Agenti tossici potrebbero togliere all’umanità la capacità di riprodursi

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1 mese fa

https://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(20)30164-1?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS0092867420301641%3Fshowall%3Dtrue

Agenti chimici presenti nell’ambiente minacciano di limitare la sopravvivenza dell’umanità riducendo la capacità di riprodursi degli uomini.

A sostenerlo é Shanna Swan, un’epidemiologa della riproduzione dell’organizzazione Mount Sinai di New York. In un’intervista rilasciata alla testata The Intercept ha infatti riportato i risultati di una sua ricerca del 2017, ricerca che racconta come lo sperma maschile sia sempre più povero di spermatozoi.

La causa di tutto sarebbe da cercare nei ftalati, sostanze presenti in prodotti quali plastiche, cosmetici e imballaggi per il cibo. Sostanze che notoriamente inibiscono la maturazione degli spermatozoi, ma le cui conseguenze sembrerebbero anche essere ereditarie.

Per questo continuiamo ad avere un declino continuativo della fertilità e della qualità dello sperma. Se non subissimo un colpo dai nostri genitori e dai nostri nonni, allora ogni generazione potrebbe partire da zero.

Sarebbe male, ma l’impatto si attesterebbe ogni volta agli stessi livelli. Il fatto che portiamo avanti i problemi delle generazioni che ci hanno preceduto vuol dire che incominciamo da livelli inferiori [di fertilità] e ogni volta prendiamo colpi su colpi su colpi,

ha dichiarato Swan.

Ma le notizie cattive non finiscono qua, una ricerca cinese ha infatti dimostrato che anche il bisfenolo (BPA) – un altro composto comunemente presente nelle plastiche – finisce con l’impattare negativamente con la possibilità di riprodursi dell’umanità.

Nello specifico, gli uomini con livelli alti di BPA nel sangue hanno dimostrato di subire un numero maggiore di problemi sessuali, tra cui l’assenza di desiderio carnale.

Shanna Swan sottolinea inoltre come gli elementi tossici siano in grado di creare dimorfismo sessuale, ovvero di assottigliare le distinzioni chimiche tra uomini e donne, a partire sin dallo sviluppo fetale.

In questo senso, la ricercatrice porta a esempio diverse ricerche, ma si trova anche ad ammettere che il ramo di indagine che connette l’esposizione chimica all’espressione di genere sia solamente ai primi passi e che non sia per nulla facile scindere le dinamiche fisiologiche dalle componenti educative.

La scienziata fa quindi notare che la pubblicazione della sua ricerca non é stata in alcun modo recepita dai governi. Proseguendo questo sentiero, insomma, non dovremmo scomodare le fantascienze supereroistiche, per risolvere la sovrappopolazione sul pianeta.

 

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