Il Regno Invisibile, la recensione del fumetto premio Eisner 2020

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2 mesi fa

7 minuti

recensione de il Regno Invisibile cover

La recensione de Il Regno Invisibile, il fumetto di G. Willow Wilson e Christian Ward che ha vinto l’Eisner 2020 come miglior nuova serie. Una fantascienza molto vicina all’attualità, caustica e vivace.

Anche se in versione only digital, lo scorso San Diego Comicon ha comunque attribuito i premi Eisner ai migliori fumetti dell’anno e con la recensione de Il Regno Invisibile, parliamo di quello che ha vinto il premio come miglior nuova serie.

Il fumetto di G Willow Wilson e Christian Ward ha prevalso su titoli anche molto interessanti e di grande successo come Undiscovered Country (qui, la nostra recensione), l’ottimo Doctor Doom di Cantwell e Something is killing the children di James Tynion IV e Werther dell’Edera, tutte opere di cui abbiamo in effetti parlato molto, meritatamente.

Aspettavo con ansia Il Regno Invisibile, non solo per il premio ottenuto (che è certamente un ottimo biglietto da visita) ma anche per i vari nomi coinvolti.

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Innanzitutto è un prodotto della sotto-etichetta Berger Book, la sussidiaria di Dark Horse gestita da Karen Berger, ovvero Mrs. Vertigo, sotto la cui guida hanno visto la luce capolavori come Sandman, The Invisibles, Preacher ecc.

Gwendolyne Willow Wilson, l’autrice, è una delle creatrici del formidabile personaggio di Kamala Khan, alias Ms. Marvel, la giovane supereroina musulmana protettrice del New Jersey, successivamente membro dei Champions e che presto vedremo trasposta in serie tv da Marvel Studios. Un personaggio davvero interessante nato in un contesto di buon fermento creativo e che per la prima volta ha portato, nel patinato mondo degli eroi in costume, aspetti di difficile retaggio ed educazione religiosa e problemi familiari nel contenere l’esuberanza di un personaggio davvero riuscitissimo.

Dall’altra parte Christian Ward (Ody-C e Freccia Nera) è uno degli esponenti più in vista degli artisti digitali puri americani, caratterizzati da una notevole freschezza stilistica e, nel caso specifico di Ward, forte di un notevole successo per la serie dedicata al Sovrano degli Inumani con Saladin Ahmed.

Fatte le presentazioni è ora di tuffarci nella recensione de Il Regno Invisibile, un fumetto che mi ha colpito positivamente, portato in Italia da Magic Press in edizione brossurata.

In questo futuro remoto, in una galassia aliena dal world building convincente esistono due realtà catalizzatrici molto importanti. La Lux è una mega corporazione che assomiglia dannatamente ad una Amazon spaziale, il cui core business è la consegna sempre puntuale di ogni bene che gli abitanti del cosmo possano desiderare.

Grix è il comandante di una navicella spaziale (scassata) adibita alla consegna di merci, con un equipaggio fedele anche se costantemente dedito alle lamentele. Una sorta di “padroncina” (in gergo i professionisti che si occupano di logistica conto terzi).

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La Rinunzia invece è un misterioso culto religioso con diramazioni in tutta la galassia che professa un graduale ma radicale distacco dalle cose del mondo e dalle tentazioni dello stesso (tanto che alle proprie adepte viene imposto l’obbligo di un velo davanti agli occhi), principi diametralmente opposti a quelli del consumismo sfrenato incentivato dalla Lux. Vess, proveniente da una famiglia abbiente, ha completato il suo percorso iniziatico per poter far parte dell’ordine e diventare una Nunia.

Le due storie e le due realtà sembrano del tutto inconciliabili, ma accadranno due eventi che faranno collimare questi due binari paralleli e apertamente in conflitto tra loro.

Grix scoprirà un’anomalia nei registri di carico che mette in relazione il proprio datore di lavoro con la Rinunzia e contemporaneamente Vess troverà le prove di frequenti scambi e rapporti simbiotici economici tra le due realtà: corruzione, fake news, intrallazzi economici, il tutto all’ombra dei governi centrali che non assumono posizioni ufficiali e di una popolazione anestetizzata dai social e dallo shopping online.

Le vite di Grix e del suo equipaggio e anche della giovane Nunia Vess saranno subito messe a repentaglio, finendo per intrecciarsi tra loro.

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Nella recensione de Il Regno Invisibile vorrei che emergesse fortemente non solo il mio generale apprezzamento ma anche un aspetto di confronto con l’attualità forte e ben dosato.

Le premesse di per sé non sono nulla di particolarmente originale, ma la messa in scena è davvero ottima. I personaggi di Grix e del suo equipaggio (in particolare il fratellino della stessa e il rappresentante della compagnia che è bordo della piccola astronave merci) e di Vess sono caratterizzati in maniera davvero oculata e intelligente. Sono agli antipodi ma una volta che la necessità di salvezza le farà incontrare diventeranno compatibili. Pragmatica e istintiva la prima, mite e ancora in bilico la seconda.

Ma quello che salta all’occhio dalla recensione de Il Regno Invisibile è una profonda invettiva sociale che l’autrice G Willow Wilson (che si è convertita all’Islam ormai da diverso tempo) non risparmia, anzi.

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La corruzione e i torbidi rapporti tra Lux e Rinunzia sono una metafora della società attuale. Banalmente, non è difficile riconoscere nella Lux una sorta di Amazon del futuro, in un regime di iper consumismo implacabile. La maniera in cui viene dipinta la Rinunzia di fatto è una vera e propria accusa ai regimi religiosi totalitaristici, quelli che non permettono che venga messo in discussione alcunchè dei propri precetti o dogma. Il velo davanti agli occhi, gli insegnamenti, l’ordine gerarchico della stessa e il potere economico e politico che esercita sono cose a cui purtroppo assistiamo tuttora e senza allontanarci troppo da casa nostra. È interessantissimo che questo arrivi proprio da una autrice molto capace e di fede islamica.

Infine tutto questo viene condito in salsa sci-fi classica, con sistemi planetari multietnici alla Mass Effect, governi farraginosi, grandi astronavi e un cosmo coloratissimo. Anche un po’ troppo.

Christian Ward è un artista dotato di grande talento ma che non riesce a contenere la propria (anche sana) esuberanza. I combattimenti spaziali de Il Regno Invisibile sono un tripudio di lampi di luce che balenano vicino a pianeti coloratissimi, in tavole che al primo impatto risultano molto accattivanti ma che ad un esame un pochino più attento rivelano una certa confusione.

Molto meglio quando il tutto rallenta, per raccontare i personaggi. I Personaggi sono affascinanti, così come i costumi e le ambientazioni della “terraferma”. Ma il vero punto forte è il design generale.

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A livello di design tutto è costruito e reso da Ward per risultare in qualche modo famigliare, come il frequento uso di tablet, le pubblicità, gli interni stessi delle navi spaziali.

Particolari questi molto carini ma non indispensabili ai fini narrativi visto che l’intento polemico con l’attualità è chiaro fin dalle primissime pagine.

Il Regno Invisibile si concluderà negli States con il terzo volume, quindi sarà una serie relativamente breve, ma con un potenziale davvero molto alto (lo testimoniano anche delle ottime vendite in America).

A me non dispiace l’arte digitale scatenata di Christian Ward, così come i suoi personaggi, bisogna solo fare i conti con una palette a tratti un pochino troppo nutrita ma, abituato ad opere come Saga, Descender, gli stessi attuali X-Men ecc, la cosa non mi turba neanche piùdi tanto.

Il Regno Invisibile si concluderà negli States con il terzo volume, quindi sarà una serie relativamente breve, ma con un potenziale davvero molto alto (lo testimoniano anche delle ottime vendite in America).

In conclusione della recensione de Il Regno Invisibile si deve riconoscere il merito all’autrice di aver saputo raccontare – finora – una storia solida e convincente, con dialoghi asciutti e dosati e bei personaggi costruiti da hoc, ma soprattutto con temi davvero importanti e mai banali, per quanto spesso abusati proprio nelle opere di fantascienza. L’estetica del prodotto infine, superato un primo imbarazzo da shock cromatico, rende bene un prodotto dal grande valore.

Meritava l’Eisner? Ognuno di voi ha già la propria risposta e capita spesso di non essere d’accordo con questi premi (qualcuno ha detto Immortal Hulk di Al Ewing?) ma sicuramente è un titolo davvero interessante e molto consigliato.

Pensateci la prossima volta che farete un acquisto online 😉

 

76
ME GUSTA
  • Opera sci-fi con una forte invettiva sulla nostra attualità, in particolare in consumismo sfrenato e il totalitarismo religioso
  • Ottima prova di G Willow Wilson, personaggi, belle tematiche
  • Ward è un ottimo artista, anche se...
  • Prezzo molto accattivante e volume brossurato ben realizzato
  • Vincitore dell'Eisner 2020 come miglior nuova serie
FAIL
  • ...i colori e sono un tantino troppo esuberanti e in generale molte scene action sono un po' confuse
  • Il soggetto non è originalissimo, ma la messa in scena di alto livello
  • Si concluderà al terzo volume: presto per dire se la cosa sarà un bene o un male.
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