Riscaldamento globale: tra 50 anni la situazione sarà critica

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5 Maggio 2020

deserto

Il riscaldamento globale sarebbe a una situazione più critica del previsto e in pochi anni ci troveremo a vivere in un mondo inospitale.

Stando a una ricerca pubblicata ieri su Proceedings of the National Academy of Sciences, le attuali stime sul cambiamento climatico sarebbero eccessivamente ottimiste. I nuovi dati suggeriscono infatti che in appena mezzo secolo il 30% dell’umanità si troverà a dover fuggire da aree in via di desertificazione.

Gli esseri umani proliferano in quelle nicchie geografiche che vantano una temperatura media ambientale orbitante tra gli 11 °C e i 15 °C. Con l’attuale ritmo di emissioni di gas serra, molte regioni dell’Asia e dell’Africa vedranno tale media innalzarsi a 29 °C, una calura comparabile a quella del deserto sahariano.

 

 

Traducendo il dato climatico in conseguenze demografiche, gli scienziati coinvolti nell’indagine hanno stimato che da uno a tre miliardi di persone si troveranno a dover abbandonare le loro case, dando il via a una potenziale serie di migrazioni.

Le principali vittime di un simile disastro ambientale e sociale saranno gli indiani, seguiti a ruota dagli abitanti centro-africani e da quelli del sud-est asiatico. Aree povere del mondo che, proprio per la mancanza di risorse, sono segnate da una bassa adattabilità a questo genere di stravolgimenti atmosferici.

I numeri sono sbalorditivi. Ho letteralmente sentito la necessità di fare un ricalcolo, quando li ho visti per la prima volta. In passato ho studiato i punti critici del clima, già generalmente considerati apocalittici, ma questi dati colpiscono sul vivo e duramente. Pongono la minaccia in termini molto umani.

ha rivelato Tim Lenton, ricercatore della Exeter University e co-autore del testo.

L’indagine conclude che per attenuare il futuro problema non siano più sufficienti le riduzioni di CO2 ventilate dai paesi del G20, piuttosto sarà necessario ripensare radicalmente il modo in cui affrontiamo l’ibridazione sociale.

In sostanza, affermano, bisogna prendere atto che le nazioni più ricche saranno obbligate a sostenere economicamente quelle a sud dell’equatore o, in alternativa che dovremo tutti imparare a gestire in maniera inclusiva i flussi migratori, sedando a priori le tensioni che immancabilmente le accompagnano.

 

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martedì 5 maggio 2020 - 12:50
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