Facebook inizia a provare a nascondere i contenuti politici

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3 mesi fa

Articoli e opinioni politiche “non piacciono”, quindi Facebook inizia a pensare di nascondere simili post dai News Feed.

Sia chiaro, non è che non piacciono alla Big Tech, sono le “persone che non vogliono che i contenuti politici si impossessino dei loro News Feed“, una dichiarazione interessante se si considera che, sempre secondo all’azienda, questi costituiscono solamente il 6 per cento dei contenuti visualizzati.

Nel dubbio, comunque, l’azienda inizierà nelle prossime settimane a muoversi verso una soluzione, ovvero proverà a nascondere tutto ciò che è politico in alcune comunità scelte del Canada, del Brasile, dell’Indonesia e degli Stati Uniti.

Non si tratta di censura, i contenuti non verrebbero rimossi, tuttavia scompariranno dai Feed, cosa che andrà immancabilmente a intaccare la loro visibilità. Nel frattempo Facebook porterà avanti “diverse strategie” per capire come catalogare al meglio i post politici, sempre nell’ottica di “rispettare gli appetiti delle singole persone”.

L’intervento dell’azienda giunge in un periodo in cui sempre più utenti si stanno interessando al ruolo pubblico dei social network.

Facebook è in cima alla lista delle aziende considerate fomentatrici di radicalismo da tastiera, se non altro perché in passato ha dimostrato di aver tratto grande profitto finanziario dai contenuti politici controversi..

Imporre un’improvviso cambio di rotta sarebbe un po’ come ammettere di essere parte integrante di questo processo, se non addirittura il motore principale, ma procedere a piccoli passi potrebbe permettere alla Big Tech di uscirne mantenendo un basso profilo.

L’idea di Facebook di nascondere i post politici non andrebbe tuttavia a combattere la disinformazione – quella la si potrebbe comunque condividere volontariamente sui gruppi specifici -, piuttosto intaccherebbe gli stimoli a creare e pubblicare indagini, ricerche, interviste e opinionismi.

Un cambio di algoritmo è notoriamente in grado di distruggere in poco tempo molte realtà aziendali e le fasce più economicamente vulnerabili potrebbero decidere semplicemente di lasciar perdere, soprattutto se si vedono messe da parte in favore di prodotti “divertenti” e di “intrattenimento”.

 

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