La recensione del quinto episodio di WandaVision: siamo al giro di boa per la serie Marvel, in cui MCU e l’omaggio alle sitcom (questa volta tocca agli anni ’80) è magnificamente bilanciato, creando un equilibrio perfetto. Almeno fino a due clamorosi colpi di scena. Che non vi sveleremo.

Vi tranquillizziamo subito nel cominciare questa recensione del quinto episodio di WandaVision: non faremo spoiler. Anche perché sarebbe accanimento terapeutico: se siete riusciti a evitare le insidie dell’internet, continuate a fare ciò che avete fatto fino a ora. Purtroppo in rete, oltre alle immagini dell’episodio numero cinque, ci sono leak anche del prossimo. Arrivato come sempre il venerdì mattina su Disney Plus, On a Very Special Episode… (nella versione italiana In questo episodio molto speciale) è davvero una puntata importante.

 

 

Siamo perfettamente al centro del racconto: dati i nove episodi di WandaVision, il quinto si trova proprio a fare da spartiacque. Quattro capitoli andati e quattro ancora da vedere. Nei Marvel Studios niente è lasciato al caso, non c’è quindi da stupirsi che questa puntata sia una fusione perfetta della follia della serie creata da Jac Schaeffer – ovvero l’omaggio alle sitcom americane – e la classica azione del Marvel Cinematic Universe. Se i primi tre capitoli erano estro puro, un pastiche di bianco e nero, formati differenti e abiti di varie epoche che ci ha spiazzato, il quarto è stato una pausa, un momento di respiro. Ecco il quinto è la rincorsa per il grande rush finale.

 

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I cresciuti negli anni ’80 possono gioire: è arrivato il loro momento.

Ritroviamo Wanda (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany) genitori felici, con tanto di sigla in stile Full House e Genitori in Blue Jeans. I compositori Robert Lopez e Kristen Anderson-Lopez (premi Oscar alla miglior canzone due volte, per “Let it go” di Frozen e “Remeber me” di Coco) si sono superati: il quinto episodio di WandaVision si apre con un vero e proprio brano, un lungo tuffo nei ricordi. Con tanto di foto di famiglia che si alternano sulla musica. E raccontano in pochi minuti una parte importante della storia.

 

 

 

WandaVision: gli anni ’80 e l’ossessione per i nickname

I pantaloni a zampa di elefante hanno lasciato il posto a camicie di flanella, gilet, capelli cotonatissimi e soprattutto a un nuovo modo di parlare: il linguaggio è meno formale e più colloquiale. C’è inoltre una strana ossessione per i nickname, ovvero i soprannomi. Wanda chiama ora il compagno “Vis”, il capo dell’FBI si domanda perché Wanda Maximoff non ne abbia uno (in effetti non è mai stata chiamata Scarlet Witch) e Darcy Lewis (Kat Dennings) ha ribattezzato l’anomalia che si presenta sotto forma di esagoni “Hex” (e come lei continuiamo a ripetercelo anche noi: che diavolo sono?!). I riferimenti culturali al decennio si sprecano: il più palese è un “Cowabunga!” usato come intercalare (se non conoscete le Tartarughe Ninja è lecito chiedersi che infanzia abbiate avuto).

 

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L’elemento più importante è però un altro: già ne abbiamo avuti diversi assaggi negli episodi precedenti, ma qui è ormai palese che i Marvel Studios stiano raccontano la propria storia attraverso le vicende di Wanda e gli abitanti di Westview. Sappiamo che la donna sta riscrivendo la realtà a suo piacimento. E allo stesso modo Kevin Feige e i suoi si stanno piano piano distaccando (e riscrivendo) da cose che accadono nei fumetti. Come è già successo in passato, il Marvel Cinematic Universe è un mondo a sé stante, perfettamente autosufficiente, che ammicca consapevolmente agli appassionati ed esperti della nona arte ma vuole letteralmente abbracciare il suo pubblico, quello cinematografico e ora televisivo, che ha coltivato con cura in questi tredici anni.

 

 

 

WandaVision e l’importanza delle facce

Lo abbiamo già detto, non faremo spoiler in questa recensione del quinto episodio di WandaVision. Una cosa però lasciatecela dire: al cinema le facce sono importanti. Anche più delle parole. E quelle di Elizabeth Olsen e Paul Bettany sono sempre più un tutt’uno con i proprio personaggi: è incredibile quanto siano riusciti a entrare nella pelle (e nei circuiti) dei propri supereroi, cambiando tono e registro a piacimento, riuscendo a mutare espressione nel giro di pochi secondi. Se la faccia di Visione è sempre più perplessa, quella di Wanda è di scena in scena più preoccupata: anche il potere più grande non è niente senza controllo (sì, sembra lo spot di una marca di pneumatici). E la signora Maximoff lo sta perdendo. In troppi vogliono un pezzo della sua mente. Forse qualcuno già ci è entrato nella sua testa. Agnes, interpretata da Kathryn Hahn, è sempre più presente e incombente, spuntando all’improvviso quando la coppia meno se lo aspetta. Stavolta spruzza anche in giro essenza di lavanda e l’allarme strega è sempre più rosso.

 

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Le facce sono importanti dicevamo. E se quelle dei due protagonisti sono sempre più plastiche, potrebbe esserci una faccia che sorprenderà molti.

Ormai lo abbiamo capito: davvero tutto è possibile. E la cosa bella è che a questo punto gli spettatori si interrogano esattamente come i personaggi: stiamo scoprendo la verità con loro. A seconda di chi guarda poi lo sguardo si amplia e si arricchisce sempre di più. Grazie a Visione si è insinuato infatti un altro genere: sembra quasi di trovarsi improvvisamente in uno spy movie, nel bel mezzo di un intrigo internazionale. Non mancano poi i momenti horror, questa volta presi dritti dritti dalle pellicole di possessione ed esorcismi. Gli amanti del genere hanno davvero di che gioire.

 

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Sempre più notevole anche la confezione: la fotografia cambia drasticamente da una scena all’altra, con le parti dedicate agli anni ’80 un po’ sgranate e saturate, mentre quella ambientata ai giorni nostri è nitida, definita, senza sbavature. Una gioia per gli occhi. Se qualcuno aveva ancora dubbi, con questa recensione del quinto episodio di WandaVision speriamo di avervi convinto a recuperare il prodotto più folle e sperimentale che i Marvel Studios abbiano realizzato fino a ora. Anche perché se a metà strada ci sono questi colpi di scena (che non abbiamo rivelato: promessa mantenuta!) non si può che attendere i prossimi quattro, ovvero la cavalcata finale, con grande curiosità e trepidazione. E mi raccomando: occhio alle facce. Perché è un attimo che ci si ritrova nel Multiverso, “così de botto, quasi senza senso”. Che invece c’è. Ed è bellissimo.

 

 

WandaVision è ogni venerdì su Disney Plus.