La Birmania ha appena subito un colpo di Stato militare e lo staff di Facebook decide di iniziare a moderare i contenuti pubblicati nel Paese.

Ad annunciarlo è in una comunicazione interna Rafael Frankel, direttore della policy della branca asiatico-pacifica di Facebook. Ora che la nazione è sotto il controllo dei militari, Frankel ha promosso l’idea di applicare tutta una serie di strategie atte ad arginare la disinformazione, le incitazioni alla violenza o gli assalti coordinati.

Il coup, avvenuto il primo febbraio, è stato portato avanti dalle forze armate birmane sotto la guida del generale Min Aung Hlaing. In passato, il militare aveva contestato la validità delle recenti elezioni, chiedendo il riconteggio dei voti.

Viste insoddisfatte le sue richieste, l’uomo ha deciso di prendere in mano la situazione arrestando il premier, nonché premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, con l’intenzione di costituire una “vera democrazia multipartitica”.

Stiamo monitorando da vicino gli eventi politici in Birmania, seguendone le evoluzioni e assumendo soluzioni aggiuntive per fermare la disinformazione e i contenuti che potrebbero incitare ulteriori tensioni, in questo periodo. […] Questo include rimuovere la disinformazione che delegittima i risultati delle elezioni dello scorso novembre,

ha riferito un portavoce dell’azienda alla testata The Verge.

Facebook si sta ora assicurando che gli account di attivisti e giornalisti siti in Birmania siano protetti, così come protette sono anche le “informazioni critiche a proposito di quanto sta accadendo”.

La situazione è comunque fragile e imprevedibile: durante l’assalto al potere, i militari si erano assicurati di abbattere temporaneamente la connettività a internet, le linee telefoniche e persino le trasmissioni della TV di Stato.

 

 

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