I Sioux contro la visita di Trump al Monte Rushmore

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3 Luglio 2020

Il 4 Luglio il presidente Donald Trump ha deciso di festeggiare l’Indipendence Day ai piedi del Monte Rushmore, nonostante i divieti in vigore da più di dieci anni. I Lakota Sioux stanno pianificando delle proteste per intralciare i festeggiamenti.

Di nuovo le tribù dei Lakota si riuniscono per una causa comune: sì perché ci saranno tutte e sette le tribù del South Dakota ad attendere Donald Trump domani, 4 luglio, al Monte Rushmore dove secondo i programmi della Casa Bianca si presenzierà uno spettacolo di fuochi artificiali.

L’evento è pericoloso per via dell’assembramento che genererà, vista l’epidemia di coronavirus ancora in corso, e perché è una violazione delle rivendicazioni dei nativi americani sulle Black Hills.

L’evento, affermano i leader delle tribù, rischia di peggiorare l’epidemia di Coronavirus, ma soprattutto è una violazione delle rivendicazioni dei nativi americani sulle Black Hills. Senza contare il timore dei danni che i giochi pirotecnici, vietati da oltre dieci anni dalle autorità del National Park Service, potrebbero infliggere all’ecosistema del Mount Rushmore.

A intervenire contro il presidente americano è uno dei leader Lakota, Bear Runner, che ha dichiarato al The Guardian:

questa terra ci appartiene, lo stabiliscono trattati storici, e devo dirle una cosa: non le diamo il permesso di entrare.

Per il presidente dell’Oglala Sioux Tribal Council, la visita di Trump al monumento aumenterebbe il rischio di diffondere il nuovo Coronavirus in quanto sono previste più di diecimila persone provenienti da moltissimi stati, in una nazione che nonostante tutto è riuscita a contenere il contagio a numeri quanto meno accettabili.

Oltre a ciò c’è anche la violazione, in vigore dal 2010, di divieto di fuochi d’artificio per il rischio d’incendi della Black Hills, area ritenuta sacra dai nativi.

Nei mesi scorsi Trump però ha insistito per la ripresa dei fuochi d’artificio sul monumento dei quattro presidenti americani – George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln – scolpiti nella roccia. Un monumento, denunciano le comunità dei nativi americani, che fu scolpito, tra il 1927 ed il 1941, su una montagna sacra all’interno delle “Paha Sapa”, le terre dei Lakota.

 

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Il panorama delle Black Hills è proprietà culturale di molte tribù ed è sacra per noi.

Affermano i leader Sioux. Per questo James Bear Runner, presidente della tribù Oglala Sioux, afferma che i fuochi di artificio di Trump sono un atto di arroganza e dissacrazione e ha affermato che

è come se cercasse di fare i fuochi di artificio per l’indipendenza al Vaticano.

Su questa presa di posizione di tutte le tribù del South Dakota, è voluto intervenire il professore Alessandro Martire, ambasciatore della Nazione Lakota Sioux di Rosebud e rappresentante legale in Italia dei Lakota.

 

Il professore Alessandro Martire (foto ©Alessio Vissani)

 

Il Monte Rushmore se per i bianchi rappresenta il Tempio della Democrazia, per i Nativi Lakota, e non solo, è il ricordo del più grande genocidio ed etnocidio perpetrato dai colonizzatori nelle loro terre. Per l’appunto poi questo monumento si trova nelle Colline Nere che è stato il caso giuridico più discusso dell’ultimo secolo in quanto la Suprema Corte ha riconosciuto, che quelle terre in base al trattato di Fort Laramie del 1867, erano destinate ai Lakota strappate poi con la forza, in barba a quello che era il trattato firmato e discusso dagli stessi Nativi. Di ciò la Suprema Corte decise di consegnare un indennizzo di trecento mila dollari ai Lakota, mai voluto in quanto ai Nativi interessa solo il rispetto dei trattati e quanto meno la libertà di tenere le proprie terre.

La visita di Trump, con gli Stati Uniti d’America che si trova al primo posto al mondo come contagi di Coronavirus, non aiuta perché sia le tribù di Oglala di Pine Ridge che quelle di Rosebud, durante tutta questa pandemia, hanno cercato di fare anche blocchi stradali per mantenere più possibile i distanziamenti fisici e contenere il contagio.

Ovviamente conosciamo quanto siano sentiti i festeggiamenti da parte degli americani per il 4 luglio e il rischio di vanificare tutti gli sforzi fatti questi mesi è veramente alto. Il pericolo di un incendio inoltre esiste ed è reale, in una terra che in questo periodo tocca i quaranta gradi, ovviamente in passato ci sono stati festeggiamenti sotto il Monte Rushmore, da parte di altri presidenti, ma comunque sempre senza fuochi d’artificio per evitare più possibile di danneggiare le foreste che circondano l’area.

Alessandro Martire poi prosegue rispondendo ad alcune delle nostre domande.

Questa presa di posizione così forte da parte di Trump è un interesse proprio personale del Presidente nel farsi altri e nuovi (o vecchi) nemici?

A Trump interessa fare più rumore possibile, per cercare di arrivare a novembre e giocarsi la carta di una seconda rielezione, anche se la vedo alquanto improbabile dopo le numerose gaffe fatte in periodo COVID-19. Senza dubbio è un personaggio impopolare e malvisto dai popoli Nativi che rappresento, iniziato tutto con la presa di posizione, dopo Obama, nel continuare il famoso oleodotto nelle terre di Standing Rock, anche se dopo diversi anni si è riusciti a bloccare definitivamente quello scempio. Trump sicuramente ha come nemici il popolo dei nativi e questa voglia di sfidare i Lakota, nelle proprie terre, lo renderà ancor di più impopolare.

 

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La dichiarazione di Bear Runner è una dichiarazione molto forte.

Si, ovviamente è una dichiarazione politica, difficilmente tutte le tribù potranno evitare l’arrivo di Donald Trump al Monte Rushmore, ma è giusto da parte dei Nativi rivendicare una terra già violentata dagli oppressori e quanto meno gridare al mondo il proprio NO di fronte ad una manifestazione senza senso in un periodo, come questo della pandemia, dove la spettacolarizzazione e un assembramento non controllato sarebbero assolutamente da evitare.

 

 

 

 

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venerdì 3 Luglio 2020 - 12:12
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