Cani e gatti bannati dalla lista degli animali commestibili in alcune città cinesi

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4 Maggio 2020

La Cina si sta muovendo per vietare il consumo di carne di cani e gatti: il mese scorso sono state due le città cinesi ad anticipare la decisione nazionale, Shenzhen seguita da Zhuhai.

Cani e gatti molto presto probabilmente non saranno più sulle tavole dei cinesi. Questo è lo scopo della proposta di legge voluta dal ministero dell’Agricoltura e degli Affari rurali, nella quale è stato stilato un elenco ufficiale di animali commestibili in cui, per la prima volta nella storia del paese asiatico, vengono esclusi cani e gatti. Rimangono invece inclusi suini, bovini, ovini, pollame.

Molti cinesi già ora non mangiano cani e gatti, comunque ne sono uccisi ogni anno per fini alimentari circa 14 milioni in Cina e 30 milioni in tutta l’Asia.

Bisogna sottolineare in ogni caso che molti cinesi già ora scelgono di non consumare questi animali ormai storicamente considerati, in quasi tutto il resto del mondo, solo da compagnia. Eppure, come riporta la BBC, ogni anno in Cina vengono mangiati circa 10 milioni di cani e 4 milioni di gatti, mentre sono 30 milioni se consideriamo tutta l’Asia.

Forse anche questa può essere annoverata tra le “buone notizie” e le azioni positive messe in atto a seguito della pandemia di COVID-19. Direte voi, ma che c’entra? Ve lo spiego subito.

A febbraio entrò in vigore il divieto di vendere e consumare carni di animali selvatici, decisione presa in conseguenza della diffusione del nuovo coronavirus che, come sappiamo, proviene molto probabilmente proprio da una mutazione di un virus presente negli animali selvatici.

Potrebbe essere stato questo il motore che ha spinto la Cina a fare un ulteriore passo avanti anche nei confronti degli animali domestici, cani e gatti appunto, la cui carne è ancora consumata, anche se da una sempre minore parte della popolazione.

Così mentre la proposta di legge a livello nazionale è passata alla fase della consultazione, in cui si posso proporre migliorie da adottare e applicare al testo attuale, alcune città si stanno muovendo autonomamente in questa direzione, come Shenzhen che ha già messo al bando il consumo e commercio di carne di cani e gatti, con una legge entrata in vigore qualche giorno fa, cioè lo scorso 1 maggio.

Nella proposta di legge viene anche chiaramente specificata la differenza tra la concezione di “bestiame” ovvero animali addomesticati e fatti riprodurre per ottenere prodotti come carne, uova e pelliccia oppure per fini medicinali e quello di “animali domestici o da compagnia”. Uno stralcio della proposta di legge dice:

Per quanto riguarda i cani, insieme al progresso della civiltà umana e all’amore per la protezione degli animali, sono stati specializzati per diventare animali da compagnia e a livello internazionale non sono considerati bestiame e non saranno regolati come tali in Cina.

una chiara e netta distinzione a livello governativo e politico su quali carni sia lecito mangiare e quali no, che arriva per la prima volta nella storia e rappresenta una svolta epocale verso una maggior tutela degli animali da compagnia che negli anni hanno acquistato uno status importante agli occhi di una grande parte della popolazione cinese

Martina Pluda, neo direttrice di Humane Society International (HSI) Italia, spera ci sia

ragione di credere che altre città della Cina continentale stiano considerando di adottare misure simili.

Pochi giorni dopo infatti è la città di Zhuhai a seguire a ruota vietando anch’essa il consumo di carne di cane, gatto e animali selvatici.

Il divieto di Zhuhai di mangiare carne di cani e gatti è una notizia elettrizzante per tutti quelli in Cina e nel mondo che hanno fatto campagne per così tanto tempo per porre fine a questo brutale commercio. Dopo il divieto di Shenzhen e la storica dichiarazione del governo che classifica i cani come animali da compagnia, speriamo che questo sia l’inizio di un effetto domino della legislazione progressista in tutta la Cina con altre città che ne seguiranno l’esempio.

Ha affermato il dott. Peter Li, specialista politico cinese presso Humane Society International.

 

 

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lunedì 4 maggio 2020 - 13:48
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