Un’IA evidenzia come la discriminazione sul lavoro inizi dalla lettura del CV

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21 Gennaio

boss in ufficio

Un sito di offerte di lavoro é stato analizzato da una IA, la quale ha identificato come la discriminazione sia presente sin da subito.

In barba alle pari opportunità, volente o nolente, il mercato del lavoro continua a perpetrare gli stereotipi di sempre, mettendo da parte donne, immigrati e minoranze etniche. A ricordarlo, dati alla mano, é ora la London School of Economics, ateneo che ha sviluppato un algoritmo con cui analizzare i comportamenti delle aziende.

Lo strumento é stato applicato su un servizio pubblico di assunzioni online del governo svizzero e ha vagliato 452.729 ricerche effettuate da 43.352 selezionatori. In totale sono state registrate 17.4 milioni di candidature e 3.4 milioni di queste sono state effettivamente lette dalle aziende.

Già verrebbe da deprimersi nel notare come di tutti i curriculum inviati, meno di un quinto é effettivamente giunto tra le mani delle risorse umane, ma la situazione diviene ancora più cupa quando si inizia a prendere in considerazione il lavoro dei ricercatori inglesi.

L’intelligenza artificiale (IA) ha cercato forme di discriminazione tenendo conto di quanto tempo le aziende investissero nel leggere ogni profilo, nonché in quali casi queste abbiano effettivamente deciso di contattare i candidati.

Il risultato? Immigrati e minoranze hanno il 19 per cento di possibilità in meno di essere presi in considerazione, con le ditte che preferiscono affidarsi alle etnie dominanti e più largamente diffuse.

I nostri risultati dimostrano che i selezionatori trattano identici candidati in modo diverso a seconda del loro background di immigrazione o di appartenenza a una minoranza etnica. Poco sorprendentemente, questo ha un impatto reale sul chi viene effettivamente assunto,

ha sottolineato il dottor Dominik Hangartner, co-autore dello studio.

Lo studio, che potete leggere per intero su Nature, sottolinea inoltre come le donne siano penalizzate del 7 per cento nell’inserirsi in professioni dominate dalle figure maschili, ma anche che la stessa statistica sia vera per quegli uomini che cercano di sviluppare una carriera in ambiti tradizionalmente considerati femminili.

Si tratta di pregiudizi insediati nel profondo, difficili da smantellare, pertanto la London School propone una soluzione semplice che tuttavia potrebbe alleggerire il problema: inserire i dati anagrafici in fondo al CV, in modo gli esaminatori abbiano tempo per valutare al meglio le esperienze professionali dei candidati.

 

 

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giovedì 21 Gennaio 2021 - 20:29
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