L’industria del tabacco vuole usare le piantagioni per curare il coronavirus

1 Aprile 2020

I produttori di sigarette stanno impiegando i loro scienziati per trovare nelle foglie di tabacco un vaccino per il coronavirus.

La londinese British American Tobacco (BAT) – produttrice di sigarette quali Lucky Strike, Dunhill, Rothmans e Benson & Hedges – ha annunciato oggi, mercoledí 1 aprile, di essere al lavoro su un potenziale vaccino per Covid-19. Stando alle stime fornite, l’industria dovrebbe essere in grado entro giugno di produrre da una a tre milioni di dosi alla settimana.

Il vaccino sarebbe sviluppato con intenti non-profit nei laboratori del Kentucky BioProcessing, un’azienda sussidiaria di BAT. Stando al comunicato, i ricercatori hanno clonato una parte della sequenza genetica del virus e sviluppato antigeni direttamente nelle piante. Una volta raccolte le foglie, gli antigeni sono stati estratti e purificati, generando una formula capace di essere conservata a temperatura ambiente.

 

piantagione tabacco

 

Il siero sarebbe ora in una fase di test pre-clinici, ma l’azienda si dimostra ottimista e inizia a chiedere il sostegno delle agenzie governative, così che la produzione possa iniziare in tempi stretti. Allo stesso tempo, il comunicato rilasciato condivide i toni entusiasti della comunicazione pubblicitaria, citando di sfuggita le potenzialità “non combustibili” delle piante che da sempre sono sinonimo di sigarette.

Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala i fumatori come soggetti a rischio nello sviluppo del coronavirus, le lobby del tabacco cercano così di reinventare la propria immagine. Oltre a BAT, infatti, anche Philip Morris International sta sfruttando le sue piantagioni per ricercare vaccini che, pur rimanendo riconoscibili dall’organismo, si basino su virus impossibilitati a moltiplicarsi nel corpo umano.

I risultati ottenuti a oggi destano comunque qualche perplessità. Nel 2014 Kentucky BioProcessing aveva già provato a creare un medicinale per il virus ebola, lo ZMapp, ma la ricerca non è mai uscita dal laboratorio, così come non ha mai ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

 

 

Aree Tematiche
Medicina News Scienze
Tag
mercoledì 1 aprile 2020 - 19:19
Edit
LN Panic Mode - Premi "P" per tornare a Lega Nerd