A distanza di un mese dall’alleggerimento delle misure di controllo, la Corea del Sud si è trovata a dover gestire un nuovo focolaio di Covid-19.

La nazione asiatica ha segnalato oggi, martedì 2 giugno, la comparsa di 38 nuovi casi di coronavirus. Quasi tutti i soggetti sono di Seul e la trasmissione è perlopiù avvenuta in occasione di contatti sociali intrattenuti nella metropoli, molti in occasione di rituali religiosi.

Per quanto contenuta, la ricomparsa del virus ha fatto agitare l’intero Paese, non fosse altro perché tutti i coreani sono ben memori di come la prima ondata pandemica fosse esplosa proprio attraverso la frequentazione massiva di un culto neo-evangelista.

Il nuovo accenno di focolaio è stato immediatamente arginato, la strategia del “traccia, testa e tratta” sembra sia stata sufficiente a contenere il peggio, evitando che si rendesse necessario imporre alla capitale una quarantena coatta.

 

sala giochi a Seul

 

«Più è stringente la quarantena. più è basso il numero di nuovi casi quotidiani. Ci sono sempre tasche nascoste di infezione che sono difficili da rintracciare», ha fatto notare Lee Hoan-jong, professore emerito al Seoul National University Children’s Hospital, il quale ha anche ricordato che nessun paese può sopravvivere economicamente in un lockdown eterno.

La situazione della capitale continua nondimeno a destare preoccupazioni. Seul, centro nevralgico del Paese, è animato da infinite interazioni e a essere sotto osservazione sono le scuole, le chiese, i night club e i bar, ovvero i principali luoghi di assembramento sociale. La Corea non vuole ripiombare nell’incubo ed è pronta a reagire in tempi fulminei, esigendo però il rispetto delle regole da parte dei suoi cittadini.

Dei 38 nuovi casi, 24 erano uomini e donne che, nel pregare, avevano reputato superfluo sia l’uso delle mascherine che il distanziamento sociale.

L’applicazione delle norme sembra tanto più sommaria tanto più è vulnerabile il contesto preso in analisi. Se i luoghi di culto e i locali notturni più sviluppati sono in grado di ammortizzare il contraccolpo dovuto alla pandemia, le realtà più piccole stanno invece chiudendo un occhio per paura di essere avviluppate da un tracollo economico.

Sohn Young-rae, funzionario della Sanità che ha riportato i dati di oggi, ha ricordato che sia necessario recidere la catena di contagi che sta affliggendo l’area metropolitana, perché i timori di una seconda ondata epidemica sono concreti. «La quarantena non è opzionale e deve divenire parte della nostra vita quotidiana», ha concluso.

 

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