Facebook inizia a disattivare gli account razzisti e violenti

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1 anno fa

Facebook ha deciso di disattivare dalla sua piattaforma 190 account che inneggiavano a una seconda Guerra Civile.

Nell’ultima settimana, il CEO del social network per antonomasia, Mark Zuckerberg è finito in un ciclone mediatico a causa della sua risposta fiacca nel rispondere all’odio che si riversa sulla Rete, soprattutto quello del presidente Donald Trump. Messo alle strette, inizia a mostrare un timido cambio di rotta.

A essere stati oscurati sono tutti profili interconnessi con due gruppi violenti già precedentemente rimossi dalla piattaforma: i Proud Boys e l’American Guard. Ambo sono gruppi suprematisti bianchi, che inneggiano alla sottomissione delle minoranze. Etniche e non.

 

 

Pround Boys era stata bandita già mesi fa, poco dopo aver messo in atto i proselitismi con cui arruolava nuovi adepti sulla Rete, mentre American Guard è incappata in un intervento preventivo, visto che i suoi partecipanti si stavano coordinando per colpire il movimento Black Lives Matter (BLM).

«Abbiamo notato che questi gruppi stavano pianificando di radunare supporter e membri per andare fisicamente alle proteste e, in alcuni casi, si stavano preparando per andarci armati»,

ha dichiarato Brian Fishman, direttore della sezione di Facebook dedicata al controterrorismo e al controllo delle organizzazioni pericolose.

Ora Facebook ha scelto di monitorare con una certa severità tutti i gruppi che adoperano nei loro testi il termine “boogaloo“, un’etichetta che la destra estremista ricollega a un ipotetico ritorno alla Guerra Civile.

Considerando i crescenti dubbi che si stanno addensando sulle potenzialità nefaste che possono avere i social media sulla realtà quotidiana, non stupisce che l’azienda guidata da Zuckerberg si stia impegnando attivamente a scrollarsi di dosso il pericolo di essere ricollegata a nuove sparatorie di massa di stampo xenofobo.

Parallelamente, Facebook sta provvedendo a disattivare anche centinaia di account fasulli tunisini e curdo-iracheni, profili che si pensa servano solamente a polarizzare il popolo locale e influenzare le visioni politiche delle aree in questione.

 

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