Delfini e balene si sono evoluti parallelamente?

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10 Luglio 2020

Delfini e balene si sono evoluti parallelamente? Lo scheletro di un delfino estinto di 4,5 metri suggerirebbe di sì.

Nella Carolina del Sud è stato scoperto uno scheletro quasi completo di un grande delfino estinto: l’animale era lungo addirittura 4,5 metri e visse durante l’Oligocene ossia circa 25 milioni di anni fa.

Precedentemente a questa scoperta, la sua presenza sulla terra arcaica era nota solo da un fossile parziale del muso.

Una descrizione dettagliata dello scheletro è stata pubblicata su Current Biology dove i ricercatori affermano che ci sono molteplici linee di evidenza – dall’anatomia del cranio e dei denti, alla pinna e alla colonna vertebrale – che mostrano che questo grande delfino (una balena dentata nel gruppo Odontoceti) era un predatore nella comunità in cui viveva.

Molte caratteristiche dello scheletro postcranico del delfino implicano anche che le balene moderne avrebbero sviluppato caratteristiche simili in modo indipendente, guidate da un’evoluzione parallela negli habitat acquatici molto simili in cui vivevano.

Robert Boessenecker del College of Charleston di Charleston, South Carolina afferma di essere stato sorpreso dal

grado con cui balene e delfini arrivano indipendentemente agli stessi adattamenti generali di nuoto e di tratti fisici comuni alcuni dei quali sono il restringimento del calcio di coda, l’aumento del numero di vertebre di coda e l’accorciamento dell’omero (osso del braccio superiore) nella pinna.

Questi aspetti per esempio non sono evidente nei diversi gruppi di foche e leoni marini, che si sono evoluti nelle capacità di nuoto in diversi modi di nuotare e hanno scheletri postcranici dall’aspetto molto diverso.i

Il primo scheletro di questo grande delfino, chiamato in linguaggio tecnico Ankylorhiza, fu scoperto negli anni ’70 da Albert Sanders, l’allora curatore del museo di storia naturale Charleston Museum.

Lo scheletro quasi completo descritto nel nuovo studio è stato trovato negli anni ’90.

Un paleontologo commerciale di nome Mark Havenstein lo trovò durante la costruzione di una suddivisione abitativa nella Carolina del Sud. Successivamente è stato donato al Mace Brown Museum of Natural History, per consentirne lo studio.

C’è ancora molto da imparare da questo esemplare fossile, ma i risultati attuali rivelano che Ankylorhiza era uno specialista ecologico: i ricercatori affermano che la specie “stava chiaramente predando grossi animali come una balena assassina”.

Un altro aspetto interessante, secondo i ricercatori, è che Ankylorhiza è la prima balena ecolociante a diventare un predatore all’apice. Quando Ankylorhiza si estinse, circa 23 milioni di anni fa, spiegano che una specie di capodogli (Livyatan melvillei) e lo squalodonte (anch’essi estinti ora) si sono evoluti e hanno rioccupato la nicchia entro 5 milioni di anni. Alla loro estinzione, risalente a circa 5 milioni di anni fa, la nicchia rimase aperta fino all’era glaciale, con l’evoluzione degli squali circa 1 o 2 milioni di anni fa.

Le balene e i delfini hanno una lunga e complessa storia evolutiva e, a prima vista, si potrebbe non avere quell’impressione dalle specie moderne.

afferma Boessenecker che aggiunge che

i reperti fossili hanno davvero creato uno spaccato su questo lungo e tortuoso percorso evolutivo e i fossili come Ankylorhiza aiutano a chiarire cos’ è successo.

 

 

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venerdì 10 Luglio 2020 - 7:41
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