Parler ha deciso di seppellire l’ascia di guerra con Amazon (per ora)

1 anno fa

Parler, social dell’alt-right, ha deciso di chiudere la causa che aveva intentato contro Amazon, rea di avergli bloccato i server.

Il social guidato da Mark Meckler, attivista noto per aver fondato il movimento populista Tea Party Patriots, è d’altronde tornato online attraverso altri canali e Meckler ha preferito mettere da parte i dissapori, ventilando la possibilità di tornare in causa in un secondo momento.

Il processo giuridico che aveva in ballo con la potente azienda tech non sembrava comunque destinato a evolvere in suo favore. A gennaio, il tribunale aveva dato ragione ad Amazon e aveva decretato che la sospensione del servizio da parte di Amazon Web Services (AWS) fosse più che legittimo, considerando il contesto.

Il processo voluto da Parler mirava di adoperare le leggi antitrust come leva con cui tornare in Rete, tuttavia Amazon era riuscita a dimostrare che gli admin del portale non fossero stati solerti nel preservare le policy del contratto e, dal canto loro, i responsabili del social non avevano portato prove “significative” in supporto alla loro tesi.

Da una parte c’era una piccola ditta tech con un’immagine pubblica impresentabile che si aggrappava disperatamente a leggi che non comprendeva appieno, dall’altra un mastodonte miliardario che ha dimostrato come, prima di sospendere il servizio al proprio cliente, avesse cercato di segnalargli le criticità del suo agire. Il giudice non ha dovuto rimuginarci molto.

Nonostante questo, una nuova bozza per la causa nei confronti di Amazon sarebbe recentemente emersa online, bozza che dai toni sembra perfettamente in linea con il modus di Parler, ma che l’azienda non ha confermato come legittima.

Amazon aveva infatti portato in aula le trascrizioni di più di 100 minacce violente, minacce che non andavano per il sottile e che Parler aveva rifiutato di censurare difendendosi con lo scudo della “libertà di parola”.

Dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio, Parler è diventato per le Big Tech un social scomodo, sconveniente da avere vicino. Oltre a non aver più il supporto di Amazon, il portale non è neppure più ospite gradito sugli app store di Apple e Google e sopravvive al momento solo grazie al redivivo portale web.

 

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