Upload, la recensione della serie dove l’Aldilà è in Cloud (e si paga)

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11 mesi fa

6 minuti

upload amazon prime

La recensione di Upload, la serie fantascientifica di Amazon Prime Video che quando muori puoi vivere in eterno… se hai i soldi per farlo. Creata da Greg Daniels, uno degli autori della comedy di culto The Office (la versione americana), sembra proprio essere un buon prodotto per gli orfani di Black Mirror… ma sarà davvero così?

In questa recensione di Upload andremo a vedere senza spoiler quello che la nuova serie originale di Amazon Prime Video, offre agli appassionati di sci-fi e di distopia.

Ma aver specificato il nome dell’autore non è un caso: Upload infatti è un’opera curiosa che unisce fantascienza, commedia, romance, satira sociale…

Come nella migliore delle tradizioni, si parla di un futuro non troppo lontano ma comunque abbastanza distante da poter presentare delle differenza sostanziali con il nostro presente: il 2033, un anno in cui la tecnologia si può indossare… dentro al corpo, ma soprattutto dove l’uomo ha imparato poco o niente nell’averci a che fare.

 

 

Greg Daniels – che in questi giorni è anche su Netflix con un’altra serie comedy, Space Force – decide di affrontare di petto uno dei temi più profondi della fantascienza, esplorato in milioni di opere precedenti e anche a modo suo da Black Mirror: la vita dopo la morte.

Lo fa a modo suo e con lo stile che lo contraddistingue: ironico, leggero, ma con un retrogusto di satira pungente.

Cosa succederebbe su, quando muori, tu avessi la possibilità di trasferire il tuo “spirito” in un regno virtuale?

Quando si parla di possibilità, si intende anche economica. Nessuno ha detto che la vita eterna (o quasi) sia gratis.

Ecco dunque dove sta l’“upload” in Upload: se hai i mezzi per farlo, puoi far ospitate la tua coscienza in un cloud… nel vero senso della parola, proprio come camminare sulle nuvole del Paradiso classicamente inteso.

 

 

 

 

Upload, la trama della serie tv di Amazon Prime Video

La serie ci presenta il protagonista Nathan (Robbie Amell), un bel giovanotto che ha tutto nella vita: un lavoro, una bella fidanzata, un’esistenza tranquilla… fino a quando non muore.

Non è, ovvio, uno spoiler (avevo detto che non ne avrei fatti, no?) perché come si può capire la vicenda prende avvio proprio grazie a questo evento.

Sarà la facoltosa fidanzata di Nathan, Ingrid (Allegra Edwards), a disporre il suo upload per “tenerlo in vita” anche se in modo completamente virtuale. Ecco quindi che entreremo nel curioso universo in cloud della ultralussuosa villa denominata Lakeview.

Ci divertiremo un sacco a scoprire come funziona questo aldilà a pagamento, con tutte le sue regole e le sue possibilità, a cavallo tra la SPA utopica e la multinazionale distopica.

La storia, però, ha bisogno di un po’ di pepe: come resistere alla tentazione di infilare classici ingranaggi come l’amore e il mistero?

Ecco allora che Daniels, tra una frecciatina e l’altra al sistema capitalistico e alla tecnologia pervasiva, piazza anche il romanticismo disperato e il thriller strisciante.

 

upload

 

Non appena Nathan incontra Nora (Andy Allo, da tenere d’occhio), capisce che si trova di fronte – si fa per dire – a un vero e proprio angelo.

Lei di lavoro si occupa degli uploadati e guiderà il ragazzo attraverso quello che deve… o meglio può sapere su Lakeview.

L’inghippo è che Nathan, che in teoria sarebbe morto e dovrebbe rimanersene buono, inizia a provare qualcosa per questo suo strambo e affascinante “angelo custode”.

Qualcosa che non solo non dovrebbe accadere, ma che come nella migliore delle tradizioni rischia di creare molte crepe nel perfetto sistema dell’aldilà artificiale di Upload.

Dicevamo della componente mistery? Eccoci serviti: la morte del nostro protagonista inizia, man mano che avanziamo nella trama, a sembrare sempre più sospetta, con Nathan che continua ad andare a caccia di indizi non appena la cosa iniza a puzzare di bruciato.

Anche qui, la rivelazione potrebbe far venire a galla diverse cose che dovrebbero rimanere nascoste…

 

 

 

Upload: tanti generi diversi, ma un risultato unico

Upload, proprio come anticipato, è una serie curiosa che cammina in continuo equilibrio fra diversi generi e componenti: fantascienza, comedy, romance, thriller.

Riesce a vincere la sfida oppure si rompe il collo? Sostanzialmente, porta a casa una bella vittoria.

 

 

Questo per diversi fattori: la serie non si prende mai troppo sul serio, ha una scrittura brillante, procede veloce e ha un tono leggero ma non banale.

Si mettono in campo temi importi e quanto mai attuali, dalle differenze di classe alle ingiustizie sociali, dall’abuso della tecnologia all’ignoranza umana.

Dunque accanto alla consueta voglia di Greg Daniels di fare satira e di rappresentare le assurdità umane, c’è anche una componente classica capace di appassionare il pubblico generalista: quella romantica, ovviamente impossibile e “aggravata” dal classico triangolo, con il nostro Nathan preso in mezzo dai sentimenti per una donna reale e una digitale.

Upload non fa mai prediche ma è comunque ambiziosa, portandosi a casa un buon risultato che è quello di lasciarci la voglia di vedere al più presto una seconda stagione.

La confezione è di primo livello, dal design agli effetti speciali, e la trama si mantiene avvincente, anche se leggermente dispersiva nella sua parte centrale, sviluppandosi in maniera avvincente e ben strutturata.

 

 

 

Upload VS Black Mirror

Sgombriamo la stanza dall’elefante cibernetico: qual è il rapporto fra Upload e Black Mirror?

Francamente, in alcuni momenti sembra proprio di vedere una copia in salsa comedy della creatura di Charlie Brooker, con idee uscite da lì o comunque derivative.

 

 

Un problema che viene superato proprio perché questo confronto viene oscurato dalla differenza di tono e di trama: essendo una serie tv orizzontale e non antologica, Upload cattura con la sua progressione narrativa più che con il mettere al centro “un problema tecnologico”, mentre rimane invariato lo stile british che va a “colorare” certe trovate che sanno di già visto.

Alla fine della fiera, Upload è una serie piacevole e interessante, da gustarsi tutto d’un fiato per appassionati di fantascienza e non: sarà difficile staccarsi una volta iniziata.

A questo si aggiunge l’aspetto positivo di una messa in scena di contenuti interessanti e profondi con una confezione tecnico/artistica di alto livello.

In conclusione della recensione di Uploas, se proprio vogliamo trovargli un difetto, potremmo dire che 10 episodi anche se bravi sembra un po’ troppi per quello che alla fine si va a raccontare.

Ma tutto è raccontato in maniera così ben fatta che glielo possiamo perdonare… anche e soprattutto con un ultimo episodio che ci lascia con la voglia di vederne di più.

 

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