento delle barriere di etnia, luogo di appartenenza e orientamento sessuale, la concezione di società e utopia di sistema integrato funzionante e addirittura il tema degli abusi sessuali (quest’ultimo trattato in maniera non superficiale, con una indagine psicologica degli effetti che si protrarrà per lungo tempo nel fumetto).

E nonostante un chiaro obiettivo di fidelizzazione del pubblico “hardcore” dei supereroi, mai Invincible rende l’idea di un fumetto ruffiano, meticolosamente creato a tavolino per soli scopi commerciali.

 

Invincible di Robert Kirkman si distingue da tanti prodotti del genere (al tempo sicuramente dalla maggior parte) perché profuma di una certa genuinità.

E gran parte di questo merito va al fatto che la squadra Kirkman-Ottley-Walker è rimasta la stessa per tutta la sua durata, 15 anni di pubblicazione per ben 144 numeri.

È naturale che ogni cambio di direzione nelle serie supereroistiche generi cambi di direzione anche molto importanti: se Scott Snyder su Batman ha sempre puntato su storie “larger than life”, Tom King ha cercato di riportare l’attenzione sull’uomo nella sua città, giusto per fare un esempio.

Quante volte i fan si schierano a favore della run di un determinato autore e disegnatore a discapito di un altro che – a loro dire – avrebbe “snaturato la serie”? Pensate anche alle piccole grandi rivoluzioni recenti, con un Nick Spencer che trasforma Captain America nel leader dell’Hydra o con un Donny Cates che crea un mosaico di connessioni, mischiando personaggi ed eventi o ancora ad un Jonathan Hickman che ha ristabilito l’onore dei mutanti, mettendo assieme quelli che una volta erano acerrimi nemici.

Avete presente alcuni spesso fastidiosi restart che avvengono in Marvel e DC? Accade un evento di portata cosmica o dimensionale che serve per correggere un po’ di cose generate in precedenza, ripristinare un certo status quo e permettere di far avvicinare lettori nuovi. Kirkman si prende gioco anche del concetto stesso di reboot (proprio nel volume intitolato Reboot?) e sfrutta ogni possibile appiglio per distinguersi, con i mezzi a disposizione.

La forza di Invincible sta anche nella coerenza del suo autore e dei suoi collaboratori, che nel tempo hanno mantenuto una guida riconoscibile e perfettamente in sintonia con lo spirito dell’opera. Cose a cui non siamo veramente abituati. Non per così tanto tempo.

Invincible è anche un fumetto che sfoggia una parte grafica davvero importante. Cory Walker, co-creatore della serie e disegnatore dei primi 7 numeri (oltre ad altri episodi, sempre con ottimi risultati) sfoggia uno stile interessante, oserei direi sofisticato, non a caso è letteralmente adorato da molti colleghi che ne ammirano le qualità e l’originalità.

Come ci ha dichiarato a Lucca Comics nel 2018, Cory non ama particolarmente il sangue e le scene di combattimento e infatti rende il suo meglio nelle sequenze meno concitate, trasmettendo una personalità davvero unica ai volti e alle situazioni. Infatti i primi capitoli del fumetto sono godibili anche per merito suo, Cory Walker, persona davvero gradevole e riservata, ha poi sempre dimostrato un’evoluzione impensabile per un artista così poco impegnato nel settore (oggi è il lead supervisor del character design della serie Amazon Prime Video).

Viltrumite War

Il suo ritmo era troppo discontinuo per stare dietro a quel bulldozer produttivo che è Kirkman. E quindi prestissimo fa il suo ingresso il talentuoso Ryan Ottley, un maniaco dei dettagli (e del gore) che crescerà numero dopo numero sfoggiando proprio quello che serviva per Invincible, con un tratto sicuramente tradizionale per i supereroi, ma decisamente molto in linea con la voglia di distinzione che ha sempre caratterizzato Image Comics.

E Ottley permette a Kirkman di sbizzarrirsi al 100%, regalando alcuni scontri tra super esseri così devastanti da avere ben pochi precedenti nell’industria dei comics mainstream; alcuni sono arrivati ad occupare interi albi con conseguente spargimento di ettolitri di sangue.

Ho avuto modo di conoscere bene Ryan Ottley durante le sue due partecipazioni a Lucca Comics e avreste dovuto vederlo come gli si illuminavano gli occhi di pura passione nerd (e un pizzico di malvagità) quando i lettori gli chiedevano in sketch il mitico Battle Beast (vi innamorerete di lui) o Conquest. Al grido di “more blood, more blooood”!

Invincible di Robert Kirkman - blood

In alcuni casi si percepisce chiaramente l’entusiasmo della coppia Kirkman-Ottley nel realizzare alcuni di questi capitoli “sfascia tutto” che sono davvero un’esaltazione nerd assoluta e che ben raccontano le propensioni e la voglia di impressionare dei due.

Insomma Invincible di Robert Kirkman deve il suo successo ad un perfetto equilibrio e dosaggio di tutti gli elementi che rendono caratteristico il genere supereroistico, ma in una forma apparentemente nuova, che soddisfa i fan duri e puri e gli appassionati e fa letteralmente gridare “wow” a chi è abituato ad un concetto un po’ stereotipato di supereroi (e che ci viene dato in pasto regolarmente dal MCU ed affini).

E la serie tv di Amazon Prime sta ottenendo ottimi riscontri proprio in virtù di queste caratteristiche. Adoro leggere i commenti e le reazioni di tutti quegli influencer e spettatori che proprio non si aspettavano le brusche sterzate (ma mai fuori tracciato) che la storia assume sullo schermo.

La parola d’ordine è pazienza, ve l’ho scritto anche nella recensione dei primi tre episodi di Invincible; godetevi la narrazione, stupitevi per i plot twist e colpi di scena, non accanitevi se non succede tutto subito come in altri prodotti (pensate a The Boys, nei primissimi minuti vedete una ragazza esplodere per colpa di A-Train), vedrete quanto la vostra attesa saprà essere ripagata.

Invincible di Robert Kirkman - Atmo Eve

Per voi che non conoscete Invincible e siete alla ricerca di un titolo appassionante e mai pesante, questa è la vostra occasione. Godetevi il viaggio, perché sarà molto divertente.

Vi innamorerete di Monster Girl, vi gaserete con Battle Beast e Thragg, seguirete con incredibile interesse Nolan, Allen L’alieno e la stessa Atom Eve, vi immedesimerete in Mark e nella sua crescita. Invincible diventerà una delle vostre soap opera preferite.

A chi già conosce l’opera di Kirkman e compari e magari si ritene un “sopravvissuto alla guerra viltrumita” dico: “preparatevi”. Lo stesso autore e lo showrunner Simon Racioppa ci hanno detto in intervista esclusiva ad Ultrapop Festival che la serie presenterà importanti differenze con il fumetto, proprio per continuare in quella tradizione di sano entusiasmo ad ogni colpo di scena  che abbiamo tanto adorato.

Buon viaggio, amici!

 

Invincible è disponibile a cadenza settimanale su Amazon Prime Video