Apollo 13: la celebrazione di un fallimento terminato con successo

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12 Aprile 2020

Apollo 13

L’11 aprile di 50 anni fa partiva la missione Apollo 13: non riuscì a sbarcare sulla Luna a causa di un’esplosione ad un serbatoio dell’ossigeno ma fu possibile riportare a casa l’equipaggio sano e salvo.

La NASA celebra i 50 anni della missione Apollo 13 nota anche come a successful failure. A causa di un’esplosione all’interno del modulo di servizio la missione fu interrotta e il modulo lunare Aquarius venne utilizzato come scialuppa di salvataggio per gli astronauti. Grazie alle capacità della squadra di controllo di affrontare situazioni critiche e imprevedibili il 17 aprile dopo un viaggio estenuante e faticoso l’equipaggio fece ritorno a casa sano e salvo.

La missione Apollo 13 sarebbe stata la terza missione, dopo Apollo 11 e Apollo 12 , a sbarcare sulla Luna ma, a causa di un’esplosione del serbatoio di ossigeno all’interno del modulo di servizio che danneggiò seriamente la navicella compromettendone la disponibilità di carburante e di ossigeno, la missione fu abortita e il modulo lunare Aquarius divenne il mezzo per riportare gli astronauti sulla Terra sani e salvi.

Era l’11 aprile delle 1970 e alle ore 13:13 l’Apollo 13 decollò con a bordo il comandante James A. Lovell Jr. e i piloti John L. Swigert e Fred W. Haise, Jr.

Apollo 13

Dopo cinque minuti e trentadue secondi dal decollo il motore centrale del secondo stadio si spense improvvisamente due minuti prima del previsto.

Il problema fu identificato successivamente come effetto Pogo, una violenta oscillazione dei motori del razzo causata da sbalzi durante l’erogazione del propellente. Il computer rilevando questa forte oscillazione spense il motore centrale preventivamente per evitare danni più gravi.

Per compensare la mancanza di spinta che doveva essere data dal motore centrale gli altri quattro motori vennero mantenuti accesi bruciando un po’ più a lungo, esattamente trentaquattro secondi in più: in questo modo fu possibile portare l’Apollo 13 in un’orbita terrestre vicina a quella preventivata.

Nonostante il consumo maggiore di carburante non previsto la missione era ancora salva: ce ne sarebbe stato a sufficienza per portare il modulo oltre l’orbita terrestre e proseguire verso la Luna.

Il viaggio proseguì e la rotta venne mantenuta in maniera precisa ma, dopo 55 ore dal lancio della missione e a 321.860 chilometri dalla Terra, uno dei quattro serbatoi di ossigeno del modulo di servizio esplose.

Chiamando la squadra di controllo, il Mission Control, l’astronauta Swigert dichiarò:

Houston, abbiamo avuto un problema qui

Il corto circuito creò una scintilla che incendiò l’isolamento del cavo provocando l’esplosione del serbatoio.

Per evitarne la stratificazione infatti venne richiesto dalla squadra di controllo all’equipaggio di miscelare l’ossigeno ma all’avvio della miscelazione i cavi che portavano corrente al miscelatore andarono in corto circuito. Il corto circuito creò una scintilla che bruciò l’isolamento del cavo provocando l’esplosione del serbatoio.

L’esplosione danneggiò seriamente il modulo di servizio compromettendo la disponibilità di carburante e di ossigeno. Si decise così di interrompere la missione e portare a casa l’equipaggio in sicurezza.

Vista l’emergenza gli astronauti si trasferirono sul modulo lunare (LEM) Aquarius e utilizzarlo così per il rientro sulla Terra.

 

I problemi non erano comunque finiti.

I problemi non erano comunque finiti.  Non conoscendo l’entità del danno si decise di utilizzare il modulo lunare per il rientro ma il LEM era progettato per ospitare solo due persone per due giorni: l’equipaggio era formato da tre persone e il rientro sarebbe durato ben quattro giorni.

I filtri dell’anidride carbonica non erano sufficienti per sostenere il carico di lavoro richiesto e quelli di ricambio presenti nel modulo di comando e di servizio non erano compatibili con quelli del LEM.

 

Con l’ingegno, la professionalità e le capacità dei tecnici e della squadra di controllo della missione a terra fu  possibile portare a casa gli astronauti.

 

Dalla Terra i tecnici istruirono gli astronauti su come costruire un adattatore con i materiali presenti nella navicella.

 

Apollo 13

 

L’equipaggio giunse sano e salvo sulla Terra ammarando nell’Oceano Pacifico alle 13:07 17 aprile, dopo un volo durato cinque giorni, 22 ore e 54 minuti.

La NASA vuole ricordare come le persone e le procedure innescatesi in un caso di emergenza e imprevedibile come quello che caratterizzò la missione Apollo 13 siano state di fondamentale importanza per il ritorno in sicurezza dell’equipaggio. Procedure da tenere presente e applicare anche per le future missioni come l’imminente missione Artemis.

 

 

 

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domenica 12 aprile 2020 - 21:48
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