Parler è tornato, questa volta capitanato direttamente dal Tea Party

3 mesi fa

Parler è tornato online e presto sarà nuovamente possibile creare nuovi profili. Nel frattempo si rifanno vivi i vecchi utenti.

Per ora è una steppa quasi deserta – i vecchi post non si sono salvati dalla purga imposta da Amazon – ed è navigabile solamente da chi si era già iscritto in passato, tuttavia il social network dell’alt-right statunitense è resuscitato dal suo breve torpore, riprendendo quasi del tutto le sue funzionalità.

Sito e app erano state abbattute pochi giorni dopo che la folla esaltata si era insinuata con forza nel Campidoglio di Washington, Capitol Hill. La fiumana di persone, d’altronde, aveva usato proprio i social per coordinarsi e Parler era in cima alla lista dei portali che hanno contribuito maggiormente a fomentare discorsi d’odio e di disinformazione.

Nello specifico, Parler è stato il covo per eccellenza dei complottismi di QAnon, ovvero delle teorie che supportavano l’idea che le elezioni statunitensi fossero state rubate dai Democratici e che l’unico degno di stare alla Casa Bianca fosse Donald Trump.

I primi a tornare attivi sul social sono stati ovviamente i VIP/giornalisti di Fox News, tuttavia a far colpo è il nome che è stato scelto per la posizione di CEO ad interim. John Matze, il quale è stato licenziato, lascia infatti la poltrona a Mark Meckler, membro del comitato esecutivo del social e co-fondatore del movimento della destra populista Tea Party Patriots.

Parler, d’altro canto, ha formalizzato la sua posizione da che è tornato per la prima volta online, ancor prima che ci fosse il cambio di guardia: non trovando un web hosting a cui appoggiarsi ha deciso di affidarsi a Epik, servizio noto per essere immerso nello zoccolo duro della destra radicale e del neo-nazismo.

 

 

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