Amazon rimuove l’hosting di Parler, social dell’ultradestra USA

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4 mesi fa

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Amazon ha deciso di prendere le distanze da Parler stracciando il contratto di hosting, ora il social risulta inutilizzabile.

Solo ieri avevamo parlato di come Apple avesse deciso di oscurare l’app di Parler dal suo App Store. Ebbene, l’intera questione si é spostata direttamente alla fonte, con il social network che ha di fatto cessato di esistere a causa della mancanza di un host.

É da tempo che i social vengono adoperati per rimbalzare fantasie complottistiche e messaggi d’odio, contenuti che fomentano un engagement che si tramuta in profitto, tuttavia le progressive evoluzioni politiche e il recente assalto a Capitol Hill hanno esacerbato un panorama destinato al mutamento.

Parler si é sempre proclamata un paradiso della libertà di parola, ma nei fatti quella libertà di parola si é sempre addensata verso la destra estremista.

Le incitazioni d’odio pubblicate sul social non solo hanno contribuito a fomentare le ideologie su cui si sono appoggiati i riottosi del Campidoglio, ma stavano promuovendo anche nuovi assalti armati per il 19 gennaio, giorno precedente al passaggio di poteri al presidente eletto Joe Biden.

Amazon si é quindi appoggiata alla stessa posizione usata in precedenza da Apple, ovvero ha dichiarato che i sistemi di lotta all’odio implementati da Parler si siano dimostrati altamente inadeguati e che il social sia finito pertanto a ospitare contenuti illegali che violano le policy siglate in contratto.

Poco prima che il sito fosse abbattuto, il CEO John Matze aveva sostenuto che Amazon, Google e Apple stessero sistematicamente annichilendo i social della destra eversiva perché spaventati dalla concorrenza, quindi aveva annunciato che Parler sarebbe tornato attivo nel giro di una settimana. Giusto il tempo di “ricostruirlo dalle fondamenta”.

Molti utenti dell’alt-right, vedendo i propri paladini sempre più censurati dai social mainstream, si sono rivolti ad omologhi più indulgenti nei confronti delle loro posizioni, con Parler che nel periodo successivo alle elezioni statunitensi era schizzata in vetta alle app più scaricate.

 

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