Alla ricerca di NEMO, ma non si tratta di un pesce

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9 Luglio

Le onde gravitazionali sono state solo recentemente osservate, la costruzione di NEMO un nuovo osservatorio per le onde gravitazionali in Australia potrebbe far fare grandi passi in avanti in questo campo.

Le recenti osservazioni di onde gravitazionali sono solo la punta dell’iceberg delle informazioni astronomiche che potremmo ricavare studiandole con nuovi strumenti.

Ieri è stato pubblicato uno studio che identifica lo sviluppo di NEMO, un nuovo osservatorio per le onde gravitazionali in Australia come un obiettivo prioritario per l’avanzamento dell’astrofisica.

Il documento è stato scritto dall’ARC Center of Excellence for Gravitational Wave Discovery (OzGrav) e coincide con una revisione intermedia del Piano decennale di astronomia dell’Accademia delle Scienze australiana.

L’astronomia delle onde gravitazionali sta rimodellando la nostra comprensione dell’universo.

ha affermato uno dei principali autori dello studio ARC Future Fellow, il dott. Paul Lasky, della Scuola di fisica e astronomia della Monash University e OzGrav che continua:

le stelle di neutroni rappresentano lo stato finale dell’evoluzione stellare. Sono costituiti dalla materia osservabile più densa nell’universo e si ritiene che consistano in un nucleo superfluido e superconduttore di materia a densità sopranucleari. Tali condizioni sono impossibili da produrre in laboratorio e la modellazione teorica della materia richiede l’estrapolazione di molti ordini di grandezza oltre il punto in cui la fisica nucleare è ben compresa.

NEMO è acronimo di Neutron Star Extreme Matter Observatory (NEMO) e sarebbe un interferometro “a basso costo” per rilevare onde gravitazionali ottimizzato per studiare la fisica nucleare  della fusione di stelle di neutroni.

Nello studio si riconosce che gli osservatori di terza generazione richiedono ingenti investimenti finanziari globali e un significativo sviluppo tecnologico per molti anni.

Secondo Francisco Hernandez Vivanco per raggiungere il pieno potenziale di quello che possiamo conoscere attraverso la rilevazione delle onde gravitazionali

sono necessari nuovi rilevatori con maggiore sensibilità.

La comunità globale di scienziati delle onde gravitazionali sta attualmente progettando i cosiddetti “rivelatori di onde gravitazionali di terza generazione”.

Attualmente siamo nella seconda generazione di rivelatori, la prima generazione erano i prototipi che ci hanno portato dove siamo oggi. I rivelatori di terza generazione aumenteranno la sensibilità raggiunta di un fattore 10, rilevando ogni fusione di buco nero in tutto l’universo e la maggior parte delle collisioni di stelle di neutroni.

Il problema ovviamente è il costo: hanno un prezzo elevato.

L’ordine di grandezza della spesa è di un miliardo di dollari per costruirne uno oltre al fatto che richiede anche oltre un decennio per la costruzione e l’avviamento delle misure. L’investimento di tempo e denaro è veramente globale e non si prevede che si possano iniziare a rilevare le onde gravitazionali fino al 2035.

NEMO però richiederebbe un budget molto minore dell’ordine di 100 milioni di dollari, un tempo notevolmente più breve per lo sviluppo e fornirebbe un banco di prova per lo sviluppo tecnologico di strumenti di terza generazione.

Il documento conclude dicendo che sono necessari ulteriori studi di progettazione che descrivano in dettaglio le specifiche dello strumento, nonché un ulteriore studio per trovare una posizione appropriata per l’osservatorio, progetto noto come “Alla ricerca di NEMO”.

 

 

 

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giovedì 9 Luglio 2020 - 10:06
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