Pensare come un dinosauro: ricostruita la parte interna del cranio di un anchilosauro

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5 Giugno

I paleontologi dell’Università di San Pietroburgo hanno creato il modello 3D virtuale più dettagliato della parte interna del cranio e dei vasi sanguigni della testa di un anchilosauro.

I paleontologi dell’Università di San Pietroburgo sono stati i primi a studiare in dettaglio la struttura del cervello e dei vasi sanguigni nel cranio dell’anchilosauro Bissektipelta Archibaldi.

L’anchilosauro poteva raffreddare il suo cervello, aveva olfatto sviluppatissimo e udiva suoni a bassa frequenza.

Era un dinosauro erbivoro in qualche modo simile all’aspetto di un moderno armadillo. La prima ricostruzione tridimensionale al computer della parte interna del cranio ha permesso di scoprire che gli anchilosauri, e in particolare Bissektipelta Archibaldi, erano in grado di raffreddare il cervello, avevano un senso dell’olfatto estremamente sviluppato e udivano suoni a bassa frequenza. Tuttavia, il loro cervello era una volta e mezza più piccolo di quello degli animali moderni della stessa taglia.

Gli anchilosauri apparvero sulla Terra nel mezzo del Giurassico, circa 160 milioni di anni fa, ed esistettero fino alla fine dell’era dei dinosauri, che si concluse 65 milioni di anni fa.

Questi animali erbivori ricordavano un po’ le moderne tartarughe o armadilli, erano ricoperti da una spessa armatura e talvolta avevano persino un bastone ossuto sulla coda. Sebbene questi fossili siano conosciuti da 20 anni, solo ora gli scienziati hanno avuto un’opportunità unica di studiare i campioni internamente usando metodi all’avanguardia.

Durante lo studio, i paleontologi hanno esaminato tre frammenti di teschi fossili dell’anchilosauro Bissektipelta archibaldi che sono stati trovati durante una serie di spedizioni internazionali URBAC (Uzbek / Russian / British / American / Canadian Joint Paleontological Expeditions) alla fine degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000 nella località di Dzharakuduk nel deserto centrale di Kyzylkum, in Uzbekistan.

Il materiale che fu raccolto momento comprende dozzine di frammenti di teschi e scheletri e centinaia di migliaia di ossa isolate. Gli scienziati li usano ancora nelle loro ricerche e affermano che sarà sufficiente per molti anni a venire. Allo stato attuale, i tre frammenti di fossili di anchilosauro provenienti dall’Uzbekistan sono conservati presso l’Istituto zoologico dell’Accademia delle scienze russa. Tuttavia, sono stati temporaneamente trasferiti per la ricerca presso il Dipartimento di Zoologia dei vertebrati dell’Università di San Pietroburgo.

Grazie allo sviluppo della tomografia computerizzata (CT) negli ultimi 15-20 anni, i paleontologi sono in grado di imparare sempre di più sul cervello dei dinosauri e sulla sua struttura

ha affermato Ivan Kuzmin, autore principale dell’articolo e studente di dottorato all’università di San Pietroburgo.

Abbiamo deciso di descrivere nuovamente Bissektipelta Archibaldi e siamo riusciti a chiarire il suo posto sull’albero filogenetico degli ankylosaurs. Una ricostruzione in 3D dell’endocranio della sua cavità cerebrale è stata effettuata utilizzando la TC. È importante capire che non stiamo studiano direttamente il cervello, ma ugualmente si traggono informazioni che indicano dove fossero le sue parti, come fossero alloggiati i vasi e i nervi.

Dopo un meticoloso lavoro che è durato tre anni, gli scienziati sono riusciti a scoprire che circa il 60% del cervello di Bissektipelta Archibaldi era occupata da bulbi olfattivi: poteva quindi vantare un senso dell’olfatto estremamente sviluppato, che probabilmente oltre ad aiutarlo nella ricerca di cibo, gli era fondamentale per accorgersi in tempo dei predatori dal momento che non era un animale molto agile e scattante.

Un’altra abilità interessante dell’anchilosauro di cui abbiamo appreso è la capacità di raffreddare il cervello in senso letterale

ha affermato Ivan Kuzmin, che prosegue

La rete di vene e arterie si è rivelata molto complicata: non andavano in una sola direzione, ma comunicavano costantemente tra loro, come un sistema di binari ferroviari. Il sangue potrebbe essere stato indirizzato in diverse direzioni ed essere stato ridistribuito, in moda da mantenere la temperatura cerebrale ottimale dell’animale.

Un’altra conclusione importante riguarda il senso dell’udito di Bissektipelta Archibaldi. I paleontologi sono riusciti a esaminare l’orecchio interno: la sua anatomia suggerisce che la frequenza dei suoni che l’anchilosauro avrebbe potuto udire era nella  gamma tra circa 300 e 3.000 Hertz, ossia la stessa che riescono a udire i coccodrilli odierni. Queste sono frequenze abbastanza basse che possono corrispondere in effetti alla dimensione relativamente grande degli ankylosaurs: sappiamo infatti, anche dallo studio degli animali odierni, che più grandi sono, più sentono suoni a bassa frequenza. Questo ha suggerito ai paleontologi che probabilmente, durante l’evoluzione, questi animali hanno aumentato la loro stazza.

 

 

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venerdì 5 giugno 2020 - 13:56
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