Relic, la recensione: un haunted house movie intimo e personale

6 mesi fa

6 minuti

recensione di Relic

La recensione di Relic, horror psicologico sull’inesorabile scorrere del tempo diretto da Erika James. Prodotto da Jake Gyllenhaal, il film è stato presentato al Trieste Science+Fiction Festival nella sezione NEON.

Quando si parla di cinema horror la prima cosa che viene in mente sono mostri e spietati assassini, oltre ad ovviamente atmosfere inquietanti, poco illuminate e salti sulla sedia. Caratteristiche di un genere capace sempre di rinnovarsi e anche di sorprendere, perché i film terrore sanno giocare con la psiche e le emozioni dei personaggi e quindi dello spettatore, riuscendo ad infondere un terrore anche più profondo.

Proprio con tale tipo di terrore gioca il film diretto da Erika James, al suo esordio dietro la macchina da presa. Nella recensione di Relic dimostreremo come non servano mostri o brutali assassini per creare tensione e angoscia. Presentato al Trieste Science+Fiction Festival il film vede protagoniste Emily Mortimer, Bella Heathcote e Robyn Niven ed è prodotto da Jake Gyllenhaal, coi fratelli Russo come produttori esecutivi.

Relic è un horror movie psicologico sull’inesorabilità dello scorrere del tempo

 

recensione di Relic

La storia segue Kay e sua figlia Sam in viaggio da Melbourne alla piccola città di Creswick, dove vive Edna, madre di Kay e nonna di Sam. Le due donne stanno tornando alla casa materna poiché sono state avvertite dalla polizia che la donna non è stata vista da nessuno per giorni. Giunte a destinazione Kay e Sam trovano la casa effettivamente vuota, senza la minima idea di dove Edna possa essere andata.

Nella fatiscente e vissuta casa di campagna le due donne trovano numerosi indizi sulla crescente demenza senile dell’anziana. Quando la donna ricompare improvvisamente, così come era spartita, per Kay e Sam inizierà un viaggio che le porterà a capire che Edna ha viaggiato in luoghi dove non possono raggiungerla.

 

 

 

 

L’inesorabile scorrere del tempo

Dimenticatevi jump scare o salti sulla sedia

Dimenticatevi jump scare o salti sulla sedia, Relic non è il tipico film horror che vi farà spaventare per apparizioni improvvise, coltelli che affondano nella carne o mostri che vivono nel buio ma vi metterà molto angoscia ed ansia a un livello più profondo, puramente emotivo. Il film della James è un’angosciante racconto sull’inesorabilità dello scorrere del tempo e dell’impotenza nei suoi confronti delle persone.

In Relic l’elemento sovrannaturale è più un pretesto che un vero e proprio elemento narrativo. La misteriosa scomparsa di Edna e la sua altrettanto incomprensibile riapparizione servono per portare sullo schermo un argomento più profondo ed intimo. Mostrando una donna che spesso non ricorda chi sia, dove si trovi e che non riconosce i membri della sua famiglia, la regista vuole porre l’accento sulla demenza senile e di come questa porti le persone ad andare in altri luoghi, sia fisicamente che mentalmente.

L’elemento sovrannaturale è più un pretesto che un vero e proprio elemento narrativo

Edna è una persona che ormai vive in un mondo tutto suo e irraggiungibile da chi gli sta accanto. Il tempo la sta cambiando e lei si sta lentamente trasformando in qualcosa di incomprensibile e per questo terrificante. Con il passere del tempo la donna diventa sempre più spaventosa e incontrollabile, capace di atti prima impensabili e alquanto destabilizzanti.

 

 

Un film sull’impotenza dell’uomo davanti al passare del tempo, un’impotenza capace di portare all’angoscia più totale capace di trascinarci in un labirinto senza uscita. Claustrofobia emotiva da cui si può uscire solo con l’accettazione della propria impotenza davanti all’evidenza. Un racconto che oscilla tra l’ottimismo giovanile che tutto si risolverà e il pragmatismo degli adulti, consapevoli di cosa fare, per quanto a malincuore.

Una storia cupa e tesa sulle difficoltà di accettare il cambiamento

Una storia cupa e tesa sulle difficoltà di accettare il cambiamento inesorabile dei nostri cari e sulle relazioni famigliari, spesso tese e rabbiose. Relic mostra le difficoltà delle scelte da prendere e di come in questi casi dando amore e disponibilità si riceva solo ostilità, cattiveria ed urla. Un’ansia che opprime e non da modo di respirare o di far ragionare lucidamente nessuno. Una presa di coscienza sulla terribile impossibilità di tornare indietro o di riuscire a prendersi cura di chi ci ha cresciuti.

 

 

Haunted house movie intimo e personale

A fare da cornice ad una situazione disperata e senza via di uscita una casa enorme, stracolma di oggetti – e quindi di ricordi – e fatiscente. Dimora pericolante, fredda e spettrale metafora della decadenza spirituale e fisica di Edna, donna che ormai vive di sbiaditi ricordi e pochi attimi di lucidità. Una casa immensamente fragile ed impossibile da ristrutturare, in cui ci si perde facilmente e per questo spaventosa.

Relic ci mostra come l’unico modo per affrontare il passare del tempo sia accettare il suo inesorabile scorrere. È inutile combattere qualcosa che non può essere fermato e che molto probabilmente ci cambierà in modi che non possiamo prevedere. Bisogna imparare ad accettare l’inevitabile per quanto difficile e spaventoso posso essere.

Una storia intima e personale

Una storia intima e personale quella portata sullo schermo dalla James, capace di spaventare ed incutere timore a livello emotivo e in cui tutti possiamo riconoscerci. Un racconto sicuramente cupo, fatto di silenzi assordanti, rumori angoscianti e gesti incomprensibile, ma che lascia intravedere un barlume di speranza.

 

Un haunted house movie che nasconde un sottotesto interessante.

Affidandosi ai canoni del genere e a qualche stereotipo – non mancano oggetti che cambiano misteriosamente posizione, misteriosi sogni, scatti d’ira omicida, ombre misteriose e molto altro – Relic si trasforma lentamente in altro e lo fa con terrore e una certa delicatezza. Un film simbolico che colpisce per le atmosfere. Sicuramente non è nulla di eclatante o sconvolgente, ma riesce a pieno a trasmettere l’impotenza e il terrore che certe situazioni della vita quotidiana sanno tramettere.

Nonostante qualche ingenuità narrativa e personaggi senza una vera e propria caratterizzazione, decidendo di puntare tutto sull’emotività, atmosfere poco illuminate – le scene luminose sono tutte fuori casa e senza Edna, l’unica interna coincide con un suo momento di lucidità – e un velo di mistero, il film riesce ad incuriosire e a trasmettere un perenne senso di angoscia.

In conclusione della recensione di Relic, quello di Erika James è un discreto esordio alla regia che porta lo spettatore in alcuni dei meandri più scuri che l’uomo deve affrontare. Una storia tesa ed angosciante che ha in sé molto più di quello che ci mostra.

 

 

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