Stampa 3D dentro il corpo umano? Sì, si può fare

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16 Giugno 2020

Con le stampanti 3D si può creare davvero di tutto, e pure durante l’emergenza sanitaria si sono rivelate utilissime. In medicina vengono spesso utilizzate per produrre protesi ortopediche oppure vere e proprie porzioni di ossa, pelle e vasi sanguigni. Tuttavia tutto questo viene realizzato in un apparato esterno rispetto al corpo in cui verranno innestate, e ciò richiede quindi successivamente incisioni chirurgiche con possibili effetti collaterali. Ma un team di scienziati sta lavorando ad una tecnologia che permetterà di stampare i tessuti direttamente nel corpo.

Solitamente quando si realizzano tessuti ingegnerizzati da innestare poi in un corpo umano, sono necessari due componenti fondamentali: il “bio-inchiostro” composto da cellule viventi; e fattori di crescita per aiutare le cellule a crescere e svilupparsi nel tessuto rigenerato.

Se però la stampa avviene direttamente nel corpo, ci sono altri fattori da tenere in considerazione: la costruzione del tessuto dovrebbe essere condotta a temperatura corporea (37°C), il tessuto stampato deve essere attaccato efficacemente al tessuto molle e – ovviamente – ogni fase delle stampa non deve in alcun modo danneggiare il paziente. L’applicazione della luce UV, necessaria per solidificare il tessuto stampato, potrebbe però in effetti rivelarsi pericolosa. Ma anche per questo è già stata trovata una soluzione.

Ali Khademhosseini, Ph.D., direttore e CEO del Terasaki Institute, David J Hoelzle, Ph.D. del Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale della Ohio State University e Amir Sheikhi, Ph.D. dal Dipartimento di ingegneria chimica della Pennsylvania State University hanno collaborato per produrre un bio-inchiostro adatto per la stampa 3D direttamente nel corpo, e che quindi non pericoloso per il paziente.

Questa formulazione di bio-inchiostro è stampabile in 3D a temperatura fisiologica e può essere reticolata in modo sicuro utilizzando la luce visibile all’interno del corpo – ha spiegato uno dei ricercatori.

Il team ha anche lavorato su metodi per attaccare le parti di tessuto create con questo bio-inchiostro su superfici morbide. I ricercatori hanno effettuato test su parti di pollo e agarosio e, per riuscirci, hanno adottato un’esclusiva tecnica di interblocco – che permette di ancorare meglio la stampa ai tessuti molli – utilizzando la stampante robotica 3D e il loro bio-inchiostro appositamente formulato.

 

 

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martedì 16 Giugno 2020 - 15:06
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